L’Asia apre la settimana a doppia velocità, lunedì 20 luglio: il petrolio tornato a 90 dollari il barile (Brent) a causa del conflitto Usa-Iran manda in tilt il Kospi (-4,55%) alle ore 7:30 italian), mentre il Nikkei oggi è chiuso. Bene le borse cinesi, sostenute dagli acquisti del governo: Hang Seng +2,08%, Shanghai +0,8%. I futures sul Nasdaq salgono intanto dello 0,25%.
I prezzi del petrolio hanno aperto la settimana in rialzo: il Brent è salito fino a 90 dollari al barile, mentre il Wti ha toccato gli 84 dollari a causa dell'escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha dichiarato che il cessate il fuoco con Washington è ormai di fatto saltato, mentre gli Stati Uniti hanno reso noto che un terzo militare americano è morto nelle ultime 48 ore.
L'indice Shanghai Composite viaggia in rialzo dello 0,7% lunedì, l’Hang Seng del 2,08%, recuperando parte delle forti perdite della scorsa settimana. A sostenere i listini sono stati i nuovi interventi delle autorità cinesi per rafforzare la fiducia degli investitori e stabilizzare un mercato azionario che continua a mostrare segnali di debolezza.
China Reform Holdings e China Chengtong Holdings hanno annunciato di aver incrementato le proprie partecipazioni in azioni cinesi e di essere pronte ad aumentare ulteriormente gli acquisti per sostenere il mercato. Secondo i media statali, inoltre, l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari incontrerà oggi gli operatori del settore per discutere nuove misure a sostegno dello sviluppo stabile del mercato dei capitali.
Tra i titoli migliori della seduta figurano le banche: Industrial and Commercial Bank of China ha guadagnato il 2,4%, Agricultural Bank of China l'1,4% e China Construction Bank il 3,7%.
La People's Bank of China (PBoC) ha mantenuto invariati, per il quattordicesimo mese consecutivo, i principali tassi di riferimento sui prestiti, confermandoli ai minimi storici. Il Loan Prime Rate (LPR) a un anno, utilizzato come riferimento per la maggior parte dei finanziamenti a imprese e famiglie, resta al 3%, mentre il tasso a cinque anni, parametro di riferimento per i mutui immobiliari, rimane al 3,5%.
La decisione era attesa dal mercato e riflette la prudenza della banca centrale di fronte all'incertezza generata dal conflitto in Medio Oriente. Nel secondo trimestre l'economia cinese ha registrato la crescita più debole dalla fine del 2022, anche se le esportazioni continuano a beneficiare della forte domanda legata all'intelligenza artificiale.
Sul fronte macroeconomico, le pressioni inflazionistiche restano alimentate dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento provocate dalle tensioni in Medio Oriente. A giugno i nuovi prestiti bancari in yuan sono aumentati rispetto a maggio, ma con un ritmo inferiore a quello registrato un anno prima, mentre i prezzi delle abitazioni hanno continuato a scendere, confermando la persistente debolezza del mercato immobiliare cinese.(riproduzione riservata)