All’indomani del primo rialzo dei tassi Usa (0,25%) dal 2023, l’Asia viaggia a doppia velocità: Cina in rosso (Hong Kong -0,8%, Shanghai -0,3%), Nikkei (+0,3%) e Kospi (+0,6%) invece positivi così come i futures sul Nasdaq (+0,6%).
L’indice Shanghai Composite ha perso lo 0,3% a 3.880 punti giovedì, mentre lo Shenzhen Component è sceso dello 0,1% a 13.439 punti, invertendo i rialzi della seduta precedente. Gli investitori hanno adottato un atteggiamento più prudente in vista degli incontri tra Stati Uniti e Cina in programma nel fine settimana.
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent vedrà il vicepremier cinese He Lifeng per gli ultimi colloqui preparatori prima del vertice del 24 settembre tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping negli Stati Uniti.
Gli incontri sono attesi migliorare i rapporti tra le due maggiori economie mondiali, ma gli investitori restano cauti per le incertezze ancora presenti su dazi, sanzioni e tensioni geopolitiche, comprese quelle legate a Taiwan e al Medio Oriente.
Sul fronte societario, Byd ha perso lo 0,6% dopo le indiscrezioni secondo cui le autorità cinesi potrebbero includere il gruppo automobilistico nella delegazione di imprenditori che accompagnerà Xi Jinping al vertice con Trump. Tra i titoli più penalizzati anche quelli energetici, con PetroChina in calo dell’1,9% e Cnooc del 2,9%.
L’Unione europea ha chiesto alla Cina di limitare le esportazioni di auto ibride nell’ambito di un accordo pensato per evitare una guerra commerciale.
Le case automobilistiche europee stanno procedendo a licenziamenti su larga scala mentre i modelli più economici prodotti in Cina conquistano quote di mercato. Bruxelles vuole quindi che Pechino ridimensioni la propria industria pena l’introduzione di dazi più elevati, ha scritto il Financial Times.
«Se non limiteranno le esportazioni verso il nostro mercato, lo faremo noi», ha dichiarato un funzionario Ue. «Si tratta di fermare la deindustrializzazione. Dobbiamo agire. È una questione di gestione degli scambi commerciali». Bruxelles sta cercando da Pechino un impegno a limitare le vendite di veicoli ibridi prodotti in Cina a circa il 15% del mercato dell’Ue, rispetto a oltre un terzo attualmente.
Bruxelles ha proposto anche una serie di altri prodotti, tra cui quelli chimici, per i quali vorrebbe che la Cina mostrasse moderazione. L’Ue vuole inoltre che la Cina acquisti una maggiore quantità di beni esportati dall’Europa. A giugno l’Ue ha fissato per ottobre la scadenza per ottenere «risultati concreti» nella riduzione del crescente deficit commerciale con la Cina. Le due parti hanno istituito il forum Ue-Cina per le consultazioni sul commercio e gli investimenti (Tic), con l’obiettivo di affrontare le questioni relative all’accesso ai mercati. Il deficit commerciale dell’Ue con la Cina, pari a 1 miliardo di euro al giorno, ha «raggiunto un punto di svolta», ha dichiarato mercoledì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Il secondo shock cinese... è già qui», ha aggiunto nel suo discorso annuale sullo stato dell’Unione. «Sia chiaro: useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare il rapporto. Le parole sono importanti. Ma lo sono ancora di più i fatti».
Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefcovic dovrebbe parlare giovedì con il ministro cinese del Commercio Wang Wentao, in vista di un viaggio a Pechino il mese prossimo. Proponendo alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni, Bruxelles punta a replicare il tipo di accordo raggiunto con il Giappone nel 1986, quando Tokyo accettò di imporre restrizioni alle esportazioni di veicoli giapponesi. La politica rimase in vigore fino al 1999. La misura incoraggiò società giapponesi come Toyota e Nissan a investire nell’Ue o a collaborare con i produttori locali.
Restrizioni di questo tipo, e persino controlli sui prezzi, erano più comuni prima che la globalizzazione accelerasse negli anni Duemila, con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio. Nell’ottobre 2024 Bruxelles ha imposto dazi compensativi fino al 45% sulle auto elettriche cinesi, spingendo Pechino a introdurre a sua volta dazi sulle esportazioni europee di cognac, carne e prodotti lattiero-caseari.
Mentre le importazioni di veicoli elettrici a batteria sono successivamente aumentate moderatamente, quelle di auto ibride cinesi, soggette nell’Ue a un dazio uniforme del 10%, sono aumentate rapidamente. Le importazioni di ibride sono cresciute di oltre dieci volte, passando da 3.800 veicoli nell’ottobre 2024 a 50.000 nel luglio 2026, mentre i prezzi medi sono diminuiti. Società come Volkswagen hanno chiesto l’introduzione di dazi altrettanto forti sulle auto ibride importate.
Settori come quello chimico, automobilistico e siderurgico ammettono di essere vicini a un punto di svolta di fronte alla forte concorrenza cinese. Pechino ha adottato una serie di politiche «Made in China» per sostenere i prodotti nazionali e rafforzare le capacità tecnologiche interne. Anche se la Cina nega di fare ricorso a sussidi. (riproduzione riservata)