Cina sotto stress per il crollo dei metalli. Indonesia, il ceo della Borsa si dimette dopo un tracollo da 84 miliardi
Cina sotto stress per il crollo dei metalli. Indonesia, il ceo della Borsa si dimette dopo un tracollo da 84 miliardi
Oro, rame, argento, petrolio fanno marcia indietro e pesano sui titoli minerari cinesi. In crisi la Borsa indonesiana a rischio di downgrade da parte dell’Msci per scarsa trasparenza

di Elena Dal Maso 30/01/2026 07:50

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Borse asiatiche sotto stress con i titoli minerari cinesi venerdì 30 gennaio, dopo che oro, argento, rame hanno iniziato a invertire la rotta e dal rally sono passati alle decise vendite. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei è piatto, Hong Kong cede il 2%, Shanghai l’1%, il metallo giallo lascia sul terreno il 3% a 5.195 dollari, l’argento il 5,2% a 108,74 dollari, il rame il 3,4% a 5,99 dollari, mentre il petrolio Wti americano l’1,8% a 64,25 dollari il barile. 

A scuotere i mercati contribuiscono anche i rumors secondo cui il presidente Usa, Donald Trump, potrebbe nominare Kevin Warsh — considerato dal mercato una scelta da «falco» — a prossimo presidente della Fed già venerdì. In calo anche i mercati dell’energia.

Indonesia, si dimette il ceo della Borsa dopo il crollo da 84 miliardi 

Il ceo della Borsa indonesiana, Iman Rachman, si è dimesso venerdì dopo una violenta correzione che ha visto il mercato azionario del Paese perdere 84 miliardi di dollari in due giorni a causa dei timori di un possibile declassamento da parte dell’Msci, fornitore mondiale di indici. In una nota, la Borsa dell’Indonesia ha annunciato che Rachman ha lasciato l’incarico assumendosi la responsabilità delle «recenti condizioni di mercato», senza fornire ulteriori dettagli.

Martedì l’Msci ha avvertito della possibilità di declassare l’Indonesia dallo status di mercato emergente a quello di mercato di frontiera, citando preoccupazioni legate alla trasparenza delle contrattazioni. «Gli investitori hanno evidenziato che persistono problemi strutturali di investibilità, dovuti alla continua opacità delle strutture azionarie e ai timori di possibili comportamenti di trading coordinati che compromettono una corretta formazione dei prezzi», ha scritto l’Msci martedì sera.

L’indice Jakarta Composite è salito dell’1,18% venerdì, dopo aver perso il 7,35% mercoledì e un ulteriore 1,06% giovedì. Il giorno prima delle dimissioni, Rachman aveva dichiarato alla Cnbc che le autorità di vigilanza indonesiane avevano avviato colloqui con l’Msci concentrandosi sul miglioramento della trasparenza dei dati, in particolare per quanto riguarda il flottante e la proprietà dei titoli.

Giovedì, l’autorità finanziaria indonesiana ha annunciato che raddoppierà al 15% il requisito minimo di free float per le società quotate. Pandu Sjahrir, chief investment officer del fondo sovrano indonesiano Danatara, ha detto alla Cnbc che «quello che è successo negli ultimi due giorni è stato un po’ come un tuffo nell’acqua gelida… il mercato è andato nel panico. Ma cosa succede dopo un tuffo nell’acqua gelida Di solito ci si rimette in sesto e ci si sente rinvigoriti». Il mercato indonesiano ha una liquidità giornaliera di circa un miliardo di dollari, ha spiegato Sjahrir, aggiungendo che ne servirebbe da otto a dieci volte tanto. (riproduzione riservata)