Dopo mesi di resistenze, il primo segnale di apertura arriva direttamente dai vertici di Commerzbank. Il presidente del consiglio di sorveglianza, Jens Weidmann, invita infatti Unicredit ad avviare un confronto con il management della banca tedesca, riconoscendo implicitamente che il nuovo equilibrio dell'azionariato impone l'apertura di una fase diversa rispetto a quella dello scontro pubblico che ha accompagnato l'ascesa del gruppo guidato da Andrea Orcel.
«Il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza hanno ripetutamente ribadito la loro disponibilità» ad avviare colloqui, afferma Weidmann in un'intervista all'Handelsblatt. «Anche se avremmo preferito il contrario, le posizioni della maggioranza alla prossima assemblea generale sono chiare», aggiunge, facendo riferimento al peso ormai raggiunto da Unicredit nel capitale dell'istituto. «Ora si tratta di definire i punti chiave per dipendenti, azionisti e clienti della banca attraverso discussioni costruttive».
Le dichiarazioni rappresentano il primo riconoscimento pubblico, da parte del vertice di Commerzbank, che la presenza di Unicredit non può più essere considerata quella di un semplice investitore finanziario. Dopo il successo dell'offerta pubblica di scambio, le autorizzazioni regolamentari già ottenute e la futura conversione delle posizioni in derivati, il gruppo italiano arriverà infatti a detenere una partecipazione prossima al 50% del capitale, considerando anche l'effetto della cancellazione delle azioni proprie acquistate dalla banca tedesca.
L'apertura di Francoforte si inserisce in un quadro politico profondamente cambiato rispetto ai mesi scorsi. Anche il cancelliere Friedrich Merz ha infatti attenuato i toni, chiarendo che il governo federale non intende bloccare in linea di principio l'operazione. «Non stiamo impedendo questa fusione e non abbiamo mai cercato di farlo», ha dichiarato durante la conferenza stampa estiva, pur ribadendo di non condividere «il modo in cui Commerzbank è stata avvicinata» da Unicredit.
Merz ha ricordato che la struttura proprietaria di una società quotata è una decisione che spetta agli azionisti e non al governo e ha riconosciuto che l'Europa ha bisogno di gruppi bancari di dimensioni sufficienti per competere a livello internazionale. Allo stesso tempo, però, Berlino considera Commerzbank un istituto strategico per il finanziamento delle pmi e intende verificare quale sarà il modello industriale del gruppo italiano.
Il governo tedesco conserva ancora una partecipazione superiore al 12%, retaggio del salvataggio pubblico del 2009, e proprio questa quota potrebbe diventare lo strumento con cui negoziare le condizioni dell'integrazione. Sul tavolo ci sono la continuità del credito alle piccole e medie imprese, la tutela dell'occupazione, il mantenimento del marchio Commerzbank, della quotazione e del ruolo di Francoforte come principale centro operativo. Più che tentare di fermare l'operazione, l'esecutivo sembra ormai orientato a influenzarne contenuti e modalità.
Anche il dialogo tra i vertici delle due banche sembra destinato a partire. Secondo Bloomberg, Andrea Orcel e l'amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, dovrebbero tenere una videocall subito dopo il 6 agosto, quando l'istituto tedesco presenterà i risultati del secondo trimestre. Non è attesa una svolta immediata, ma sarebbe il primo confronto diretto dall'esito dell'ops e potrebbe rappresentare l'inizio di una trattativa più ampia con il coinvolgimento del governo federale e delle rappresentanze dei lavoratori.
Unicredit affronta questa nuova fase forte di risultati superiori alle aspettative. Nel secondo trimestre il gruppo ha registrato ricavi per 6,52 miliardi di euro, in crescita del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, e un utile netto di 2,91 miliardi, confermando la capacità di aumentare redditività e generazione di capitale mentre porta avanti il progetto di espansione in Germania.
Intervistato da Class Cnbc, Orcel ha spiegato che il successo dell'ops è dipeso da due fattori. Da una parte, il prezzo di Commerzbank incorporava già, secondo il banchiere, un premio speculativo legato alle aspettative di consolidamento. Dall'altra, l'offerta in azioni ha consentito agli investitori di partecipare anche al potenziale incremento di valore del gruppo risultante dall'operazione, rendendo più interessante l'adesione rispetto a un'offerta interamente in contanti.
Resta ora da completare il percorso autorizzativo presso la Banca centrale europea per superare la soglia del 30% detenuta direttamente, un passaggio che Orcel ritiene possa arrivare nell'arco di tre-sei mesi. Da quel momento la posizione finanziaria costruita da Unicredit potrà tradursi pienamente in una nuova configurazione della governance.
Le parole di Weidmann segnano comunque un passaggio politico e industriale rilevante. Dopo una lunga fase caratterizzata da contrapposizione e diffidenza, il maggiore azionista di Commerzbank viene ormai considerato un interlocutore con cui discutere il futuro della banca. Il confronto resta complesso e coinvolgerà governo, management e sindacati, ma il baricentro della partita si è ormai spostato dall'opposizione all'apertura di un negoziato sulle condizioni dell'integrazione. (riproduzione riservata)