Cina in rosso, accordo da 60 miliardi con gli Usa. Petrolio e Treasury al galoppo, ora il decennale rende il 5,21%
Cina in rosso, accordo da 60 miliardi con gli Usa. Petrolio e Treasury al galoppo, ora il decennale rende il 5,21%
Asia in rosso, Usa e Iran continuano a litigare su Hormuz e il petrolio corre mentre l’oro frana. L’accordo Usa-Cina su 60 miliardi di beni non solleva i mercati, né la crescita degli utili industriali nella seconda economia mondiale

di Elena Dal Maso 28/09/2026 07:30

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L’accordo Usa-Cina su una serie di beni secondari non solleva le borse asiatiche, lunedì 28 settembre, dal momento che gli Usa continuano a itigare con l’Iran sullo Stretto di Hormuz facendo decollare di nuovo il petrolio. alle ore 7:30 italiane, Shanghai cede l’1,5%, il Kospi il 2%, il Nikkei è piatto,sale Hong Kong dello 0,7%. E’ selloff brutale sui Treasury americani, il rendimento corredal 5,16% di inizio sessione asiatica al 5,21%. I futures sul Nasdaq cedono lo 0,7%, l’oro il 2,3% a 4.188 dollari per oncia. 

Il petrolio torna a correre dopo che gli Usa hanno respinto la proposta dell’Iran

I prezzi del petrolio hanno iniziato la settimana in rialzo fra il +2% e il +3%, con il greggio Wti sopra i 94 dollari al barile e il Brent oltre i 107 dollari, dopo che il presidente Donald Trump ha respinto l’ultima proposta dell’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump ha affermato che Teheran ha giocato troppo al rialzo e si aspetta che i negoziati riprendano questa settimana.

Cina, la crescita degli utili industriali ai minimi da novembre 2025

Gli utili delle imprese industriali cinesi sono aumentati del 15,7% su base annua, raggiungendo 5.270 miliardi di yuan nei primi otto mesi del 2026, in rallentamento rispetto al +17,6% registrato nel periodo gennaio-luglio. Il dato riflette la solidità dei comparti legati all’intelligenza artificiale, mentre la debolezza della domanda interna ha pesato sulla redditività di alcuni settori.

Gli utili delle imprese statali sono cresciuti del 10,3%, a 1.670 miliardi di yuan, mentre quelli delle società per azioni sono aumentati del 20,4%, a 4.070 miliardi. Le imprese private hanno registrato un incremento del 10,4%, a 1.320 miliardi di yuan.

A livello settoriale, il comparto minerario si è confermato il principale motore della crescita, con utili in aumento del 35,1%, seguito dal manifatturiero (+17,4%), mentre le utility hanno registrato un calo del 12%.

Tra i singoli comparti, gli incrementi più marcati si sono registrati nei computer e nelle comunicazioni (+110%), nella fusione e laminazione dei metalli non ferrosi (+82,9%), nell’estrazione del carbone (+51,6%) e nella chimica (+51%).

Nel solo mese di agosto, gli utili industriali sono aumentati del 4,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, in forte rallentamento dal +11,2% di luglio e al ritmo più debole dal novembre 2025.

Usa e Cina, accordo da 60 miliardi per i beni non sensibili

Gli Stati Uniti e la Cina hanno concordato un regime tariffario agevolato che coprirà 60 miliardi di dollari di scambi di beni non sensibili, dai rasoi elettrici ai cammelli, nel tentativo di dare maggiore stabilità alle relazioni tra le due potenze.

Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti e il ministero del Commercio cinese hanno spiegato che il cosiddetto «30-for-30 framework», definito da un board of trade, consentirà a ciascun Paese di importare dall’altro beni per 30 miliardi di dollari beneficiando di aliquote tariffarie più basse.

L’annuncio, arrivato domenica sera, è stato diffuso due giorni dopo che il presidente Donald Trump aveva ospitato a Washington il presidente cinese Xi Jinping per una visita di Stato. «Come risultato diretto delle solide relazioni tra il presidente Trump e il presidente Xi, gli Stati Uniti e la Cina hanno raccomandato 30 miliardi di dollari di scambi di beni non sensibili per ciascuna delle due parti che potrebbero beneficiare in futuro di un trattamento tariffario più favorevole», ha dichiarato il rappresentante commerciale Usa Jamieson Greer.

Greer ha aggiunto che gli Stati Uniti continueranno «a perseguire un commercio equo, equilibrato e reciproco con la Cina», garantendo il rispetto degli impegni sugli acquisti di prodotti agricoli ed energetici, promuovendo scambi equilibrati di beni non sensibili e assicurando l’accesso al mercato per agricoltori, produttori, imprese e lavoratori americani.

Il ministero cinese del Commercio ha dichiarato che il meccanismo contribuirà a «mantenere la stabilità» delle relazioni economiche e a creare «condizioni favorevoli» per l’export di alcuni prodotti cinesi verso gli Stati Uniti.

La lista cinese dei prodotti statunitensi che beneficeranno del trattamento agevolato comprende 1.619 voci, tra cui numerosi prodotti agricoli come foie gras refrigerato, pelo di coniglio e cammelli, oltre a balene e delfini destinati all’allevamento. Sono inclusi anche diversi prodotti a base di carbone e dispositivi medici per ecografie.

La lista americana delle importazioni cinesi comprende invece 77 prodotti, dai seggiolini per bambini e rasoi elettrici agli ami da pesca e ai piattelli di argilla per il tiro a segno.

L’accordo arriva dopo che i due Paesi avevano concordato, prima della visita di Xi, di estendere di due mesi, fino al 10 gennaio, la tregua nella guerra commerciale sui dazi in corso da un anno.

Dopo la visita di tre giorni di Xi a Washington, i due leader dovrebbero incontrarsi nuovamente due volte quest’anno: al forum della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) di Shenzhen, a novembre, e al G20 di Miami, a dicembre.

Trump punta a continuare a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina. Greer ha dichiarato che il deficit è diminuito di circa il 40% da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, scendendo a 140 miliardi di dollari. Secondo lo US Census Bureau, il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina nel 2024, poco prima dell’inizio del secondo mandato di Trump, era pari a 297 miliardi di dollari.

Restano tuttavia divergenze in altri ambiti, in particolare sull’accesso alle terre rare. Washington chiede a Pechino di accelerare le forniture di terre rare agli Stati Uniti e ai loro alleati, compreso il Giappone, verso il quale la Cina ha limitato le esportazioni.

Gli Stati Uniti si erano opposti alla proposta cinese di estendere per un periodo molto più lungo la tregua commerciale concordata da Trump e Xi durante l’incontro dello scorso anno a Busan, in Corea del Sud, perché ritengono che Pechino non ne stia rispettando pienamente i termini, soprattutto per quanto riguarda le terre rare. (riproduzione riservata)