Le persistenti difficoltà di Ceramica Dolomite (Cd), storico polo della ceramica sanitaria nato nel 1965, aggravano il rosso dei numeri della holding lussemburghese di Claudio Del Vecchio, primo figlio del defunto Leonardo. Il bilancio del 2025 di Cdv Holding s’è chiuso con una perdita di oltre 30 milioni di euro, più che raddoppiata da quella di 12 milioni del precedente esercizio.
Il passivo si deve per larga parte ai 22 milioni di oneri finanziari e ai quasi 10 milioni di svalutazione avvenuta sul 34,4% dell’italiana CD Holding che controlla appunto CD. La partecipazione poche settimane fa è salita al 50% nell’ambito di un primo aumento di capitale di circa 30 milioni di CD Holding, sottoscritto solo da Cdv Holding e dall’accomandita di Luigi Rossi Luciani (presidente e azionista di controllo della quotata Carel Industries) e non dagli altri soci Finint, Bruno Zago e Delfin.
Nel 2022 una cordata guidata da Del Vecchio avviò il salvataggio di Cd, il cui bilancio del 2025 s’è chiuso con ricavi pressoché stabili a 17,4 milioni e con un rosso di 20,5 milioni, peggiore di quello di 19,3 milioni del precedente esercizio. Nel portafoglio della lussemburghese figurano poi il 12,5% di Delfin e lo 0,48% dell’italiana FTNet per un totale di attivi di oltre 2 miliardi, dove la quota Delfin è in carico per circa 1,9 miliardi. La liquidità è di 85,6 milioni e il patrimonio netto ammonta a 570 milioni. (riproduzione riservata)