La ceo di Commerzbank Bettina Orlopp apre alla trattativa con Unicredit a patto che l’ops sia corretta e venga messo sul tavolo un premio. Questo è il messaggio lanciato dalla banchiera mercoledì 20 all’assemblea della banca tedesca a Francoforte.
«Restiamo disponibili al dialogo, a condizione che vi sia una reale volontà di discutere i punti da noi sollevati», ha spiegato Orlopp ai 1.030 azionisti (il 41,8% del capitale) riuniti al RheinMain Congress Center di Wiesbaden. Se ci sarà «il chiaro intento di offrire ai nostri azionisti un premio interessante e un piano che tenga conto dei fattori di successo del nostro modello di business e della nostra strategia di innovazione», ha aggiunto, «in tal caso, siamo pronti a sederci al tavolo».
Orlopp si è anche concentrata sui risultati finanziari raggiunti sotto la scalata: «Ci concentriamo sui nostri clienti e otteniamo così risultati record. Creare valore, valore per voi, nostri azionisti, ma anche per i nostri clienti e per i nostri collaboratori. E in questo stiamo procedendo più rapidamente di quanto avessimo previsto solo un anno fa. Per questo motivo, poco meno di due settimane fa, con la nostra strategia Momentum 2030 abbiamo potuto illustrare obiettivi ancora più ambiziosi e un percorso di crescita accelerato», ha spiegato la banchiera parlando all’assemblea in corso.
Per ora comunque Orlopp – che continua a bollare l’approccio di Piazza Gae Aulenti come «fortemente aggressivo» – rimane molto contraria all’offerta: «Vi consigliamo di non accettare l'offerta di Unicredit, che «non riflette il valore intrinseco di Commerzbank», si basa su un piano «vago e con rischi significativi» e offre meno valore della strategia stand alone dell'istituto tedesco.
Orlopp ha inoltre stimato che l’impatto negativo dei piani di Unicredit sui ricavi di Commerzbank «supererebbe nettamente il miliardo». E anche in caso di fusione «le perdite di redditività sono state notevolmente sottovalutate, il potenziale di riduzione dei costi è stato stimato in modo troppo ottimistico e gli oneri di ristrutturazione sarebbero in realtà molto più elevati».
Ai soci si è rivolto anche il presidente di Commerzbank ed ex numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann: «La nostra raccomandazione è chiara: non accettate l’offerta di Unicredit», ha esordito il banchiere ribadendo che i soci dell’istituto di Francoforte, «come azionisti di Unicredit», si troverebbero «in una posizione economica nettamente peggiore rispetto a quella che» avrebbero «in base alla partecipazione diretta in una Commerzbank indipendente. È evidente che l’operato di Unicredit, costantemente privo di coordinamento, e la sua ripetuta comunicazione fuorviante hanno compromesso in modo significativo le basi per una collaborazione costruttiva e basata sulla fiducia - ha puntualizzato Weidmann -. Anche le relazioni fondamentali di Commerzbank, basate sulla fiducia e sull’affidabilità, e la motivazione dei collaboratori sono gravemente minacciate».
Chi aderisce all'offerta secondo Weidmann si espone così a «rischi considerevoli», tra cui «l’elevata esposizione ai titoli di Stato italiani, una quota nettamente più elevata di asset in sofferenza e un'attività in Russia ancora significativa». Critiche in buona parte strumentali visto che oggi per l’Italia non c’è un rischio paese mentre dalla Russia Unicredit sta uscendo definitivamente proprio in queste settimane cedendo le attività a un soggetto emiratino.
L’assemblea dovrà votare bilancio, dividendo e remunerazioni, ma l’attenzione è tutta concentrata sulla scalata dell’istituto italiano, che nelle ultime ore ha superato il 40% tra azioni e derivati (è al 42% al netto delle azioni proprie).
L’affluenza all’assise, è molto elevata con oltre cinquemila richieste ricevute dalla banca tedesca. Da subito sono scattate vivaci proteste contro la scalata di Unicredit. Molti soci indossano una felpa con la scritta «We own yellow», riferita al colore del logo di Commerzbank, per testimoniare lo stretto legame con l'istituto. Altri cartelli sono ancora più espliciti e recitano «Unicredit go away». «Noi siamo la banca - forte e indipendente», «#NOMerger NOrcel», altri messaggi di alcuni dipendenti sui manifesti della mobilitazione.
«Per noi è chiarissimo, non possiamo fidarci di quest'uomo», ha tuonato Frederik Werning, segretario sindacale della sigla Verdi e membro del consiglio di sorveglianza della Commerzbank, a proposito di Orcel, a margine di una protesta stamani davanti all'assemblea. «Siamo molto preoccupati se riuscirà a portare a termine i suoi piani», ha aggiunto.
«I dipendenti di Commerzbank non vi vogliono, la politica tedesca non vi vuole, i clienti di Commerzbank non vi vogliono. Quando lo capirete?», sono invece le parole di Dirk Mumot, presidente del comitato aziendale dell'area della Ruhr, conclude, parlando in italiano, il suo intervento. Rivolgendosi direttamente alla banca italiana e a Orcel, Mumot invita a trovare altre strade da percorrere: «Andate via - rincara -. Lasciateci far crescere Commerzbank senza di voi».
Unicredit comunque non partecipa all’assemblea, pur essendo largamente il primo socio di Commerz. La scelta viene giustificata sia da motivazioni tecniche (la quota è in continua evoluzione tra partecipazione diretta e indiretta), sia per ragioni di opportunità viste le forti frizioni con la target e le istituzioni tedesche.
Nelle ultime ore Piazza Gae Aulenti ha aumentato ulteriormente la propria partecipazione nell’istituto target: secondo gli ultimi dati Bafin, ha in mano il 26,77% in azioni cui aggiungere il 10,7% in derivati regolati esclusivamente in contanti esclusivamente in contanti (e che, quindi, non prevedono la consegna di ulteriori azioni) mentre un restante 3,22% è legato a total return swap. Tra le possibili controparti si fa il nome di Jefferies, che negli ultimi giorni ha creato una partecipazione indiretta superiore all’11% in Commerz.
La soglia del 50% più un’azione, che segnerebbe il controllo assoluto, «si avvicina sempre di più», hanno commentato gli analisti di Mediobanca. «Oggi sarebbe sufficiente che gli azionisti apportassero all’offerta un ulteriore 8-9%», mentre la probabilità che il gruppo milanese «riesca a raggiungere il controllo con l’offerta attuale è in aumento».
Le adesioni all’ops procedono a rilento anche perché il concambio offerto di 0,485 azioni Unicredit per ogni azione dell’istituto tedesco è ancora a sconto di oltre il 5%. Ma, a poco meno di un mese dalla chiusura dell’offerta, la partita resta aperta. Se Piazza Gae Aulenti non ci sarà, dovrebbero invece partecipare all’assise i grandi soci a partire dallo Stato tedesco (12,11%), BlackRock (5,1%) e Nomura (2,24%). (riproduzione riservata)