L’avvertimento del presidente Usa, Donald Trump, che la fragile tregua con l’Iran è sempre più a rischio, fa salire ancora i prezzi del petrolio in Asia: il Wti a 99 dollari, il Brent a 105. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dello 0,45%, sopra la parità l’Hang Seng mentre Shanghai cede lo 0,3% con i futures sul Nasdaq in calo dello 0,43%. La Cina si prepara al summit mercoledì fra i presidenti Trump e Xi.
Trump ha detto che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, in vigore da un mese, è «attaccato alle macchine» dopo aver respinto la controproposta di Teheran per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Il presidente americano, parlando nello Studio Ovale, ha definito la risposta iraniana alla proposta statunitense «inaccettabile e stupida».
Secondo Trump, la proposta di Teheran non includeva una clausola che — a suo dire — i negoziatori iraniani avevano menzionato «due giorni fa»: consentire agli Stati Uniti o alla Cina di rimuovere i resti sotterranei delle scorte iraniane di uranio «arricchito.
«Quella spazzatura che ci hanno mandato — non ho nemmeno finito di leggerla», ha detto Trump alla stampa. «Direi che il cessate il fuoco è attaccato alle macchine», ha aggiunto, sostenendo che ha «solo l’1% di possibilità di sopravvivere».
Da quando la tregua è entrata in vigore l’8 aprile, i mediatori — guidati dal Pakistan — hanno cercato di negoziare un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz e raggiungere un’intesa sul programma nucleare iraniano. Tuttavia, gli sforzi diplomatici non sono riusciti a colmare le profonde divergenze e la reciproca sfiducia tra le parti, entrambe convinte di trovarsi in posizione di forza.
Negli ultimi giorni i due schieramenti hanno portato la tregua sull’orlo del collasso, scambiandosi attacchi nello Stretto di Hormuz, la rotta marittima rimasta di fatto chiusa da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato la guerra contro l’Iran il 28 febbraio. L’Iran ha inoltre lanciato missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti, il Paese del Golfo che ha subito il peso maggiore delle rappresaglie iraniane.
Nel fine settimana Trump aveva già definito l’ultima risposta iraniana «totalmente inaccettabile», dichiarazioni che hanno provocato un nuovo forte rialzo dei prezzi del petrolio.
I prezzi del petrolio hanno esteso i guadagni martedì (il Wti viaggia a 99 dollari, il Brent a 105) dopo che Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è «attaccato alle macchine», respingendo la proposta di pace di Teheran e alimentando i timori che lo Stretto di Hormuz possa restare chiuso ancora a lungo. Secondo alcune indiscrezioni, Trump starebbe anche valutando un possibile ritorno all’azione militare.
Il Nikkei 225 è salito fino all’1,1% martedì (poi è ripiegato ad un +0,4%) superando quota 63.000, vicino ai massimi storici, sostenuto dai rialzi dei titoli tecnologici e dall’ottimismo sulla domanda legata all’intelligenza artificiale. Gli investitori hanno così ignorato l’avvertimento di Trump sulla guerra in Iran.
Il resoconto della riunione di aprile della Bank of Japan ha mostrato che i responsabili della politica monetaria stanno discutendo la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi già dal prossimo incontro, mentre l’aumento del petrolio alimenta le preoccupazioni sull’inflazione.
La conseguenza è che martedì il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito al 2,55%, toccando il livello più alto dal 1997 mentre i mercati stanno sempre più scontando un imminente aumento dei tassi in Giappone. (riproduzione riservata)