Cina in profondo rosso, crollano Seul (-12%) e Tokyo (-4%): pesa la guerra in Medio Oriente
Cina in profondo rosso, crollano Seul (-12%) e Tokyo (-4%): pesa la guerra in Medio Oriente
A nulla servono il pmi tonico della Cina e la promessa di Trump di scortare le petroliere lungo lo stretto di Hormuz. I bombardamenti continuano

di Elena Dal Maso 04/03/2026 07:40

Ftse Mib
45.081,34 13.51.56

+1,38%

Dax 30
24.099,76 13.51.21

+1,30%

Dow Jones
48.501,27 13.36.31

-0,83%

Nasdaq
22.516,69 7.25.15

-1,02%

Euro/Dollaro
1,1636 13.36.56

+0,53%

Spread
68,82 14.06.53

-2,97

Terzo giorno di vendite sui mercati mentre infuria l’attacco Usa-Israele sull’Iran e Teheran risponde con missili in Medio Oriente. Mercoledì 4 marzo crolla letteralmente il Kospi, l’indice della Corea del Sud (-12%) alle ore 7:40 italiane, mentre il Nikkei perde oltre il 4,1%, l’Hang Seng il 2,8% e Shanghai l’1,1%. I futures sul Nasdaq viaggiano in rosso (-1%), l’euro è schiacciato a 1,1607.

L’Asia segue le perdite di Wall Street della notte precedente, mentre la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran è arrivata al quinto giorno. Martedì Israele ha colpito un edificio dove alcuni religiosi erano riuniti per eleggere il nuovo Leader Supremo. Tuttavia, i mercati si sono in parte stabilizzati dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha promesso di scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz.

I titoli finanziari hanno guidato i ribassi in Giappone, con forti perdite per Mitsubishi UFJ (-3,3%), Sumitomo Mitsui (-4,6%) e Mizuho Financial (-2,6%). Anche i tecnologici hanno esteso il calo, tra cui Fujikura (-3,5%), Advantest (-1,6%) e Tokyo Electron (-2,1%).

Il Kospi crolla: -12%

L’indice Kospi della Corea del Sud è crollato di oltre il 12% mercoledì, prima di ridurre parzialmente le perdite, prolungando la forte ondata di vendite già iniziata nella seduta precedente, in un contesto di escalation della guerra in Medio Oriente.

La Korea Exchange ha temporaneamente sospeso le contrattazioni sull’indice. È stato inoltre attivato un circuit breaker anche sul Kosdaq (tech e pmi) che ha perso il 13%. I colossi della Corea, SK Hynix e Samsung Electronics, sono in flessione rispettivamente di oltre il 6% e del 9%.

Il mercato sudcoreano era stato protagonista di una forte corsa lo scorso anno, con un balzo del 75% e ha proseguito i rialzi anche a inizio 2026: il Kospi aveva toccato nuovi massimi grazie ai semiconduttori, i cui titoli sono saliti sull’onda della forte domanda di chip di memoria.

La guerra in Medio Oriente continua

Quanti alla guerra in corso in Medio Oriente, Israele ha lanciato una serie di «attacchi estesi» contro siti di lancio di missili, sistemi di difesa e infrastrutture iraniane. Trump. intanto, ha dichiarato che l’esercito statunitense inizierà a scortare le petroliere in transito nel Golfo «se necessario e il prima possibile». Esperti di guerra navale ed energia ritengono però che questo non avverrà nell’immediato. I prezzi del petrolio continuano a salire, con il Brent vicino a 84 dollari al barile. 

Il consolato statunitense a Dubai è stato preso di mira in un attacco con droni dopo che gli Stati Uniti avevano chiuso le ambasciate in Arabia Saudita, Kuwait e Beirut, con il Dipartimento di Stato che ha invitato gli americani a lasciare il Medio Oriente.

Cina, il pmi manifatturiero ai massimi da 5 anni

L’indice pmi manifatturiero della Cina (elaborato da RatingDog) è salito a 52,1 a febbraio 2026 da 50,3 di gennaio, il livello più alto da dicembre 2020 e il terzo mese consecutivo di crescita dell’attività industriale. La produzione è aumentata al ritmo più sostenuto da giugno 2024, mentre i nuovi ordini sono cresciuti per il nono mese consecutivo, con l’espansione più forte da dicembre 2020. La domanda estera ha registrato il maggiore incremento da settembre 2020. L’occupazione è cresciuta per il secondo mese consecutivo. 

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione dei costi (di input) ha accelerato ai massimi da giugno 2022, anche a causa dell’aumento dei prezzi dei metalli, pur restando sotto la media di lungo periodo. L’inflazione dei prezzi alla produzione ha invece raggiunto il livello più alto degli ultimi 15 mesi. Infine, la fiducia ha toccato i massimi degli ultimi 11 mesi, sostenuta dalle aspettative di una domanda più solida e di un miglioramento della capacità produttiva.(riproduzione riservata)