Si spera che negli Usa, visto il risultato del voto, la straordinaria megalomania trumpiana sulla prossima età dell'oro degli Stati Uniti e le pagliacciate sul tycoon «mandato da Dio per salvare il mondo» siano terminate e, con il successo dei Democratici, si affrontino innanzitutto i problemi che più direttamente riguardano il presidente e i suoi familiari.
Si premette che al primo posto si colloca un’organica strategia antinflazionistica, la quale naturalmente esige che si operi su diversi tasti della politica economica e di finanza pubblica ma anche che si affrontino i problemi indotti dai dazi e dai tagli alla sanità.
Ora dai Democratici ci si attende pure, benché si abbiano presenti tutte le difficoltà che si incontreranno, che si affronti il problema della regolamentazione della creazione e dell'applicazione dell'intelligenza artificiale che Trump non ha voluto adottare, anche per favorire quel gruppo di tecnocapitalisti e oligarchi alla testa delle principali big tech che si sono finora inchinati a lui, con Elon Musk in prima fila come grande finanziatore del Gop.
Strettamente legato a questo problema è quello dei data center, che in diversi Stati vedono la reazione negativa della popolazione, in specie nel Texas, perché presentano un acuto problema di consumo di acqua ed energia in genere, oltre che di occupazione del suolo con la conseguenza di forti rincari delle relative bollette.
Qui ricorrono due opposti aspetti: il valore, come lo definiscono alcuni, degli Stati che ospitano questi centri e la necessità di evitare aggravi straordinari del costo delle utenze; ma anche, alla lunga, problemi per la salute della popolazione residente a causa delle emissioni.
Ma poi vi è la parte che più direttamente riguarda Trump: l'America dello Sherman Act (la prima legge antitrust al mondo del 1890) e del Glass Steagall Act del 1933 (alla base della normativa bancaria statunitense) non può essere il Paese che tollera i conflitti di interesse e le incompatibilità degli eletti alle cariche pubbliche.
Perciò è in preparazione un progetto che fa divieto a chi ricopre cariche pubbliche di intervenire in borsa per la compravendita di titoli nonché di ricevere denaro da governi e autorità stranieri e, prima ancora, impone che i beni posseduti da un eletto siano posti, a partire dall'assunzione della carica, in un fondo cieco.
Andrebbe altresì vietata la possibilità di emettere criptovalute o altri strumenti finanziari. Bisognerebbe poi valutare in quale misura la disciplina di incompatibilità, conflitti di interesse e operazioni correlate debba riguardare anche i familiari di colui che ha una carica pubblica qualora siano legati a quest'ultimo, in specie se con vincoli azionari. Una normativa di carattere generale anticorruzione appare sempre più necessaria.
Diverse di queste previsioni legislative sono vigenti in Paesi dell'Unione Europea, a partire dall’Italia. È assurdo, anzi spiegabile soltanto con i deteriori impatti del trumpismo, che nel Vecchio Continente in questa materia si sia più avanti degli Stati Uniti, che in campo finanziario e borsistico nel passato hanno avuto spesso il ruolo del battistrada. L'apertura di questo fronte è dunque la prima prova del modo in cui i Democratici, pur in presenza di notevoli ostacoli, faranno fruttare il loro successo elettorale. (riproduzione riservata)