Asia positiva all’indomani dei conti di Alphabet, che trainano gli acquisti dei titoli dei chip e dell’AI. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei sale dello 0,66%, Hong Kong dell’1,4%, Shanghai è sulla parità, mentre il Kospi balza quasi del 4%. I futures sul Nasdaq sono in calo dello dello 0,25%.
Il petrolio ha proseguito il rialzo (Wti a 88 dollari, Brent a 96) mentre aumentano i timori per possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato attacchi contro infrastrutture iraniane nel caso in cui venissero colpite navi in transito nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, i ribelli Houthi sostenuti dall'Iran hanno rivendicato attacchi contro petroliere saudite, alimentando i rischi per la navigazione nel Mar Rosso.
Borse asiatiche per lo più in rialzo giovedì, sostenute dal comparto dei semiconduttori dopo che i grandi gruppi tecnologici statunitensi hanno confermato l'intenzione di continuare a investire massicciamente nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale.
Gli investitori hanno accolto con favore l'annuncio di Alphabet, che prevede di aumentare gli investimenti fino a 205 miliardi di dollari quest'anno, rafforzando l'ottimismo sulle prospettive dei produttori asiatici di semiconduttori. Resta però alta l'attenzione sull'evoluzione del conflitto in Medio Oriente: l'escalation delle tensioni ha spinto il petrolio ai massimi da circa sei settimane, alimentando i timori di nuove pressioni inflazionistiche e di possibili interruzioni dell'offerta energetica.
L'oro è sceso a 4.126 dollari l'oncia giovedì, allontanandosi dai massimi delle ultime due settimane, mentre l'aumento dei prezzi del petrolio ha rafforzato le aspettative che i tassi d'interesse possano restare elevati più a lungo.
I ribelli Houthi sostenuti dall'Iran hanno rivendicato attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, aumentando il rischio di interruzioni delle forniture energetiche. Allo stesso tempo, Trump ha minacciato raid contro infrastrutture iraniane nel caso in cui venisse compromessa la navigazione nello Stretto di Hormuz.
L'impennata del greggio ai massimi da sei settimane mantiene elevate le pressioni sull'inflazione e rafforza l'ipotesi che le principali banche centrali possano rinviare l'allentamento della politica monetaria.
L'attenzione dei mercati è ora rivolta alla riunione della Federal Reserve della prossima settimana, dalla quale non sono attese variazioni dei tassi. Gli operatori, tuttavia, continuano a scontare la possibilità di un nuovo rialzo entro la fine dell'anno, attribuendo una probabilità del 61% a un aumento dei tassi nella riunione di settembre.
Anche la Banca centrale europea dovrebbe lasciare invariato il costo del denaro giovedì, pur mantenendo aperta la possibilità di un ulteriore rialzo a settembre. (riproduzione riservata)