Cina in rosso, gli utili industriali crescono del 14,4% ma le borse arretrano: che cosa si cela dietro ai numeri
Cina in rosso, gli utili industriali crescono del 14,4% ma le borse arretrano: che cosa si cela dietro ai numeri
I profitti dell’industria cinese sono balzati del 14,4% a settembre, trainati dall’industria manifatturiera avanzata. In Asia corrono Nikkei e Kospi grazie all’AI, borse cinesi in rosso

di Elena Dal Maso 27/10/2026 07:40

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L’Asia si muove a doppia velocità, martedì 27 ottobre. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei sale dell’1,6% e il Kospi del 3,13% grazie ai titoli dell’AI, mentre la Cina resta in rosso: Hong Kong per lo 0,75% e Shanghai per lo 0,5%. I buoni dati sugli utili del settore industriale non sostengono i listini. I futures sul Nasdaq, intanto, sono in calo per lo 0,3%, mentre i mercati comprano Treasury il cui rendimento è sceso al 4,98%.

Cina, salgono gli utili delle imprese grazie all’AI, ma la domanda interna resta fiacca

Gli utili delle imprese industriali cinesi hanno registrato a settembre la crescita più sostenuta da giugno, grazie al boom della manifattura legata all’intelligenza artificiale, che ha compensato la persistente debolezza della domanda interna.

I profitti delle grandi imprese industriali sono aumentati del 14,4% a settembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, secondo i dati diffusi martedì dall’Ufficio nazionale di statistica. Nei primi nove mesi dell’anno, gli utili industriali sono cresciuti del 15,5%, in lieve rallentamento rispetto al +15,7% registrato nel periodo gennaio-agosto.

La crescita arriva dopo il modesto aumento del 2025 e tre anni consecutivi di cali. A sostenere il recupero hanno contribuito gli sforzi di Pechino per contenere le aggressive guerre dei prezzi nei diversi settori e la domanda in forte espansione di apparecchiature legate all’intelligenza artificiale.

Il boom globale dell’AI e il rialzo dei prezzi delle materie prime legato alla guerra in Iran hanno sostenuto quest’anno i profitti delle società minerarie, dei produttori di chip e dei fornitori di materie prime. I produttori a valle devono invece fare i conti con l’aumento dei costi (degli input) e con una domanda interna debole.

Il miglioramento degli utili coincide con un’accelerazione dei prezzi alla produzione industriale, cresciuti al ritmo più rapido dalla metà del 2022, spinti dal rincaro dell’energia e delle materie prime nel contesto del conflitto in Medio Oriente.

Boom dell’AI, consumi in crisi

La crescita degli utili nei comparti ad alta tecnologia, come l’intelligenza artificiale e la robotica, supera quella registrata nei settori legati ai consumi, tra cui abbigliamento, auto e arredamento. Una divergenza che evidenzia la crescente polarizzazione della dinamica economica cinese.

Yu Weining, capo statistico dell’Ufficio nazionale di statistica, ha attribuito l’aumento dei profitti soprattutto alla forte crescita nei comparti dell’elettronica e della manifattura avanzata. Gli utili dei produttori di materiali speciali per l’elettronica sono più che triplicati, mentre quelli delle aziende che realizzano apparecchiature per la produzione di semiconduttori sono aumentati del 51,7%. Nei primi nove mesi, la domanda di capacità di calcolo e archiviazione per l’AI è rimasta sostenuta.

Lo sviluppo delle infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale e dei data center ha fatto crescere di oltre sei volte gli utili dei produttori di fibre ottiche, mentre quelli dei produttori di cavi sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo Yu.

Anche i produttori di materiali di base per rame e alluminio hanno beneficiato della domanda proveniente dai comparti legati all’AI e alle energie rinnovabili, con utili in aumento di quasi il 45% nei nove mesi.

Gli investimenti nella manifattura ad alta tecnologia e l’utilizzo della capacità produttiva nell’elettronica restano solidi, sostenuti dal ciclo globale dell’intelligenza artificiale e dalle priorità della politica industriale cinese, ha osservato Shena Yue, economista senior di Oxford Economics. Gli investimenti complessivi e l’utilizzo della capacità industriale rimangono invece deboli.

La domanda delle famiglie è l’anello debole dell’economia, mentre la crisi immobiliare continua a frenare gli acquisti di case e di beni durevoli collegati, ha spiegato Yue. «La forza delle esportazioni cinesi non riesce a compensare del tutto la debolezza interna», ha aggiunto.

I consumi restano fiacchi. A settembre le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,1% su base annua, superando le previsioni ma migliorando solo marginalmente il già debole dato di agosto.

Nel terzo trimestre l’economia cinese è cresciuta del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, leggermente più del trimestre precedente. Nei primi nove mesi dell’anno l’incremento è stato del 4,6%, in linea con l’obiettivo di crescita annuale fissato dal governo in una forchetta compresa tra il 4,5% e il 5%.

Stimoli contenuti

Finora Pechino ha evitato di varare nuovi importanti interventi di stimolo della domanda interna. Pesano le preoccupazioni per l’indebitamento delle amministrazioni locali e il progressivo esaurimento degli effetti degli incentivi per la sostituzione dei beni di consumo.

Secondo Dan Wang, responsabile per la Cina di Eurasia Group, i politici non ritengono urgente intervenire. Il calo dei prezzi ha aumentato il potere d’acquisto, anche se le pressioni deflazionistiche si stanno intensificando, e le autorità puntano sulle esportazioni tecnologiche per centrare l’obiettivo di crescita di quest’anno.

Le tensioni, tuttavia, stanno aumentando sia per le imprese sia per i consumatori. La maggior parte dei produttori opera con margini «molto ridotti», mentre alcune aziende sono addirittura in perdita, ha osservato Wang. Nel frattempo, le famiglie continuano ad accumulare risparmi anziché spendere, in una fase in cui la Cina affronta la più grave crisi occupazionale da decenni.

Il pessimismo sulla capacità delle imprese di generare utili si è riflesso anche sulle Borse cinesi. Alla fine della scorsa settimana, l’indice CSI 300 è entrato in una fase ribassista, mentre la prolungata debolezza dei consumi e la forte concorrenza continuano a pesare sui profitti.(riproduzione riservata)