L’evoluzione demografica, con il progressivo aumento della speranza di vita, rende sempre più necessario affiancare al welfare pubblico strumenti integrativi nei settori della previdenza e della sanità. Un'esigenza che riguarda sia il rischio di una pensione insufficiente sia quello della perdita di autosufficienza in età avanzata. Giovanni Liverani, presidente dell’Ania, ricorda che «sono passati oltre 20 anni dall'introduzione della previdenza complementare, ma solo meno del 40% dei lavoratori dipendenti ha un piano pensione». Per quanto riguarda la sanità, sottolinea ancora Liverani, «tutti vogliamo vivere a lungo, ma oggi l'invecchiamento coincide spesso con la perdita di autosufficienza. Abbiamo già 3,8 milioni di persone anziane non autosufficienti in Italia».
Tutto questo porta al sovraccarico del Sistema Sanitario Nazionale. «Oggi i cittadini pagano di tasca propria circa 45 miliardi di euro, in aggiunta ai circa 138 miliardi che lo Stato versa - per il tramite delle Regioni e grazie alla fiscalità - al Servizio Sanitario Nazionale. È un flusso di risorse che da un lato è per definizione inefficiente e dall’altro sfugge in larghissima parte al servizio pubblico. La nostra proposta è chiara: aumentando l’intermediazione di questa spesa attraverso fondi sanitari e polizze, che oggi è solo il 10%, non solo renderemmo la spesa più efficiente per il cittadino, ma alleggeriremmo anche il Ssn, finanziariamente ma anche operativamente», avverte Liverani.
La previdenza complementare si basa sulla capitalizzazione dei contributi versati: quindi il fattore tempo assume un ruolo determinante sia in termini finanziari che per ottimizzare il beneficio fiscale. Va infatti ricordato come le prestazioni di una forma previdenziale sono tassate con imposta sostitutiva del 15% che si riduce dello 0,30 per ogni anno di durata superiore al 15° con un minimo del 9%. In ottica di pianificazione previdenziale va valutato il gap pensionistico e scelti lo strumento previdenziale e la linea di investimento in cui fare confluire il proprio risparmio finalizzato.
Se si è lavoratori dipendenti del settore privato la scelta elettiva è quella del fondo pensione collettivo di riferimento (fondi pensione negoziali o aperti che hanno fatto un accordo con l’azienda) per acquisire il diritto al contributo del datore di lavoro cui altrimenti si rinuncerebbe. Le recenti modifiche normative hanno inoltre ampliato la portabilità: dal 31 ottobre prossimo è possibile trasferire la propria posizione previdenziale portando con sé il contributo datoriale anche se si passa a un fondo non collettivo, come una polizza individuale pensionistica (pip) o un fondo pensione aperto. Nel caso di lavoratori autonomi o liberi professionisti la via è quella della previdenza individuale aderendo a fondi pensione aperti o pip. Con riferimento alla struttura del mercato secondo dati Covip sono 38 i fondi pensione aperti disponibili e 71 i pip. La scelta dello strumento individuale va condotta considerando l’ampiezza delle linee di investimento disponibili, la tipologia delle rendite, la struttura dei costi.
Anche per quel che riguarda la sanità, in maniera analoga al sistema previdenziale, si distingue un pilastro pubblico rappresentato dal Sistema Sanitario Nazionale, un secondo pilastro che si identifica nella sanità collettiva (in prevalenza i fondi sanitari) e un terzo pilastro rappresentato dalle forme individuali di assistenza sanitaria mediante le polizze assicurative. Per i lavoratori dipendenti la soluzione da prediligere è quella collettiva del fondo sanitario previsto dal proprio contratto di lavoro nell’ambito del welfare aziendale per beneficiare del contributo del datore di lavoro, di costi ridotti e della fiscalità di vantaggio dal momento che sono deducibili i contributi versati entro i 3.615,20 euro annuali.
Va sottolineato come la sanità integrativa rappresenta una componente sempre più importante nei programmi di welfare aziendale. Riportando poi i dati della Quarta edizione della Survey Mefop sulla sanità integrativa, la prevenzione sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’ambito delle prestazioni offerte dai fondi sanitari e anche le coperture odontoiatriche sono particolarmente presenti (nel 98% dei casi). L’82% dei fondi dichiara poi di offrire soluzioni per la condizione di non autosufficienza con la prevalenza, così come nel pilastro pubblico, del supporto monetario alla cura, realizzato tramite l’erogazione di rendite oppure di rimborsi.
Se non c’è una previsione di assicurazione sanitaria nel proprio rapporto di lavoro o si è lavoratori autonomi e liberi professionisti la soluzione può essere rappresentata dalle polizze salute. Cosa sono e come funzionano? Coprono le spese sanitarie sostenute per visite, esami, ricoveri e interventi, prevedendo formule di rimborso per una vasta gamma di prestazioni (dal semplice ticket, fino ad arrivare a interventi chirurgici complessi e lunghi periodi di degenza o riabilitazione), oppure forme di indennizzo a seguito di una malattia o di un infortunio o accesso diretto a strutture convenzionate. Si tratta, quindi, di una forma di sicurezza integrativa rispetto ai servizi già offerti dal Servizio Sanitario Nazionale, permettendo in molti casi di ottenere cure più rapide, usufruire di strutture convenzionate senza anticipare la spesa, effettuare check-up periodici e accedere a servizi di consulenza medica dedicati. Il costo annuale di una polizza varia molto in base al tipo di garanzie richieste, all’età dell’assicurato e al suo stato di salute al momento della sottoscrizione.
Tra i rischi più rilevanti associati alla longevità vi è quello della perdita di autosufficienza. Le polizze long term care (ltc) tutelano contro l’eventualità, dovuta a malattia, infortunio o al semplice invecchiamento, di perdere in modo permanente l’autosufficienza nello svolgimento delle comuni attività quotidiane.
Quando la condizione di perdita dell’autonomia viene certificata in modo permanente da un medico, la polizza prevede, generalmente, l’erogazione di una rendita vitalizia mensile all’assicurato, utile ad affrontare le spese per l’assistenza continuativa, anche domiciliare. Sono comunque presenti anche polizze sulla perdita di autosufficienza che prevedono l’erogazione di una somma assicurata a titolo di indennizzo.
Con riferimento specifico ai liberi professionisti va verificato poi se la propria Cassa di previdenza abbia convenzioni specifiche in ambito salute. Secondo la recente indagine del Mefop 18 Casse su 20 prevedono coperture sanitarie (base, ricoveri e specialistica), 14 danno tutele di sostegno sanitario straordinario e 12 la long term care.
Importante è ancora il ruolo che può interpretare in prospettiva la previdenza complementare. Così come auspicato dalla Covip, per i fondi pensione e i fondi sanitari che nascono dalla contrattazione collettiva, l’integrazione delle forme di welfare consentirebbe una migliore distribuzione delle risorse messe a disposizione dal mondo produttivo e una razionalizzazione nelle prestazioni erogate.
In attesa di possibili evoluzioni va evidenziato come i fondi pensione approcciano al tema della fragilità attraverso supporti che intervengono sia in fase di accumulo che al momento del pensionamento.
Nella fase di accumulo o anche durante la fase di erogazione della rendita è prevista da alcuni fondi pensione la possibilità per l’iscritto di aderire a long term care. Ma non c’è un obbligo per i fondi pensione di offrire tale copertura. Un’indagine della Covip su 152 fondi pensione ha rilevato che è presente nel 37% dei casi.
Dal punto di vista fiscale la deduzione dal reddito, da quest’anno con il limite annuo dei 5.300 euro, è riconosciuta a qualunque tipologia di contribuzione versata a un fondo pensione e quindi anche agli importi destinati a finanziare le prestazioni assicurative accessorie per invalidità, premorienza o ltc, benché tali importi non vadano ad incrementare le singole posizioni individuali di previdenza complementare (mentre le polizze ltc stipulate autonomamente prevedono la detrazione del 19% del premio con un massimo di 1.291,14 euro e quelle contratte con un fondo sanitario si deducono fino ai citati 3.615,20 euro annuali). Al momento del pensionamento è poi spesso prevista la possibilità di aderire a una rendita vitalizia con opzione ltc, ma il costo è più alto rispetto all’attivazione della polizza durante il periodo di contribuzione.
L’evoluzione verso un welfare integrato rafforza il ruolo della previdenza complementare, sempre più chiamata a coprire non solo il rischio pensionistico, ma anche quello dell’eventuale fragilità nella terza età. (riproduzione riservata)