Cnh chiude il quarto trimestre 2025 con un utile netto dimezzato e inferiore alle attese del mercato. Ma sull’intero esercizio 2025 la società delle macchine agricole, di cui la holding Exor di John Elkann detiene il 26,9% del capitale e il 45,3% dei diritti di voto, batte le stime nonostante un calo della redditività.
Negli ultimi tre mesi del 2025 il gruppo, ormai quotato soltanto a Wall Street (-6% nel premarket martedì 17 febbraio), ha registrato un utile netto di 89 milioni di dollari, in calo del 49% rispetto ai 176 milioni del quarto trimestre 2024. L’eps (utile per azione n.d.r.) diluito si è attestato a 0,07 dollari per azione. Il dato è inferiore al consensus degli analisti, che indicava un eps di 0,11 dollari (-26,7% anno su anno), con ricavi attesi a 5,02 miliardi. I ricavi consolidati si sono invece attestati a 5,16 miliardi di dollari (+6%), leggermente sopra le previsioni e in crescita del 3% a cambi costanti.
A pesare sull’utile trimestrale sono stati anche oneri straordinari, tra cui svalutazioni non monetarie legate all’acquisizione di Raven e alla partecipazione in Monarch Tractor, oltre a costi di ristrutturazione. Al netto delle componenti non ricorrenti, l’utile netto adjusted è salito a 246 milioni, con un eps adjusted di 0,19 dollari (0,15 un anno prima). Sul fronte operativo, l’adjusted ebit delle attività Industriali è cresciuto del 21% a 234 milioni, con un margine al 5,3% (4,7% nel 2024).
Nel trimestre il business Agriculture ha visto ricavi in aumento del 5% a 3,6 miliardi, grazie a prezzi e cambi favorevoli, ma con un calo dell’adjusted ebit a 233 milioni (margine al 6,5% dal 7,2%). In Nord America i volumi di mercato sono scesi in modo significativo, con I trattori oltre 140 cavalli in calo del 31%.
Più brillante la crescita dei ricavi nel segmento Construction (+19% a 853 milioni), ma con una forte compressione della redditività: l’adjusted ebit è sceso a 5 milioni (da 18), con margine allo 0,6%, penalizzato da costi produttivi e tariffe. La divisione Financial Services ha invece riportato un utile netto in crescita a 109 milioni (+18%), nonostante ricavi in calo del 6%.
Sull’intero esercizio 2025 i ricavi consolidati sono scesi del 9% a 18,1 miliardi di dollari, in linea con le attese. L’utile netto è stato pari a 505 milioni, in calo del 60% rispetto agli 1,26 miliardi del 2024. Il dato è però superiore alle stime di mercato, che si erano progressivamente ridimensionate nel corso dell’anno, a fronte della debolezza della domanda di macchine agricole.
L’eps diluito è stato di 0,41 dollari (0,99 nel 2024), mentre l’eps adjusted si è attestato a 0,55 dollari. L’adjusted ebit delle attività industriali è sceso del 53% a 663 milioni, con margine al 4,3% (8,2% nel 2024). Il free cash flow industriale è tornato positivo per 513 milioni, dopo il dato negativo del 2024.
«Nonostante un contesto di mercato difficile, Cnh ha compiuto progressi significativi verso il raggiungimento dei propri obiettivi a lungo termine per il 2025 e ha rafforzato le basi per il proprio successo», commenta il ceo Gerrit Marx. «Abbiamo continuato a ridurre le scorte dei concessionari, portato avanti le nostre iniziative di eccellenza operativa e qualitativa e introdotto prodotti che rispondono direttamente alle esigenze in continua evoluzione degli agricoltori e dei costruttori».
Nel 2026, aggiunge Marx, «rimaniamo impegnati in una pianificazione prudente della produzione, in un'innovazione mirata e nella fornitura di macchinari e integrazioni tecnologiche di qualità superiore. In questo anno di crisi per il settore, mentre i mercati continuano a muoversi lentamente, Cnh sta procedendo rapidamente nella sua trasformazione e nel coinvolgimento di colleghi eccezionali per mantenere i nostri ambiziosi impegni».
Il management prevede per il 2026 un’ulteriore contrazione della domanda globale retail di macchine agricole del 5%, verso livelli di minimo ciclico, con una ripresa attesa solo dal 2027. Per l’Agriculture il gruppo stima ricavi tra -5% e piatti e un margine adjusted tra 4,5% e 5,5%. Per le Costruzioni ricavi attesi stabili e margini tra l’1% e il 2%.
L’eps adjusted 2026 è indicato in una forchetta tra 0,35 e 0,45 dollari, a conferma di uno scenario ancora complesso per il settore, con investitori concentrati sui segnali di stabilizzazione della domanda e sulla gestione delle scorte dei concessionari. (riproduzione riservata)