Asia in netto calo, mercoledì 2 settembre, pesano i prezzi del petrolio e il selloff sui bond mondiali per timore di un rialzo globale dei tassi. Alle ore 8:00 italiane, il Nikkei perde il 2,6%, Hong Kong lo 0,4%, Shanghai lo 0,6%, il Kospi in Corea del Sud il 3,6%. Intanto il Treasury decennale ha toccato il 4,8% e i futures sul Nasdaq viaggiano in calo dello 0,3%. Il Wti passa di mano a 90,7 dollari il barile, il Brent a 95,6 dollari, mentre Usa e Iran non trovano un accordo su Hormuz.
La Reserve Bank of New Zealand ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base al 2,75%, mettendo a segno il secondo rialzo consecutivo dopo quello di luglio. La decisione riflette la necessità di rimuovere gradualmente lo stimolo monetario e riportare l’inflazione verso il punto medio del target del 2%, sostenendo crescita e occupazione.
L’inflazione annua è salita al 4,1% nel secondo trimestre del 2026 a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti legato al conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, l’inflazione core, la crescita dei salari e le aspettative di inflazione restano compatibili con un ritorno dell’inflazione nella fascia obiettivo dell’1-3% entro la metà del 2027.
L’economia ha probabilmente ripreso la fase di ripresa dopo la debole crescita del secondo trimestre, sostenuta dalla tenuta della domanda esterna, dai prezzi delle esportazioni e dagli investimenti nei settori orientati all’export. Restano tuttavia un freno ai consumi delle famiglie e agli investimenti residenziali la debole crescita dei redditi, l’insicurezza occupazionale e la stabilità dei prezzi delle abitazioni. Il board della banca centrale prevede che la ripresa si rafforzi e si estenda, ma resta vigile sul rischio di un’inflazione più persistente.
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito mercoledì sopra il 3%, raggiungendo il livello più alto dal 1996 (livello toccato brevemente anche il giorno prima), mentre l’impennata dei prezzi del petrolio ha accresciuto i timori sull’inflazione e rafforzato le aspettative di imminenti rialzi dei tassi di interesse. A spingere i rendimenti dei bond domestici ha contribuito anche il deterioramento delle prospettive fiscali del Giappone, alla luce dei piani dell’amministrazione Takaichi per massicci aumenti della spesa e tagli alle tasse.
I prezzi del petrolio sono saliti per la terza seduta consecutiva a causa dell’escalation delle ostilità tra Usa e Iran, alimentando i timori di ulteriori interruzioni nei flussi energetici dal Medio Oriente. L’aumento dei costi energetici aggrava l’inflazione in Giappone, vista la dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio. Nel frattempo, aumentano le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan questo mese, con il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent che ha esortato il governatore della BoJ Kazuo Ueda ad adottare misure monetarie «decisive» per contrastare la debolezza dello yen.
L’oro è sceso mercoledì a circa 4.325 dollari l’oncia, registrando il quarto calo consecutivo e portandosi ai minimi da oltre tre settimane, mentre gli investitori valutano le prospettive di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve dopo la forte crescita dei rendimenti obbligazionari globali e dei prezzi del petrolio.
L’impegno del presidente della Fed Kevin Warsh a contrastare l’inflazione ha ulteriormente rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva, con i mercati che ora prezzano una probabilità di circa il 70% di un rialzo dei tassi della Fed questo mese. L’attenzione si sposta ora sul rapporto sull’occupazione Adp, in calendario mercoledì, e sui dati di venerdì sui salari non agricoli, alla ricerca di ulteriori indicazioni sul percorso della politica monetaria della Fed. (riproduzione riservata)