Cina e Giappone in rosso, petrolio verso i 110 dollari: una BoJ divisa e falco tiene i tassi fermi
Cina e Giappone in rosso, petrolio verso i 110 dollari: una BoJ divisa e falco tiene i tassi fermi
I mercati soppesano le parole degli Usa che aprono ad un accordo di massima con l’Iran (senza il nucleare per ora).  La BoJ tiene i tassi allo 0,75% con un board diviso a metà

di Elena Dal Maso 28/04/2026 07:40

Ftse Mib
48.190,81 10.51.59

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Dax 30
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Euro/Dollaro
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Spread
82,24 11.06.42

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Asia in rosso, martedì 28 aprile e petrolio in rialzo verso i 110 dollari il barile (il Brent). I mercati soppesano le parole degli Usa che aprono ad un accordo di massima con l’Iran sullo Stretto di Hormuz. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei cede l’1,1% dopo che la BoJ ha lasciato i tassi fermi ma dimezzato le attese di crescita, intanto l’Hang Seng cede l’1,% e Shanghai lo 0,25%. I futures sul Nasdaq si muovono in leggero calo.

Trump valuta la proposta di pace dell’Iran

Il presidente Usa, Donald Trump e il team per la sicurezza nazionale stanno discutendo la proposta dell’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco statunitense e della fine della guerra. Lo ha detto lunedì la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. 

La proposta prevederebbe di rinviare a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare di Teheran, secondo quanto riportato da Axios e Associated Press. Non è chiaro se Trump — che ha promesso di non revocare il blocco finché un accordo con l’Iran non sarà «completato al 100%» — prenderà in considerazione l’offerta per porre fine a un conflitto che dura ormai da due mesi. I prezzi del petrolio sono saliti leggermente durante la notte, mentre permane l’incertezza sull’esito della guerra.

La Bank of Japan tiene i tassi fermi ma alza le stime sull’inflazione

La banca centrale giapponese ha lasciato invariato i tassi allo 0,75% martedì, rivedendo però al rialzo le previsioni sull’inflazione alla luce dei rischi legati al conflitto con l’Iran. La decisione è stata presa con un voto diviso (6 a 3) ed è risultata in linea con le attese degli analisti. I membri dissenzienti proponevano un rialzo all’1%, sostenendo che le tensioni in Medio Oriente avessero aumentato i rischi di un aumento dei prezzi.

La Bank of Japan ha inoltre tagliato le stime di crescita per l’anno fiscale 2026 allo 0,5% dall’1% e alzato la previsione sull’inflazione core al 2,8% dall’1,9%. L’obiettivo ufficiale resta al 2%.L’istituto ha avvertito che la crescita economica del Giappone potrebbe rallentare, perché l’aumento dei prezzi del petrolio — legato alla crisi in Medio Oriente — rischia di comprimere i profitti delle imprese e i redditi reali delle famiglie.

Intervenendo alla Cnbc, Shigeto Nagai di Oxford Economics ha spiegato che il Giappone potrebbe affrontare quest’anno una situazione di «stagflazione leggera». I redditi disponibili reali sono già negativi da tempo e, secondo le previsioni, il Paese potrebbe registrare crescita stagnante con inflazione sopra il 2%.

Il Giappone aveva evitato di poco una recessione tecnica nell’ultimo trimestre del 2025, con un pil in crescita dello 0,3% trimestre su trimestre e dell’1,3% su base annua.  L’inflazione ha accelerato per la prima volta dopo cinque mesi, salendo all’1,8% a marzo, mentre il conflitto con l’Iran alimenta i timori sui prezzi dell’energia. Il governo ha eliminato alcune tasse sulla benzina e introdotto sussidi per attenuare l’impatto del caro petrolio.

L’inflazione complessiva si è attestata all’1,5%, rispetto all’1,3% di febbraio, restando sotto il target del 2% per il secondo mese consecutivo. L’inflazione core — che esclude sia alimentari freschi sia energia — è scesa al 2,4% dal 2,5% di febbraio, toccando il livello più basso da ottobre 2024.

«La crescita dei prezzi del petrolio è destinata a spingere al rialzo i prezzi, soprattutto di energia e beni, mentre continua il trasferimento degli aumenti salariali sui prezzi finali», ha detto la BoJ. La decisione arriva in un contesto di rendimenti obbligazionari in aumento: il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni ha toccato il 2,496% il 13 aprile, portandosi ai massimi dal 1997. Dopo l’annuncio, i rendimenti dei bond decennali sono rimasti stabili al 2,468%, mentre l’indice Nikkei 225 ha perso oltre l’1%.

Secondo Masahiko Loo di State Street Investment Management, la scelta della BoJ di mantenere i tassi invariati con un orientamento restrittivo riflette anche la volontà di difendere lo yen, segnalando una crescente insofferenza verso un ulteriore indebolimento della valuta.

Lo yen, pur restando debole, dovrebbe trovare un limite intorno a quota 162 contro il dollaro, considerata una «linea rossa», mentre la curva dei rendimenti giapponesi dovrebbe restare ripida nella prima metà del 2026. Dall’inizio dell’anno, lo yen ha perso oltre l’1,5% e attualmente scambia a 159,12 contro il dollaro. (riproduzione riservata)