«Su Commerzbank siamo in una posizione win-win: vinciamo comunque vada l’ops. Con Generali saremo più efficienti insieme, il dialogo industriale con Donnet è molto promettente, ma non saliremo oltre il 10%. Nel riassetto siamo vicini a Delfin, azionista storico e cliente a cui dobbiamo molto».
Andrea Orcel batte le attese del mercato e alza le stime di crescita per l’anno a 11 miliardi di utile. La borsa lo ha premiato con un rialzo del 7,1% in quattro sedute. Ma il banchiere romano non si ferma e in questa intervista a ClassCNBC anticipa le prossime mosse.
Domanda. Orcel, partiamo dai numeri. Gli utili del primo trimestre hanno toccato i 3,2 miliardi, il 20% sopra le attese. Avete anche rivisto al rialzo gli obiettivi per fine anno. Cosa è successo in questi mesi?
Risposta. Questo è il 21° trimestre consecutivo di risultati record. Abbiamo fatto meglio delle attese praticamente su tutte le linee: ricavi, margine di interesse, commissioni, assicurazione e contributo delle partecipazioni, in particolare Commerzbank e Alpha Bank. Anche i costi sono stati migliori del previsto. Il nostro cost/income è migliorato al 33,4% e il ritorno sul capitale è vicino al 26%. È la dimostrazione che la trasformazione iniziata nel 2021 continua a dare risultati sostenibili e superiori alla media del settore.
D. Tutti cercano di capire come ha fatto.
R. Innanzitutto, puntando sulle persone. Di solito il management fa scendere le strategie dall’alto. Io ho fatto il contrario. Ho dato la parola ai nostri colleghi e ho chiesto loro che cosa non funzionasse, dai processi alla strategia, e come avrebbero cambiato le cose. Poi ho dato loro il potere di farlo. E abbiamo allineato gli interessi delle prime tre linee di management con un forte piano di incentivi. Unicredit aveva un grande potenziale, si trattava di liberarlo. Così è nato il nostro piano Unlocked, che ora è diventato Unlimited.
D. Alzate le previsioni con una guerra in corso. Cosa vi da questa fiducia?
R. Le azioni con cui abbiamo cambiato la banca ora ci consentono di assorbire quello che succede sul piano geopolitico e macroeconomico. Abbiamo diverse linee di difesa: 1,7 miliardi di overlay sul credito, coperture migliorate e costi che continueranno a scendere. Abbiamo quindi varie leve da attivare se ci fossero altre eventuali pressioni esterne. Sulla base di quello che vediamo oggi riteniamo di poter raggiungere almeno 11 miliardi di utile netto nel 2026, e confermiamo anche gli obiettivi al 2028 e al 2030. Ovviamente monitoriamo il contesto: se lo scenario dovesse peggiorare in modo significativo, rivaluteremo la situazione, ma ora non pensiamo sia necessario.
D. La Bce prevede inflazione più alta e crescita più debole. Sembra pronta ad alzare i tassi a giugno. Cosa cambierà per voi.
R. Mi aspetto un impatto minore rispetto a quanto avvenuto nel 2022 con l’invasione dell’Ucraina. Allora avevamo crescita più lenta, inflazione elevata e tassi in rialzo. Per le banche non fu necessariamente uno scenario negativo. Nel nostro caso, se i tassi dovessero salire e la crescita rallentare, potremmo vedere una dinamica commerciale un po’ meno brillante, quindi volumi più bassi, ma margini più alti sul margine di interesse. Pensiamo quindi a un effetto sostanzialmente neutro sul net interest income. Potrebbe esserci qualche impatto sulle commissioni, ma abbiamo altre leve - a partire dai costi ancora in discesa - che ci consentono di compensare. Quando mettiamo tutto insieme, riteniamo di poter continuare a dare agli azionisti quello che si aspettano.
D. Siete impegnati su tanti fronti. L’ops su Commerzbank è partita martedì, quali saranno i prossimi passi?
R. Abbiamo lanciato questa offerta per sbloccare una situazione di totale mancanza di dialogo e di ascolto dall’altra parte. Non ci siamo riusciti, perché dopo appena due riunioni di circa un’ora, hanno deciso di restare sulle loro posizioni.
D. Il management tedesco sostiene che non ci sia un vero premio e che il vostro piano rischi di smantellare la banca.
R. Noi riteniamo che il premio esista, considerando che il titolo Commerzbank è salito di circa il 20% dopo il nostro investimento. Ma soprattutto per noi è una situazione win-win. Se restiamo sotto la soglia di controllo, che è lo scenario più probabile, continueremo ad avere ritorni molto importanti da un investimento che già oggi contribuisce ai nostri risultati. Se Commerzbank farà meglio, perché migliorerà il piano industriale, ne beneficeremo ancora di più. Se dovesse fare peggio, abbiamo una copertura di opzioni put che ci permette di non essere preoccupati. Se, invece, arriveremo al controllo, abbiamo già spiegato che il nostro piano Unlocked creerebbe molto più valore rispetto a quello attuale, Momentum.
D. Quindi nessuna intenzione di smontare Commerzbank?
R. Assolutamente no. Non è uno smantellamento, ma una rifocalizzazione su Germania e Polonia. Noi riteniamo che Commerzbank si stia spostando verso attività internazionali più rischiose, mentre crediamo che ci sia molto più valore da estrarre dal business domestico e regionale. È una logica industriale molto chiara.
D. Che segnali arrivano dal governo tedesco?
R. Credo che in questo momento stia soprattutto osservando quello che succede tra noi e Commerzbank. Alcune componenti del governo si sono dimostrate più aperte al dialogo e più disponibili a valutare quello che proponiamo.
D. In Italia siete saliti vicino al 10% di Generali. Qual è il vero obiettivo?
R. Dal punto di vista economico, la nostra esposizione finanziaria netta è significativamente inferiore al 2%. Abbiamo ridotto il rischio tramite derivati, mantenendo però le azioni, e quindi i diritti di voto. Lo abbiamo fatto perché volevamo ridurre il rischio senza creare volatilità sul titolo e perché, come ha evidenziato anche Philippe Donnet (il ceo di Generali), il nostro dialogo industriale é molto promettente su assicurazione, asset management e altre aree dove, cooperando, potremo ridurre i costi e diventare più efficienti insieme.
D. Ma per stringere accordi commerciali vi serve avere una quota così alta? Pensate di salire oltre il 10%?
R. In questo momento, non c’è alcun piano per andare oltre. Per noi è un investimento finanziario. Quando lei dice «a cosa serve il 10%», dobbiamo considerare che in Italia c’è molta volatilità. Generali per noi è un partner, ed essere in posizione di difendere una collaborazione che per noi genererebbe molto valore è importante. Quindi, se abbiamo un’esposizione netta inferiore al 2%, che ci da la capacità di aiutare altri azionisti a mantenere la stabilità della compagnia, per noi è un positivo.
D. Parlando di altri azionisti, in Generali sopra di voi ci sono solo Mediobanca e Delfin. Voi appoggiate Leonardo Maria del Vecchio nella acquisizione delle quote dei fratelli. Nella risistemazione potrebbero entrare le partecipazioni finanziarie, in particolare Mps e Generali. Qual è il disegno?
R. Questo lo dovrebbe chiedere a loro. Delfin è un cliente molto importante e un azionista storico di Unicredit. Gli dobbiamo molto e gli siamo vicini, ma le decisioni strategiche spettano a loro.
D. Ultima domanda: gli 11 miliardi di utili a fine anno sono il nuovo target minimo?
R. Noi diciamo 11 miliardi o più. Per parlare del «più» è ancora presto, ma sugli 11 miliardi siamo fiduciosi di arrivarci. (riproduzione riservata)