Cina e yuan in corsa in vista del summit Trump-Xi. La BoJ alza i tassi ai massimi da 31 anni
Cina e yuan in corsa in vista del summit Trump-Xi. La BoJ alza i tassi ai massimi da 31 anni
La Bank of Japan alza i tassi all'1,25%, il livello più alto dal 1995, per contrastare le pressioni inflazionistiche. Intanto la Cina si prepara al summit negli Usa

di Elena Dal Maso 18/09/2026 07:40

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Le borse in Asia viaggiano brillanti con il calo dei prezzi del petrolio. La Cina, poi, si prepara al summit negli Usa atteso la settimana prossima. Venerdì 18 settembre, il Nikkei sale dell’1,8% alle ore 7:40 italiane, l’Hang Seng dello 0,8%, Shanghai di oltre l’1%, mentre il Kospi del 2,8%. Il greggio scende dell’1,5% circa, il Wti a 100 dollari e il Brent a 103 dollari il barile. I futures sul Nasdaq intanto salgono dello 0,3%.

La Bank of Japan alza i tassi ai massimi da 31 anni

La Bank of Japan ha aumentato di 25 punti base il tasso di riferimento, portandolo all’1,25% a settembre, il livello più alto dall’aprile 1995 e in linea con le attese. La decisione riflette le preoccupazioni per la persistenza delle pressioni inflazionistiche, anche a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio, che potrebbero spingere l’inflazione oltre l’obiettivo del 2% fissato dalla BoJ.

Yuan offshore ai massimi dal 2022

Lo yuan offshore (scambiato fuori dalla Cina) si è rafforzato fino a circa 6,69 per dollaro venerdì, prolungando i guadagni della seduta precedente e raggiungendo il livello più elevato dal luglio 2022. A sostenere la valuta è stato il fixing giornaliero più forte fissato dalla People’s Bank of China. La banca centrale ha stabilito il punto medio giornaliero a 6,7521 yuan per dollaro, rispetto ai 6,7580 di giovedì, confermando un orientamento al rialzo del fixing per l’ottava seduta consecutiva, la striscia più lunga dal 2023.

La mossa indica che la banca centrale potrebbe essere sempre più favorevole a uno yuan più forte in vista dell’incontro tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, previsto negli Stati Uniti il 24 settembre. Una valuta più forte potrebbe contribuire ad allentare alcune delle tensioni commerciali tra le due economie, visto che uno yuan sottovalutato offre agli esportatori cinesi un vantaggio competitivo. Intanto, anche il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent dovrebbe incontrare questo fine settimana il vicepremier cinese He Lifeng.

Petrolio in calo per la terza seduta consecutiva

Il petrolio Wti è sceso verso i 101 dollari al barile venerdì, prolungando il ribasso per la terza seduta consecutiva, mentre si sono attenuate le preoccupazioni per le interruzioni delle forniture in Medio Oriente e sono aumentate le speranze di nuovi sforzi diplomatici per porre fine al conflitto e ripristinare i flussi energetici.

L’Arabia Saudita punta a ripristinare entro pochi giorni circa metà della capacità dell’oleodotto East-West, mentre il ritorno alla piena operatività è atteso entro sei settimane. Nel frattempo, il regno sta dirottando parte delle esportazioni di greggio su petroliere in attesa al di fuori dello Stretto di Hormuz, limitandone l’esposizione a potenziali attacchi iraniani.

Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, la Cina avrebbe chiesto all’Iran di contribuire a contenere i militanti Houthi, dopo un appello arrivato da Riad, mentre il gruppo ribelle ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite. Intanto, il presidente Donald Trump ha dichiarato di stare valutando la possibilità di riprendere gli attacchi contro l’Iran in vista di un incontro con i leader dei Paesi del Golfo a New York la prossima settimana. (riproduzione riservata)