L’Asia torna a viaggiare in rialzo, mercoledì 28 ottobre, grazie al trading legato all’AI. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei balza dell’1,25%, il Kospi del 6,7%, Hong Kong guadagna lo 0,25% e Shanghai lo 0,7%, mentre il petrolio Wti americano si muove sopra i 101 dollari al barile. I futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,4%.
L’utile trimestrale del produttore sudcoreano di chip SK Hynix è aumentato del 632% su base annua nel terzo trimestre, grazie alla robusta domanda legata all’AI. La società ha inoltre annunciato l’intenzione di remunerare gli azionisti altri 45 miliardi di dollari. Nei prossimi giorni sono attesi i risultati di Samsung e dei grandi gruppi tecnologici statunitensi.
Pechino sta intervenendo per sostenere i mercati azionari in difficoltà, mentre le scommesse sull’intelligenza artificiale in Cina si indeboliscono, complice il rallentamento della crescita economica e l’assenza di nuovi stimoli fiscali robusti.
L’indice Csi 300, che comprende le azioni quotate a Shanghai e Shenzhen, è entrato in una fase di mercato orso tecnico: perde il 10% dall’inizio dell’anno e oltre il 20% rispetto al picco di giugno. La flessione si è estesa anche a Hong Kong, dove gli investitori cinesi continentali, una fonte essenziale di domanda per il mercato azionario locale, hanno venduto titoli per 20 miliardi di dollari locali, pari a 2,5 miliardi di dollari statunitensi, dall’inizio del mese. Secondo i calcoli del’FT, ottobre si avvia a diventare il mese con i maggiori deflussi dalla Cina continentale dal luglio 2021.
L’indice Hang Seng di Hong Kong ha perso oltre il 12% dall’inizio dell’anno, mentre il sottoindice tecnologico è sceso di più del 30%. Diversi segnali indicano che Pechino ha mobilitato ancora una volta la cosiddetta «squadra nazionale», composta da fondi e broker vicini allo Stato, per acquistare azioni cinesi e dissuadere gli investitori domestici, che rappresentano la maggior parte degli scambi sulla Cina continentale, dall’abbandonare il mercato.
Secondo gli analisti di Macquarie, che hanno utilizzato come indicatore gli afflussi netti negli Etf detenuti da Central Huijin, investitore statale, gli acquisti della national team sui fondi quotati domestici della scorsa settimana sono stati probabilmente i più intensivi dall’annuncio dei dazi del «Liberation Day» da parte di Donald Trump, nell’aprile 2025.
«Gli acquisti della squadra nazionale mirano a mettere una base al mercato», hanno scritto gli analisti. «Un rialzo duraturo delle borse dipende ancora dalla ripresa della domanda interna, che potrebbe arrivare quando Pechino non potrà più fare affidamento sulle esportazioni per trainare la crescita».
Tra i titoli più colpiti figurano quelli legati all’hardware per l’intelligenza artificiale. Il sottoindice industriale del Csi 300 ha perso il 23% dall’inizio dell’anno. Contemporary Amperex Technology (Catl), il maggiore produttore mondiale di batterie e principale componente dell’indice, ha visto il titolo quotato a Shenzhen scendere del 37% dall’inizio dell’anno. CXMT, il più grande produttore cinese di chip Dram, ha invece perso il 20% nell’ultimo mese, dopo il forte rialzo seguito all’ipo di luglio.
La flessione del comparto tecnologico si verifica nonostante gli sforzi della Cina per competere con gli Stati Uniti nell’intelligenza artificiale, attraverso modelli open source sviluppati da laboratori come DeepSeek e Moonshot.
Nel settembre 2024 Pechino aveva dato una forte spinta ai mercati azionari nazionali annunciando un pacchetto di misure che comprendeva finanziamenti per gli acquisti di azioni proprie. Le aspettative di nuovi stimoli si sono tuttavia progressivamente ridimensionate nel corso dell’anno, mentre i dati più recenti segnalano una contrazione della spesa pubblica nei primi nove mesi.
«La politica fiscale è diventata restrittiva anziché espansiva», ha spiegato Kinger Lau, responsabile della strategia azionaria sulla Cina di Goldman Sachs, definendo questa dinamica una delle principali sorprese rispetto alle attese di inizio anno.
Gli analisti indicano inoltre tra le possibili cause delle vendite il maggiore controllo del governo sui patrimoni e sui trust detenuti all’estero, soprattutto a Hong Kong. Alcuni esperti di mercato ipotizzano che gli investitori più facoltosi stiano cercando liquidità per pagare imposte arretrate, potenzialmente riferite anche a decenni precedenti.
«Dal punto di vista dei fondamentali, non vediamo grandi cambiamenti, a eccezione della tassa sui trust offshore», ha osservato Kieron Poon, direttore degli investimenti per le azioni asiatiche di Aberdeen Investments.
I dati economici indicano un progressivo indebolimento della dinamica cinese nel corso dell’anno, soprattutto sul fronte dei consumi. A maggio le vendite al dettaglio sono diminuite per la prima volta dalla fine del 2022 e da allora sono rimaste persistentemente deboli. Gli investimenti in attività fisse sono scesi del 7,2% su base annua nei nove mesi conclusi a settembre, mentre le esportazioni hanno registrato una forte crescita.
Il mese scorso Pechino ha annunciato nuovi sussidi sui mutui, giudicati tuttavia di portata limitata rispetto alle dimensioni del settore immobiliare, in difficoltà ormai da circa cinque anni. I vertici del Partito comunista cinese sono riuniti questa settimana per il quinto plenum, dedicato alle linee di indirizzo politico. Alcuni analisti sperano che al termine dell’incontro possa emergere un cambiamento di rotta nelle politiche economiche. (riproduzione riservata)