Cina da record: surplus di 1.200 miliardi nel 2025, ma crolla l’export verso gli Usa (-20%)
Cina da record: surplus di 1.200 miliardi nel 2025, ma crolla l’export verso gli Usa (-20%)
La seconda maggiore economia al mondo continua ad affidarsi all’epxort per la crescita del Pil, mentre la domanda interna è ancora stagnante. Lo yen scavalca la soglia psicologica di 160, il mercato si aspetta una mossa del governo. Borse positive in Asia

di Elena Dal Maso 14/01/2026 07:50

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Asia positiva, mercoledì 14 gennaio, complice il surplus record della Cina e le attese in Giappone di nuove elezioni indette a febbraio dalla premier Sanae Takaichi per rafforzare la sua politica fiscale espansiva. Alle ore 7:50 italiane, il Nikkei sale dell’1,5%, Hong Kong dello 0,5%, Shanghai cede lo 0,3%. I futures sul Nasdaq intanto flettono dello 0,2%.

Cina, il surplus tocca il record di 1.200 miliardi di dollari, mentre l’export verso gli Usa crolla del 20%

La crescita delle esportazioni cinesi a dicembre ha superato nettamente le attese, spingendo il surplus commerciale annuo a un nuovo massimo storico, mentre le importazioni sono aumentate al ritmo più sostenuto degli ultimi tre mesi.

Le esportazioni sono balzate del 6,6% su base annua (in dollari) lo scorso mese, secondo i dati diffusi mercoledì dalle dogane cinesi, superando la stima mediana degli analisti (+3%) e accelerando rispetto al +5,9% di novembre. Le importazioni sono cresciute del 5,7% a dicembre rispetto a un anno prima, ben oltre le attese (+0,9%), segnando il dato più forte da settembre dello scorso anno, quando avevano registrato un aumento del 7,4%, secondo i dati Lseg.

Su base annua, le esportazioni sono aumentate del 5,5%, mentre le importazioni sono rimaste stabili, portando il surplus commerciale di Pechino a 1.190 miliardi di dollari, in crescita del 20% rispetto al 2024.

Le spedizioni verso gli Stati Uniti sono crollate del 30% a dicembre — segnando il nono mese consecutivo di calo — mentre le importazioni dagli Usa sono diminuite del 29%. A segnalare un forte rallentamento degli scambi con gli Stati Uniti nel 2025 le esportazioni cinesi verso il mercato americano sono diminuite del 20%, mentre le importazioni sono scese del 14,6%, in un contesto di tensioni sui dazi.

Il portavoce dell’autorità doganale cinese, Lv Daliang, ha detto che le relazioni commerciali con gli Stati Uniti dovrebbero essere «reciprocamente vantaggiose», invitando al dialogo e alla negoziazione per risolvere le controversie ed espandere la cooperazione. 

Dal momento che gli esportatori cinesi hanno intensificato le spedizioni verso mercati diversi dagli Stati Uniti, il crescente squilibrio commerciale ha suscitato preoccupazioni tra i principali partner, compresa l’Unione Europea. A dicembre, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha esortato Pechino ad abbandonare un modello di crescita basato sulle esportazioni e ad accelerare le misure per stimolare la domanda interna.

Preoccupazioni per il surplus

Il surplus commerciale della Cina rischia di avere un impatto «altrettanto distruttivo sul sistema commerciale globale quanto i dazi di Trump», il commento di Eswar Prasad, senior fellow della Brookings Institution, che ha poi sottolineato come la debolezza della domanda interna cinese stia frenando la crescita globale. Secondo Prasad, molti Paesi potrebbero cercare di proteggere le proprie economie alzando le barriere commerciali. I funzionari cinesi hanno promesso a dicembre di aumentare le importazioni e di lavorare per un riequilibrio degli scambi.

A dicembre, le esportazioni cinesi verso l’Unione Europea e verso l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) sono cresciute rispettivamente del 12% e dell’11%, mentre le importazioni dall’Europa sono aumentate del 18% e quelle dai Paesi Asean sono diminuite del 5%.

La seconda economia mondiale, con un Pil vicino ai 19.000 miliardi di dollari, fatica a liberarsi dalle pressioni deflazionistiche: il prolungarsi della crisi immobiliare ha pesato sulla domanda delle famiglie e un mercato del lavoro debole ha minato la fiducia dei consumatori. I prezzi al consumo sono rimasti invariati nel 2025, mancando l’obiettivo ufficiale di un aumento intorno al 2%.

La Banca Mondiale, in un rapporto pubblicato martedì, ha rivisto al rialzo la previsione di crescita della Cina per il 2026 al 4,4%, 0,4 punti percentuali in più rispetto alla stima di giugno, prevedendo ulteriori stimoli fiscali, una tenuta delle esportazioni e un miglioramento del clima per gli investimenti. Secondo Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, Pechino probabilmente manterrà invariata l’impostazione di politica macroeconomica almeno nel primo trimestre, dato che la forza delle esportazioni ha contribuito a compensare la debolezza della domanda interna e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti si sono attenuate.

A ottobre, Cina e Stati Uniti hanno concordato una tregua commerciale di un anno, che prevede il ritiro di una serie di misure di controllo sulle esportazioni e di dazi più elevati, dopo un incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente americano Donald Trump. Pechino si è inoltre impegnata ad acquistare almeno 12 milioni di tonnellate di soia statunitense nei due mesi successivi. Secondo i dati ufficiali, lo scorso anno la Cina ha acquistato 111,8 milioni di tonnellate di soia, in aumento del 6,5% rispetto al 2024. A dicembre, le importazioni del prodotto sono cresciute solo dell’1,3%, a 8 milioni di tonnellate.

Le esportazioni cinesi di terre rare sono aumentate del 32% a dicembre, raggiungendo 4.392 tonnellate e, su base annua, le spedizioni sono state superiori del 12,9% rispetto all’anno precedente. La Cina pubblicherà lunedì prossimo i dati sul Pil del quarto trimestre e dell’intero anno. Secondo un sondaggio Reuters, gli economisti si aspettano che la seconda economia mondiale sia cresciuta del 4,5% nell’ultimo trimestre. Pechino ha fissato l’obiettivo di crescita per il 2025 a circa 5%.

Lo yen si avvicina alla soglia strategica di 160

Lo yen si è indebolito oltre quota 159 per dollaro mercoledì, toccando il livello più basso da luglio 2024 e avvicinandosi alla soglia psicologica di 160, che in passato ha innescato interventi delle autorità.

Il calo segue le speculazioni secondo cui la premier Sanae Takaichi potrebbe indire elezioni anticipate già il mese prossimo per consolidare il potere e portare avanti politiche fiscali espansive. Secondo la stampa locale, le elezioni per la Camera bassa potrebbero tenersi l’8 febbraio.

Sul fronte economico, un’indagine privata ha indicato che l’attività manifatturiera sta rallentando a causa dei dazi, mentre il settore dei servizi risente delle difficoltà con la Cina legate al turismo, fattori che limitano il margine di manovra della Bank of Japan nel proseguire con rialzi dei tassi. (riproduzione riservata)