Il posizionamento degli investitori sugli azionari globali vira al ribasso, con nuove posizioni corte che prevalgono sulle ricoperture e sugli acquisti. È quanto emerge dall’ultima analisi di Citi, secondo cui il processo di riduzione del rischio ha coinvolto pressoché tutti i principali listini, invertendo anche la rotazione verso l’Europa osservata nella settimana precedente. Le aree più esposte alle scommesse ribassiste restano l’Asia e le small cap statunitensi, dove la concentrazione delle posizioni corte è ormai elevata e potrebbe innescare ricoperture forzate in caso di miglioramento del sentiment.
Negli Stati Uniti il ridimensionamento delle posizioni rialziste ha interessato soprattutto Nasdaq e S&P 500. Sullo S&P 500 Citi rileva deflussi netti per 3,3 miliardi di dollari, con nuove posizioni corte per 11,3 miliardi, compensate solo in parte da ricoperture per 5,9 miliardi e nuovi acquisti per 2,1 miliardi. Anche il Nasdaq ha registrato un deterioramento nelle ultime due settimane, pur restando in territorio netto rialzista.
La situazione più estrema riguarda però il Russell 2000, l’indice delle società statunitensi a minore capitalizzazione. Il suo posizionamento normalizzato è fermo al limite inferiore della distribuzione storica, a -5,0, il massimo livello ribassista della serie. Questa settimana l’apertura di nuove posizioni corte ha rallentato, ma la redditività accumulata dagli investitori ribassisti è vicina ai massimi storici. Per Citi, un catalizzatore positivo potrebbe quindi innescare ricoperture consistenti e amplificare il recupero delle quotazioni.
Anche i mercati europei hanno invertito la direzione dei flussi della settimana precedente. Il Ftse 100, che aveva attirato 1,7 miliardi di dollari di afflussi, ha registrato deflussi netti per 3,2 miliardi, soprattutto per effetto delle ricoperture delle posizioni lunghe, tornando in territorio ribassista. Sul Dax e sull’Euro Stoxx 50 sono state invece aperte nuove posizioni corte: quest’ultimo ha registrato flussi negativi per 1,8 miliardi, ma il posizionamento normalizzato resta moderatamente rialzista, mentre quello del Dax si è avvicinato alla neutralità, a +0,2.
Tra i settori, l’attenzione si concentra sulle banche europee. Le posizioni ribassiste sono aumentate ulteriormente, con 1,3 miliardi di dollari di nuovi short, mentre persistono i timori sulla situazione fiscale francese. Il punteggio di posizionamento del comparto è sceso a -1,8. Nel complesso, secondo Citi, il posizionamento europeo è meno estremo rispetto a quello di altre aree geografiche, e i rischi direzionali appaiono quindi meno concentrati.
L’Asia resta la regione più debole per dinamica del posizionamento. L’Hang Seng di Hong Kong ha registrato i deflussi più consistenti, determinati in misura simile dalla chiusura di posizioni rialziste e dall’apertura di nuovi short, raggiungendo il massimo livello di posizionamento ribassista normalizzato. Il Kospi sudcoreano ha seguito un andamento analogo: le vendite hanno portato il posizionamento a livelli estremi, con una variazione settimanale particolarmente marcata.
In entrambi i casi, osserva Citi, le posizioni corte risultano in larga parte in profitto e sono ormai molto affollate, mentre manca una partecipazione significativa degli investitori rialzisti. La combinazione rende i due listini vulnerabili a una reazione brusca qualora il sentiment dovesse migliorare. Per il Kospi pesa anche la narrativa sui dubbi relativi alla sostenibilità degli investimenti globali in capacità produttiva per i semiconduttori e nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
La conclusione della banca d’affari è che il mercato sta attraversando una fase di riduzione generalizzata del rischio, non una semplice rotazione geografica. Le posizioni corte più estreme si concentrano sul Russell 2000, sull’Hang Seng e sul Kospi; in Europa, invece, il segnale settoriale più netto arriva dalle banche. (riproduzione riservata)