Cina in rosso, frana l’euro: Trump annuncia accordi commerciali, ma Xi non conferma
Cina in rosso, frana l’euro: Trump annuncia accordi commerciali, ma Xi non conferma
L’Asia chiude la settimana in netto rosso, in forte rialzo il dollaro, mentre i mercati vendono il T bond, che tocca il 4,53%. Prosegue la visita di Trump in Cina

di Elena Dal Maso 15/05/2026 07:30

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L’Asia chiude la settimana in netto rosso, con i prezzi del petrolio in continua salita (Wti a 103, Brent a 107 dollari) mentre si svolge la seconda giornata di summit a Pechino fra i presidenti Xi Jinping e Donald Trump.

Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei perde l’1,9%, Hong Kong l’1,35%, Shanghai lo 0,35%, frana l’euro (-0,6% a 1,1615): il sentiment è diventato più prudente anche a causa del rialzo dei prezzi del petrolio, che ha alimentato i timori sull’inflazione e rafforzato le aspettative di nuovi aumenti dei tassi d’interesse a partire dalla Fed. E non a caso il rendimento del T bond Usa decennale sale al 4,53%, ai massimi da un anno.

Trump annuncia accordi commerciali, che la Cina non conferma

Trump e Xi si sono incontrati venerdì per l’ultima giornata del loro summit di due giorni a Pechino, in un clima di crescente preoccupazione per il fatto che la visita, nonostante l’alto profilo politico, non abbia ancora prodotto accordi significativi sul commercio né intese per porre fine alla guerra con l’Iran.

Il presidente statunitense e il suo omologo cinese hanno preso il tè a Zhongnanhai, il riservato complesso dei leader del Partito comunista vicino a Piazza Tiananmen, prima di un pranzo di lavoro previsto in agenda. Trump dovrebbe ripartire per Washington nel primo pomeriggio.  «Abbiamo parlato anche dell’Iran. La pensiamo in modo molto simile su come vogliamo che finisca. Non vogliamo che abbiano un’arma nucleare. Vogliamo che gli stretti restino aperti», ha detto Trump a Zhongnanhai.

Accompagnato dal segretario di Stato Marco Rubio, dal segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal segretario al Tesoro Scott Bessent, si è riunito con Xi e con alti funzionari cinesi, tra cui Cai Qi, membro del Comitato permanente del Politburo, il ministro degli Esteri Wang Yi e il vicepremier He Lifeng, principale negoziatore commerciale di Pechino, all’interno di un elegante padiglione.

Il summit si è aperto giovedì con una giornata all’insegna della solennità: Trump è stato accolto da Xi con tutti gli onori militari nella Grande Sala del Popolo, prima di una visita al Tempio del Cielo e di un banchetto di Stato in serata. Trump è accompagnato anche da una delegazione del mondo imprenditoriale, che comprende Tim Cook di Apple ed Elon Musk di Tesla, e ha cercato di presentare il viaggio come vantaggioso per le aziende americane.

Il presidente e altri alti funzionari statunitensi, intervenendo in televisione, hanno promesso grandi accordi, tra cui acquisti cinesi di petrolio, aerei e prodotti agricoli statunitensi, ma finora sono emersi pochi dettagli concreti. Pechino, dal canto suo, ha insistito sui propri obiettivi geopolitici durante la visita, sottolineando che la «questione Taiwan» è cruciale per le relazioni tra Stati Uniti e Cina e cercando di convincere Washington a prolungare la tregua nella guerra commerciale.

Le due parti avevano concordato lo stop all’escalation tariffaria lo scorso anno, quando Xi e Trump si incontrarono a Busan, in Corea del Sud, dopo che la Cina aveva imposto controlli all’export di minerali critici essenziali per la manifattura, minacciando di paralizzare alcuni settori industriali americani.

Il ministero degli Esteri cinese ha citato Xi affermando che i due leader hanno concordato «una nuova visione per costruire relazioni Cina-Stati Uniti caratterizzate da una stabilità strategica costruttiva».  Secondo Xi, questa impostazione offrirà «una guida strategica alle relazioni sino-americane per i prossimi tre anni e oltre».

Il presidente cinese ha definito la «stabilità strategica costruttiva» come un rapporto in cui «la cooperazione rappresenta il pilastro principale», la competizione resta «entro limiti appropriati», le divergenze sono «gestibili» e si mantiene una «stabilità duratura» capace di garantire una pace prevedibile.

Secondo diversi analisti, Pechino punta a limitare la capacità di Washington di intensificare i conflitti, mentre la Cina cerca di rilanciare l’economia interna e ridurre la dipendenza dalle esportazioni per la crescita. «Pechino sta di fatto proponendo un nuovo sistema operativo per la relazione bilaterale», ha commentato Lizzi C. Lee, esperta di economia cinese presso l’Asia Society.

Trump ha inoltre sostenuto che le due parti hanno discusso della guerra con l’Iran e che Xi ha ribadito la posizione cinese favorevole alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha affermato che Xi si sarebbe offerto di contribuire alla mediazione del conflitto, ma i media statali cinesi non hanno fatto menzione del fatto.

Il rappresentante statunitense per il commercio, Jamieson Greer, ha dichiarato che i controlli all’export sui semiconduttori non sono stati un tema centrale dei colloqui finora, nonostante la presenza a Pechino di Jensen Huang, amministratore delegato del produttore di chip Nvidia, come parte della delegazione imprenditoriale americana.

Maya Wang, vicedirettrice per l’Asia di Human Rights Watch, ha osservato che, considerato il tradizionale sostegno — almeno a livello retorico — degli Stati Uniti ai diritti umani, la loro «clamorosa omissione» durante i colloqui tra Trump e Xi segnala che Washington starebbe cedendo terreno a Pechino su questo fronte. (riproduzione riservata)