Commerzbank gela Unicredit sull’ops: nessun accordo amichevole per l’integrazione
Commerzbank gela Unicredit sull’ops: nessun accordo amichevole per l’integrazione
La banca tedesca cita diverse discussioni costruttive. Ma la posizione non cambia: il deal non crea valore per gli azionisti

di Luca Gualtieri  07/04/2026 16:19

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Commerzbank ha avuto diversi confronti con Unicredit per discutere l’ipotesi di un’integrazione, ma la posizione della banca tedesca non cambia: «allo stato attuale, non esistono le condizioni per un’operazione capace di generare valore».

In una nota diffusa martedì 7 aprile, Commerz sottolinea che «non è attualmente evidente una soluzione concordata» e mette in discussione alla radice l’impianto dell’offerta, giudicata insufficiente rispetto alle prospettive della banca in autonomia. Le parole suonano come una stroncatura dell’ops lanciata lo scorso 16 marzo da Unicredit per superare il 30% dell’istituto tedesco. L’offerta partirà a maggio, subito dopo l’assemblea chiamata a deliberare l’aumento di capitale propedeutico all’operazione.

La banca tedesca «respinge categoricamente l'affermazione secondo cui Commerz si starebbe rifiutando di avviare un dialogo costruttivo con Unicredit in merito a un'operazione che crei valore» sottolineando che vi sono state «diverse discussioni costruttive», l'ultima delle quali immediatamente prima dell'ultima offerta ufficiale del gruppo guidato da Andrea Orcel.

«Inoltre – continua la nota - le precedenti azioni e pubblicazioni di Unicredit sono state ripetutamente effettuate senza previa consultazione con Commerzbank. Questo approccio ostacola significativamente lo sviluppo della fiducia reciproca necessaria per la buona riuscita della transazione».

Un passaggio previsto dalle regole

In Germania, come nel resto dell’Unione europea, quando viene lanciata un’offerta pubblica, il management della società target è tenuto a esprimere una valutazione motivata sull’operazione. Il comunicato di Commerzbank si colloca dentro questo quadro informativo.

Il nodo centrale sollevato riguarda la creazione di valore: secondo Francoforte, gli elementi illustrati dal gruppo italiano «non hanno dimostrato un potenziale sufficiente di creazione di valore per gli azionisti».

In particolare, viene evidenziato come «una parte significativa del potenziale indicato non si basa sulla combinazione dei due istituti» e possa quindi essere realizzata «in modo indipendente» dalla stessa Commerzbank, senza assumere i rischi connessi a una fusione.

A questo si aggiunge il tema del prezzo. Nel comunicato si sottolinea che Unicredit avrebbe confermato «di non vedere attualmente margini per un premio di mercato necessario o per un miglioramento dei termini dell’offerta pubblica», elemento che pesa in modo decisivo nella valutazione complessiva.

Strategia autonoma e margini futuri

Nel respingere l’offerta, Commerzbank rilancia sulla propria strategia standalone, definita come già «creatrice di valore» e caratterizzata da «un momentum operativo sostenibile». La banca ribadisce l’intenzione di proseguire lungo questo percorso, anticipando un aggiornamento al rialzo dei target finanziari.

Resta formalmente aperta la porta a eventuali sviluppi, ma solo a condizioni stringenti: la banca si dichiara disponibile a valutare proposte che «creino valore concreto per azionisti e stakeholder». Per ora, tuttavia, la presa di posizione — obbligata sul piano normativo ma sostanzialmente negativa nei contenuti — segna un raffreddamento evidente dell’operazione e complica il percorso verso una possibile integrazione tra Milano e Francoforte. (riproduzione riservata)