L’Asia apre la settimana a doppia velocità, lunedì 29 giugno. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede lo 0,6%, il Kospi l’1,2% appesantiti dai titoli tech e AI, mentre viaggia bene la Cina, con Hong Kong che sale dell’1,9% e Shanghai dello 0,4%. Il petrolio si colloca attorno a 70 dollari il barile, mentre i futures sul Nasdaq sono ben intonati (+0,8%).
A pesare sul sentiment è anche il rialzo (moderato) del greggio, innescato dalle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran nell'area dello Stretto di Hormuz. I due Paesi hanno tuttavia concordato nel weekend di sospendere ulteriori attacchi in vista dei colloqui di pace in programma questa settimana a Doha, in Qatar.
Sul fronte macroeconomico, sono invece arrivati segnali positivi dall'economia giapponese. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 5,3% a maggio rispetto a un anno prima, registrando il ritmo di crescita più sostenuto dal novembre 2023, grazie soprattutto agli effetti delle misure di stimolo varate dal governo, che hanno sostenuto i consumi delle famiglie.
A guidare le vendite sono stati i titoli tecnologici, mentre aumentano i dubbi sulla sostenibilità del rally alimentato dall'intelligenza artificiale. Tra i peggiori figurano Kioxia (-8,8%), SoftBank Group (-5,2%), Fujikura (-7,7%), Advantest (-5,7%) e Ibiden (-7,5%).
Gli utili delle imprese industriali cinesi sono aumentati del 18,8% su base annua, raggiungendo 3.140 miliardi di yuan nei primi cinque mesi del 2026, accelerando rispetto al +18,2% registrato tra gennaio e aprile.
Il risultato riflette il perdurare del boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale e il continuo sostegno delle autorità ai comparti industriali avanzati, nonostante la persistente debolezza di parte del settore immobiliare.
Le imprese statali hanno registrato una crescita degli utili del 19,6%, a 1.050 miliardi di yuan, mentre le società per azioni hanno segnato un incremento del 24,1%, a 2.430 miliardi. In aumento anche i profitti delle aziende private, saliti del 10,7% a 772,7 miliardi di yuan.
Il manifatturiero si conferma il principale motore della crescita, con un balzo del 74,3%, seguito dai servizi di pubblica utilità (+63,7%) e dall'industria estrattiva (+54,4%). Tra i comparti più dinamici spiccano la metallurgia dei metalli non ferrosi (+117,1%), le apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (+103,9%) e l'industria chimica (+71,6%).
Nel solo mese di maggio gli utili industriali sono cresciuti del 21,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, rallentando rispetto al +24,7% di aprile, che aveva rappresentato il ritmo più sostenuto dal novembre 2023.
Le azioni di Samsung Electronics e SK Hynix hanno chiuso in deciso ribasso dopo le indiscrezioni secondo cui i due colossi sudcoreani sarebbero pronti ad annunciare piani di investimento superiori a 2.000 trilioni di won, pari a circa 1.300 miliardi di dollari, nell'arco dei prossimi dieci anni.
Samsung Electronics ha perso il 4,7%, mentre SK Hynix ha ceduto il 3,1%. Secondo il quotidiano Korea Economic Daily, i due gruppi presenteranno i rispettivi programmi di investimento nel corso di una riunione governativa convocata lunedì alle 14 ora locale e presieduta dal presidente sudcoreano Lee Jae Myung.
Il progetto includerebbe nuovi impianti per la produzione di semiconduttori, data center dedicati all'intelligenza artificiale, tecnologie avanzate di packaging, batterie e display. In particolare, circa 300 trilioni di won sarebbero destinati a nuovi stabilimenti nel sud-ovest della Corea del Sud, 360 trilioni al polo dei semiconduttori di Yongin e oltre 350 trilioni ai data center per l'intelligenza artificiale.
Samsung Electronics e SK Hynix sono tra i principali protagonisti del boom dell'intelligenza artificiale. La domanda di memorie HBM (High Bandwidth Memory) continua infatti a superare l'offerta, mentre i grandi operatori del cloud e le aziende tecnologiche accelerano gli investimenti nelle infrastrutture AI.
SK Hynix è oggi il principale fornitore dei chip HBM più avanzati utilizzati da Nvidia, mentre Samsung sta aumentando gli investimenti per colmare il divario tecnologico con il concorrente nazionale. (riproduzione riservata)