I mercati azionari asiatici si muovono per lo più in rialzo venerdì, seguendo i guadagni di Wall Street, dopo che i dati sull'inflazione statunitense più contenuti del previsto hanno spinto gli operatori a ridimensionare le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre. Alle ore 7:20 italiane, il Nikkei sale dello 0,3%, il Kospi dell’1,8%, mentre la Cina è in rosso: Hang Seng -1%, Snanghai -0,3%. I futures sul Nasdaq viaggiano intanto deboli (-0,18%), mentre il petrolio è poco mosso: Wti a 81, Brent a 87 dollari il barile.
L'Hang Seng scende dell’1%i venerdì, registrando la quarta seduta consecutiva in calo e toccando il livello più basso dal 24 luglio. I titoli tecnologici sono sotto pressione e gli investitori mantengono un atteggiamento prudente per le persistenti incertezze geopolitiche.
Meituan ha perso l'1,4%, mentre Alibaba e Tencent sono scese rispettivamente dell'1,1% e del 2,9%. Lenovo ha ceduto il 4,2% dopo aver raggiunto il massimo storico nella seduta precedente.
JD.com è scivolata del 6,5% in apertura dopo che il colosso dell'e-commerce ha riportato un calo dell'utile nel primo semestre, diventando il titolo blue chip con la peggiore performance e aumentando la pressione sul comparto tecnologico.
In controtendenza, Semiconductor Manufacturing è salita del 4,7% dopo aver annunciato un forte aumento dell'utile nel secondo trimestre, risultando il miglior titolo dell'Hang Seng in apertura. Sul fronte macroeconomico, oggi è atteso il dato sulla crescita annuale del pil di Hong Kong nel secondo trimestre, con gli analisti che prevedono un'espansione del 4,3%, in rallentamento rispetto al 5,9% del trimestre precedente.
Lo yen viene scambiato intorno a 159,4 per dollaro venerdì ed è avviato a chiudere la settimana con un calo di circa l'1%, dopo che l'assenza di ulteriori interventi da parte delle autorità ha incoraggiato gli operatori a continuare a scommettere contro la valuta.
Lo yen ha ormai perso circa metà dei guadagni accumulati tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, quando Tokyo e Washington avevano effettuato un intervento congiunto record. La valuta resta sotto pressione per fattori strutturali, tra cui gli ampi differenziali dei tassi di interesse, le crescenti preoccupazioni sui conti pubblici e gli elevati costi dell'energia e delle importazioni.
Nel frattempo, i mercati stanno ipotizzando un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan a settembre o ottobre, anche alla luce dei timori che uno yen più debole possa alimentare l'inflazione. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha inoltre affermato che il Giappone dovrebbe rafforzare gli interventi sul mercato valutario con politiche e fondamentali economici in grado di sostenere lo yen.
Il petrolio Wtiè scambiato intorno agli 81 dollari al barile venerdì, dopo il calo della seduta precedente. Gli investitori restano alla finestra mentre monitorano gli sforzi diplomatici per riaprire lo Stretto di Hormuz. Nonostante lo stallo, il greggio continua a uscire dal Golfo Persico e alcune petroliere navigano con i transponder spenti, anche se le navi che attraversano Hormuz restano esposte a minacce.
Gli Stati Uniti sostengono che attualmente attraverso lo stretto transitino fino a 9 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre continua ad aumentare la capacità delle forze statunitensi di scortare le petroliere.
Sul fronte della domanda, questa settimana l'Aie ha tagliato le previsioni sui consumi mondiali di petrolio, avvertendo che il protrarsi del conflitto e i prezzi elevati stanno pesando sempre più sulla domanda. Anche l'Opec ha ridotto la stima sulla crescita della domanda globale di petrolio nel 2026 a 580.000 barili al giorno, segnando la quarta revisione consecutiva al ribasso. (riproduzione riservata)