Il Giappone punta a trasformare radicalmente il proprio sistema energetico grazie alle celle solari a perovskite (psc), una tecnologia considerata decisiva per il futuro delle energie rinnovabili. Più leggere, flessibili e facili da adattare rispetto ai tradizionali pannelli in silicio, queste celle potrebbero rendere molto più semplice produrre elettricità all’interno delle città, superando il problema della scarsità di spazio disponibile. Rappresentano inoltre un’alternativa al nucleare, priorità strategica del governo nipponico dal disastro di Fukushima del 2011.
Nel nuovo piano energetico nazionale, si legge in un dettagliato approfondimento sul sito ufficiale del Japan Energy Summit (in programma a Tokyo dal 26 al 28 maggio 2027), il ministero dell’Industria giapponese ha deciso di dare priorità assoluta alle psc. L’obiettivo è sviluppare, entro il 2040, impianti in grado di generare complessivamente 20 gigawatt di elettricità, una quantità pari a quella prodotta da circa 20 grandi centrali nucleari. Il progetto rientra nella strategia con cui il Paese vuole raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Uno dei principali punti di forza del Giappone è la disponibilità delle materie prime necessarie. Il Paese è infatti il secondo produttore mondiale di iodio, un elemento indispensabile per realizzare le celle a perovskite. Questo permetterebbe di creare una filiera interamente nazionale, riducendo la dipendenza dall’estero e aumentando la sicurezza economica e industriale.
Per molti anni il Giappone è stato uno dei leader mondiali nella produzione di pannelli solari, ma la concorrenza dei produttori cinesi, sostenuti da forti incentivi pubblici, ha ridotto la quota giapponese a meno dell’1% del mercato.
Oggi il governo ritiene però che la tecnologia psc possa consentire al Paese di tornare competitivo. Aziende come Sekisui Chemical (quotata alla borsa di Tokyo) stanno già sviluppando nuovi moduli destinati a essere commercializzati su larga scala nel prossimo decennio.
Il sostegno finanziario del governo giapponese rappresenta un’iniziativa ampia e articolata su più livelli. L’impegno prevede circa 157 miliardi di yen (1 miliardo di dollari) di sussidi diretti destinati a grandi aziende come Sekisui Chemical per aumentare la produzione.
A questi si aggiungono 60 miliardi di yen (400 milioni di dollari) già investiti in precedenza in ricerca e sviluppo, oltre a ulteriori 15 miliardi di yen stanziati per la ricerca sulle celle solari a perovskite tra il 2023 e il 2025.
Le celle a perovskite si distinguono dai pannelli tradizionali soprattutto per la loro leggerezza e versatilità. Possono essere piegate, applicate a superfici irregolari e integrate facilmente negli ambienti urbani.
In futuro potrebbero essere installate sulle pareti degli edifici, sui vetri delle finestre, sui tetti delle automobili o persino sui lampioni stradali. In un Paese densamente popolato come il Giappone, dove è difficile trovare grandi aree libere per costruire centrali solari, questa caratteristica è considerata fondamentale. (riproduzione riservata)