Col Green Deal persi più di 4,5 milioni di veicoli. Così si è distrutta l’industria automobilistica europea
Col Green Deal persi più di 4,5 milioni di veicoli. Così si è distrutta l’industria automobilistica europea
Il paragone tra le auto vendute da Stellantis prima (Fca+Psa) e dopo la norma Ue sui motori termici racconta il disastro industriale europeo nel settore automotive

di di Roberto Sommella  26/05/2026 02:00

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Per una volta si può far parlare i numeri invece di mille parole. Sono le cifre delle vendite di auto in Europa prima del New Green Deal, la strategia Ue che ha messo al bando i motori termici e imposto la produzione di vetture elettriche più care, e dopo il varo della normativa comunitaria, che ha già comportato un cambio nel modello di sviluppo, costringendo anche Ferrari ad attaccare la spina col nuovo modello Luce, che evoca un Fiat Lux di ben più ampia memoria ma anche il marchio storico di casa Agnelli.

Si sono perse per strada, come racconta sul numero di Milano Finanza in edicola Andrea Boeris, oltre 4 milioni e mezzo di veicoli. Tutti europei, tutti veicoli che probabilmente non torneranno più negli indici di immatricolazioni.

Chi ci ha guadagnato dalla tassa sulle emissioni inquinanti, che sta costringendo i colossi europei dell’automobile a riconvertirsi alle armi, sono le case automobilistiche cinesi, che nel 2019 non esistevano in Europa e che oggi proliferano, vendendo centinaia di migliaia di esemplari sempre più tecnologici e dal prezzo competitivo.

I numeri di una catastrofe industriale

Emblematico il caso Stellantis, che oggi vende 1,6 milioni di auto mentre prima del Green Deal e del matrimonio italo-francese i milioni erano ben oltre i tre, sommando Fca (ex Fiat) a Psa. Il nuovo capo del Lingotto, Antonio Filosa, anche per questo è stato costretto a lanciare un piano da 60 miliardi di euro per rimettere in carreggiata un prodotto che ai giovani pare non piacere più, in quanto basta uno smartphone per muoversi e rendersi indipendente come quando non si vedeva l’ora di prendere la patente di guida.

La parola ora alle cifre, sbalorditive nel definire una catastrofe industriale e a breve occupazionale. Il totale del mercato Ue nel 2019 e prima del Green Deal era stato pari a 15.340.188 di auto vendute. Così distribuite: Volkswagen 3.735.099, PSA Group 2.433.781, Renault 1.631.512, Hyundai 1.039.999, Bmw 1.006.632, Mercedes 984.781, Ford 948.057, Fca 928.873, Toyota 767.903.

Il totale del mercato Ue nel 2025 è stato pari a 10.822.831 di auto vendute. Così divise: Volkswagen 2.988.870, Stellantis 1.660.155, Renault 1.239.693, Hyundai 808.350, Toyota 798.819, Bmw 764.331, Mercedes 568.764, Ford 302.076. A questi sono da aggiungere le new entry cinesi o controllate da società di Pechino e un’americana: Volvo (Geely) 241.402, Saic (tra cui MG) 211.014, Tesla 150.504, Byd 128.827.

Dopo questi numeri che parlano da soli e a cui si può aggiungere poco, sorge spontanea una domanda come soleva dire un protagonista nelle trasmissioni di Renzo Arbore: a chi è convenuto il New Green Deal?

Quando l’Unione Europea emanerà leggi per aiutare le imprese del mercato unico e non quelle straniere sarà forse troppo tardi per rilanciare un settore che ha fatto la storia del Novecento, da quando Gabriele D’Annunzio con un colpo di genio trasformò in femminile il sostantivo fino ad allora maschile di automobile. Un prodotto, una ispirazione, un oggetto d’arte, spesso italiana. Tutta roba da museo. (riproduzione riservata)