Le borse asiatiche si muovono in ordine sparso alle 7:30 circa, ora italiana. Il Nikkei corre del 2% grazie al calo dei prezzi del petrolio, mentre l’Hang Seng è sopra la parità e Shanghai sale dello 0,4%. Il Kospi, invece, cede lo 0,5%. Sul mercato obbligazionario, il Treasury decennale rende il 5,24%, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano sotto la parità. Il Wti scambia a 89,7 dollari al barile e il Brent a 96,5 dollari.
Intanto, l’attività manifatturiera cinese torna a crescere. Il Pmi manifatturiero ufficiale dell’Nbs è salito a 50,1 punti a settembre dai 49,8 di agosto, segnando il primo ritorno in fase di espansione da giugno. L’accelerazione è stata sostenuta dalla crescita della produzione, mentre i nuovi ordini hanno continuato ad aumentare. Anche il Pmi di RatingDog ha registrato un miglioramento, salendo a 52,1 da 51,5 punti e segnando il ritmo di crescita più rapido da aprile.
Il nuovo pacchetto di stimoli economici varato dalla Cina sembra pensato soprattutto per mantenere la crescita in linea con gli obiettivi fissati dal governo, più che per imprimere una forte accelerazione all’economia. Gli investitori continuano così a sperare in ulteriori misure per affrontare la debolezza della domanda interna.
Dopo la chiusura dei mercati di martedì, le autorità hanno annunciato sussidi sui mutui e un rafforzamento del sostegno della banca centrale ai settori considerati prioritari. Il Consiglio di Stato aveva promesso il giorno precedente «un pacchetto di politiche aggiuntive pratiche ed efficaci» per raggiungere gli obiettivi economici e sociali dell’anno.
Le nuove misure rappresentano il più consistente intervento di stimolo dall’autunno 2024 e rendono più probabile il raggiungimento dell’obiettivo di crescita annuale del 4,5-5%, dopo che il ritmo di espansione è sceso al di sotto di questa fascia nell’ultimo trimestre. Gli interventi annunciati finora sono mirati e hanno ricevuto una risposta piuttosto fredda dagli investitori, ma potrebbero dare ulteriore slancio a un’economia che mostra già segnali di ripresa dopo il rallentamento.
«Dovrebbero imprimere una spinta sufficiente a raggiungere il limite inferiore» dell’intervallo, ha spiegato Duncan Wrigley, chief China economist di Pantheon Macroeconomics. Tuttavia, secondo l’economista, le misure «non risolveranno gli squilibri strutturali della Cina, dalla debole domanda interna all’elevata dipendenza dalle esportazioni», una valutazione condivisa da molti analisti.
La prudenza delle autorità riflette la volontà di stabilizzare l’economia senza ricorrere a una forte espansione fiscale. Il divario tra la crescita recente e l’obiettivo ufficiale è infatti di appena 0,2 punti percentuali, contro gli 0,3-0,4 punti del 2024. Per questo, secondo Wrigley, quest’anno non è necessario uno stimolo altrettanto incisivo.
Tra le misure annunciate martedì, il ministero delle Finanze introdurrà da giovedì sussidi sui mutui destinati agli acquirenti di abitazioni che rispettano determinati requisiti. La People’s Bank of China ha inoltre ampliato la quota dei programmi di finanziamento a sostegno delle banche, per consentire loro di finanziare progetti infrastrutturali e concedere prestiti a settori selezionati, tra cui tecnologia e piccole imprese.
La banca centrale ha inoltre ridotto di 25 punti base, all’1,5%, il tasso a un anno del Pledged Supplementary Lending, il programma di finanziamento a basso costo destinato alle banche politiche per sostenere gli investimenti. (riproduzione riservata)