College a Chengdu, così UniBa conquista la Cina della ricerca. Parla il rettore Roberto Bellotti
College a Chengdu, così UniBa conquista la Cina della ricerca. Parla il rettore Roberto Bellotti
La Chengdu Normal University sceglie l’Università di Bari per un college con doppio titolo in Matematica, Fisica e Chimica. Il rettore:«Vogliamo costruire una piattaforma stabile di cooperazione scientifica che possa diventare un ponte anche per le imprese»

di di Giusy Iorlano 17/07/2026 20:00

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Non è soltanto l’Italia a guardare alla Cina per rafforzare i rapporti nella ricerca. È anche Pechino che punta a stringere alleanze con le università europee per formare nuove competenze nelle discipline scientifiche considerate strategiche per la crescita del Paese. In questo scenario si inserisce il Bari International College, inaugurato a Chengdu grazie alla partnership tra l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e la Chengdu Normal University. Una delle poche strutture accademiche italiane autorizzate dal Ministero dell’Istruzione cinese e la prima promossa da un ateneo del Mezzogiorno.

Chengdu chiama Bari: il doppio titolo per formare nuovi talenti

«Con le università europee avevamo collaborazioni consolidate attraverso Erasmus e progetti di ricerca, così come con gli Stati Uniti. Sul fronte asiatico, invece, mancavano rapporti strutturati e abbiamo deciso di costruire una presenza stabile nel mondo accademico cinese», spiega a MF-Milano Finanza il rettore di UniBa, Roberto Bellotti.

Il nuovo college offrirà corsi di laurea con doppio titolo in Matematica, Fisica e Chimica, erogati in lingua inglese da docenti italiani e cinesi. «Sono stati loro a indicarci le scienze di base. Abbiamo capito che il loro investimento formativo continua a essere molto forte ed è un preciso indirizzo del governo cinese. Per noi è stato un incontro naturale con i nostri punti di forza», racconta Bellotti.

Il progetto coinvolgerà progressivamente fino a 1.200 studenti cinesi e, in una fase successiva, potrà essere aperto anche agli studenti italiani. «Per i nostri partner il doppio titolo rappresenta una laurea europea. È un elemento di prestigio e uno strumento per rafforzare le relazioni con il sistema universitario europeo».

Una formula che, nelle intenzioni dell’ateneo, contribuirà anche ad aumentare la mobilità internazionale di studenti e docenti e ad attrarre nuove collaborazioni scientifiche.

Dalla ricerca alle imprese: il ponte tra Cina e Puglia

L’iniziativa guarda però anche oltre la didattica. La Cina investe quasi il 3% del Pil in ricerca e sviluppo. «Entrare in questo ecosistema significa offrire ai nostri gruppi di ricerca nuove opportunità di collaborazione. Vogliamo costruire una piattaforma stabile di cooperazione internazionale», spiega il rettore.

Un progetto, questo, che per Bellotti potrà avere ampie ricadute anche sul piano economico. «Può diventare un ponte non solo per la ricerca congiunta, ma anche tra il sistema imprenditoriale pugliese e quello cinese, a partire da comparti come aerospazio e agroalimentare». L’obiettivo è favorire nel tempo la nascita di progetti comuni tra università, centri di ricerca e aziende, rafforzando il dialogo tra i due sistemi dell’innovazione.

Nello specifico, la cooperazione si svilupperà nel rispetto delle regole sulla sicurezza della ricerca. «Abbiamo costruito questo percorso in stretta collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Pechino e seguiremo tutti i protocolli previsti per la tutela della proprietà intellettuale», conclude Bellotti non senza ricordare l’impegno dell’ambasciatore Massimo Ambrosetti e del ministro plenipotenziario Cristina Carenza che «hanno contribuito in modo significativo alla realizzazione dell’accordo tra i due atenei».(riproduzione riservata)