Cinema, Zalone sfonda i record di incassi, una manna per i produttori. Ma come si investe in un film?
Cinema, Zalone sfonda i record di incassi, una manna per i produttori. Ma come si investe in un film?
In Europa strada aperta anche al retail, mentre in Italia Apa pensa al fondo pubblico-privato per stimolare il settore 

di di Ester Corvi  16/01/2026 20:50

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Il successo al box office del film di Checco Zalone «Buen Camino», con quasi 66 milioni di incassi, ha occupato le prime pagine dei giornali generalisti e riacceso l’attenzione sul mercato audiovisivo. Una manna per i produttori. Ma come può un privato – danaroso, non certo un piccolo risparmiatore – investire nel settore? Quali sono le strade percorribili? In Italia si può acquistare una quota di partecipazione in una società di produzione, aderire al singolo progetto di un produttore, partecipare tramite un istituto specializzato a un programma di gap financing per un prodotto specifico oppure investire in un fondo ad hoc. In altri Paesi europei, le strade a disposizione sono anche di più.

Nel primo caso rientra l’operazione condotta da Leonardo Maria Del Vecchio con l’acquisizione di una partecipazione in Leone group da parte della sua Lmdv holding. Con la seconda modalità (in termini tecnici ci si riferisce sempre a un modello equity), il sistema di recupero dell’investimento è legato allo sfruttamento dei diritti nelle varie finestre (box office, streaming, pay tv, ecc..). Si tratta di un tipo di investimento raro il Italia, perché a fronte di un consistente esborso di denaro, il rischio imprenditoriale è molto alto. Ci sono inoltre le campagne di crowdfunding, che richiedono importi anche modesti, ma sono riservate a piccoli progetti.

Il gap financing

C’è poi il sistema del gap financing: rivolgendosi a un operatore estero specializzato come il finlandese Ipr.vc o l’inglese Quickfire si possono acquisire quote di partecipazione in un singolo progetto e beneficiare di quanto il venditore si aspetta di recuperare dalla cessione dei diritti sulla pellicola. Potenzialmente il rendimento è del 20-25%, ma se il film è un flop si può perdere tutto il capitale.

La quarta modalità di investimento è legata invece al fondo Together fund della francese Axio Capital, lanciato nell’aprile 2025 e dedicato al finanziamento delle società di produzione indipendenti europee. La co-manager Alexandra Lebret spiega a Milano Finanza che la finalità «non è puntare su un singolo progetto, ma sull'imprenditore che lo sostiene: la casa di produzione». Sebbene la soglia standard per gli investitori sia di 1 milione di euro, il fondo fa delle eccezioni per il retail, abbassando la soglia minima a 100 mila euro. Il fondo ha una durata di dieci anni. «Abbiamo appena annunciato il nostro primo investimento, nella società belga Caviar. È il primo di molti a venire. In questo caso, abbiamo supportato il team di gestione nel riacquisto di azioni precedentemente detenute da un'altra parte. Caviar di recente ha prodotto «Dead End», selezionata da Variety come una delle 10 migliori serie+tv al mondo» sottolinea Lebret.

Il progetto Apa

Il forte interesse a rivolgersi a un pubblico di finanziatori allargato è dimostrato dal fatto che Apa (Associazione produttori audiovisivi) sta lavorando al progetto di un Fondo per l’audiovisivo pubblico-privato (che potrebbe vedere anche la partecipazione di Cdp), con l’intento di agevolare l’investimento dei privati nelle società italiane del settore e in tal modo potenziarlo dal punto di vista industriale. «Credo che oggi sia il momento giusto per creare un polo italiano dell’audiovisivo (che comprenda società di produzione, distribuzione, ecc) in modo da far convergere maggiori investimenti, anche privati, e dare alle aziende la possibilità di diventare protagoniste anche di acquisizioni all’estero e non solo target, come succede adesso» dice Gloria Giorgianni, fondatrice della casa di produzione Anele e consigliera Apa con delega per le relazioni istituzionali, «abbiamo il potenziale imprenditoriale e industriale per rendere le aziende italiane più forti e competitive senza necessità di vendere gli asset creati alle multinazionali straniere».

Gli esempi all’estero

«Diversamente da quanto accade in altri Paesi, ad esempio in Francia, il Belgio o nel Regno Unito, in Italia l’investimento dei privati nel settore audiovisivo non viene purtroppo incentivato. Il problema é legato anche al livello inferiore di sofisticazione della finanza che in Italia è meno specializzata in campo cine-audiovisivo», aggiunge Marina Marzotto, fondatrice della casa di produzione Propaganda e presidente di Dedalus (Alleanza dei Produttori Originari Italiani).

Fra gli esempi a cui si riferisce all’estero c’è Sofica (Società per il Finanziamento dell'Industria Cinematografica e Audiovisiva) che permette di investire in progetti per sostenere il cinema e la produzione audiovisiva francese, offrendo al contempo vantaggi fiscali agli investitori, con una detrazione media dall’Irpef intorno al 30%. Il Belgio applica invece un sistema di tax shelter, che anche in questo caso prevede un vantaggio fiscale, con un potenziale guadagno (tax shelter gain, dato da fiscal return +financial return) del 12,77% netto, su una cifra di 100 mila euro. Il problema, spiega Marzotto, è che «la prima preoccupazione della politica non é fare leggi di sistema, che sono proprio quelle che servirebbero per rilanciare il settore dal punto di vista industriale», partendo dal fatto che le potenzialità dell'Italia ci sono tutte, a livello di ambientazione, delle capacità delle troupe e maestranze, oltre al fatto che i costi sono più bassi rispetto a molti Paesi europei. (riproduzione riservata)