Nell'intervista che Roberto Sommella ha fatto, e riportato su MF-Milano Finanza ora in edicola, alla premier Giorgia Meloni, che ha avuto un'amplissima, straordinaria diffusione e numerosi commenti, la presidente, dopo avere ricordato che il governo non è parte attiva delle dinamiche di mercato che riguardano il sistema bancario, ha messo tuttavia in evidenza il particolare contributo dell'esecutivo stesso al risollevamento del Montepaschi da una condizione agonizzante alla piena salute. Si è poi augurata che i processi di aggregazione in corso conducano a un settore bancario più solido e concorrenziale, con benefici per imprese e famiglie.
Si tratta di una posizione corretta del governo, distinto nettamente, ma non distante, che non ha manie di super gestione o comunque dirigistiche, donde si ricava il pieno rispetto della Banca d'Italia e delle sue specifiche funzioni, in particolare nel consolidamento. Una variante, tuttavia, si riscontra a proposito del futuro del Monte dei Paschi, essendosi la presidente augurata che il secolare istituto non finisca smembrato perdendo il proprio nome e la propria identità. È solo un augurio, si potrebbe dire, ma si tratta di un auspicio non di un quisque de populo, bensì della presidente del Consiglio che, prima, ha tenuto a sottolineare, come sopra accennato, il ruolo del governo nel salvare di fatto il Monte. A questo proposito, al di là della fondatezza o no dell'augurio, bisogna ricordare che un'operazione con una Offerta pubblica è stata promossa da Intesa Sanpaolo sulla banca in questione e il relativo iter è in via di definizione; essa poggia su di un progetto che vede la compartecipazione di Bper.
Sulle aggregazioni valgono le puntualizzazioni contenute nel discorso del governatore Fabio Panetta all'assemblea dell'Abi del 15 luglio. Le aggregazioni, si ricava dal predetto discorso, rafforzano gli intermediari e il sistema; vanno giudicate per il sostegno a imprese e famiglie, per la qualità dei servizi offerti. Ma non è automatico che si verifichino questi risultati positivi: molto dipende dalla solidità patrimoniale del nuovo soggetto, dai piani industriali, dai modelli aziendali, in particolare per l'erogazione del credito. Insomma, devono essere osservate le norme e gli indirizzi della Vigilanza nonché i criteri, come quello della sana e prudente gestione, per avere così banche più forti senza però indebolire pluralismo e concorrenza, anzi con quest'ultima da rafforzare ancora. Il resto, ha detto Panetta, spetta alle dinamiche del mercato e alle decisioni degli azionisti.
Non vi è dubbio che Intesa abbia ben presente - e lo consideri certamente fondamentale nel suo piano - il valore indiscutibile della storia e della identità del Monte con quel che ne consegue. Adesso, però, lanciata l'Offerta, è quanto mai opportuno che a essa si risponda, se lo si vuole e si è in grado, solo con strumenti di mercato, senza interferenze, a meno che si pensi di attivare specifiche norme che, però, per esempio nel caso del golden power, hanno già dovuto subire dei ridimensionamenti, al di là dell'aderenza o no al caso concreto.
Del resto, sarebbe strano invocare il mercato nel caso Unicredit-Commerzbank e dimenticarsene subito dopo, a proposito di vicende italiane. Le risposte della presidente alla prima parte della domanda di Sommella, pienamente condivisibili, possono e debbono trovare uno sviluppo coerente nella seconda parte. (riproduzione riservata)