Asia in netto calo, martedì 31 marzo, con il petrolio ancora in salita: Wti a 103, Brent a 107 dollari il barile (in ritracciamento però dai massimi di 116 dei giorni scorsi). Alle ore 7:40 italiane il Kospi in Corea del Sud cede il 3,8%, il Nikkei l'1,25%, Hong Kong lo 0,7%, Shanghai lo 0,35%. I mercati comprano il T bond Usa decennale il cui rendimento scende dal 4,3565 AL 4,325 mentre i futures sul Nasdaq salgono dello 0,6%.
I prezzi del petrolio hanno registrato un forte rialzo in Asia, salvo poi ridurre parzialmente i guadagni dopo indiscrezioni secondo cui il presidente Usa, Donald Trump, avrebbe detto ai suoi collaboratori di essere disposto a porre fine alla guerra contro l’Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso, scenario che rafforzerebbe il controllo di Teheran su questa rotta strategica. Nel frattempo, l’Iran ha colpito una petroliera kuwaitiana al largo di Dubai e ha minacciato il traffico marittimo nel Mar Rosso.
Le quotazioni erano salite nelle prime ore di contrattazione in Asia mentre le autorità di Dubai lavoravano per spegnere un incendio a bordo della petroliera, colpita da un drone nelle acque dell’emirato. Tutti i 24 membri dell’equipaggio sono stati messi in sicurezza e non si registrano feriti, l’incendio è stato successivamente domato.
In Cina, l’indice pmi manifatturiero ufficiale (registrato dal governo) è salito a 50,4 a marzo 2026, da 49,0 di febbraio, superando le attese e segnando il livello più alto da un anno. Il dato indica un ritorno all’espansione dopo due mesi di contrazione, sostenuto dalla spesa pubblica e dalla tenuta dell’export, trainato anche dalla domanda globale legata all’intelligenza artificiale.
La produzione e i nuovi ordini sono cresciuti bene, mentre anche la domanda estera ha mostrato segnali di miglioramento. Restano però deboli l’occupazione e i tempi di consegna dei fornitori. Sul fronte dei prezzi, si registra una forte accelerazione: sia i costi (di input) sia i prezzi di vendita hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi quattro anni, spinti dall’aumento delle quotazioni del petrolio e dei metalli. La fiducia delle imprese resta positiva, pur con un lieve calo.
La Corea del Sud ha proposto un intervento aggiuntivo da 26.200 miliardi di won (circa 17,3 miliardi di dollari) per sostenere l’economia colpita dagli effetti della guerra in Iran. Si tratta del secondo intervento straordinario in meno di un anno di presidenza di Lee Jae Myung.
Il piano si concentra sul sostegno energetico e sulla stabilizzazione dei prezzi, con oltre 10.000 miliardi destinati a compensare l’aumento dei costi del carburante, compresi rimborsi alle raffinerie. Sono inoltre previsti aiuti a famiglie vulnerabili, giovani e imprese, in particolare esportatori e aziende petrolchimiche.
La misura sarà finanziata in gran parte da maggiori entrate fiscali legate al boom dei semiconduttori trainato dall’AI. Nonostante l’intervento, Seul prevede una riduzione del deficit al 3,8% del Pil nel 2026.
I futures sui listini americani salgono dello 0,6% martedì dopo l’indiscrezione secondo cui Trump sarebbe disposto a fermare la campagna militare contro l’Iran anche senza la riapertura completa dello Stretto di Hormuz. A questo si aggiunga che il presidente uscente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha sottolineato come le aspettative di inflazione a lungo termine restino sotto controllo nonostante le tensioni geopolitiche, ribadendo che la banca centrale ha margine per valutare gli effetti economici del conflitto. Ora l’attenzione si sposta sui dati sulla fiducia dei consumatori e sul mercato del lavoro statunitense. (riproduzione riservata)