I passi in avanti e la diffusione nei vari ambiti dell’economia dell’intelligenza artificiale sta sostenendo la domanda di strutture sempre più sofisticate. La spesa in conto capitale legata all’AI resta il principale elemento che spicca rispetto al resto del mercato, mentre settori come l’automotive e quello industriale più in generale restano sotto pressione a causa di difficoltà legate al momento storico. Dopo il rally recente dei semiconduttori bisogna essere cauti e selezionare bene i titoli dei chip, le valutazioni si sono assestate all’interno dei vari sotto-segmenti, «rendendo necessaria una maggiore selettività», notano gli analisti di Intesa Sanpaolo in un recente report sul comparto dei semiconduttori europei. Gli specialisti assegnano il rating buy ad Asml e a Infineon, mentre StM, Technoprobe e Arm hanno un giudizio neutral.
Lo scorso dicembre, spiegano gli analisti, l’associazione di settore Wsts (Il World Semiconductor Trade Statistics) ha «rivisto nettamente al rialzo le previsioni di crescita del mercato dei semiconduttori», spiega il report, stimando vendite globali per 772 miliardi di dollari nel 2025 (+23% annuale) e 976 miliardi nel 2026 (+26%), «anticipando in modo significativo il traguardo di 1.000 miliardi previsto per il 2030».
Il miglioramento delle stime deriva dalla forza dei segmenti Logic e Memory, sostenuti dai processori per l’AI, dall’advanced packaging e dalle infrastrutture per data center. I primi segnali giunti da Tsmc, Micron e Microchip «rafforzano la fiducia nel ciclo» grazie alla scarsità nel mercato delle memorie, a una forte domanda per i nodi più avanzati (advanced-node, chip dalle dimensioni nanometriche molto ridotte) e a una migliore visibilità sugli ordini. L’AI resta il principale motore di crescita definito «anomalo» dagli analisti, mentre i mercati finali tradizionali (automotive e industriale) stanno uscendo da una lunga fase di correzione delle scorte.
L’attuale ciclo dell’intelligenza artificiale, ragionano i broker di Intesa Sanpaolo, «si differenzia in modo sostanziale dalla bolla internet dei primi anni 2000» dal momento che è trainato da megacap dai notevoli profitti, caratterizzate da una forte generazione di cassa e valutazioni ancora supportate dai fondamentali. La questione centrale non è più quella delle valutazioni, sottolineano gli esperti, ma quanto rendono gli ingenti capitali investiti. Con l’intensificarsi degli investimenti (capex) sull’AI e il progressivo ricorso al debito, gli investitori chiederanno prove più chiare di redditività dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale. Ecco perché sarà fondamentale a quel punto monitorare «il pricing power dell’AI, l’adozione da parte delle imprese e la capacità di trasformare la crescita dell’utilizzo in ricavi ricorrenti e sostenibili». In sintesi: quanto rende alle società in termini di margini e utile l'introduzione di modelli AI?
Non bisogna poi scordare la questione sempre più invasiva delle tensioni geopolitiche che «rischiano di trasformare quella che era una catena di fornitura globale integrata in ecosistemi regionali concorrenti». I governi stanno investendo molto nella capacità produttiva interna per evitare vulnerabilità future nelle forniture, mettendo in discussione anni di efficienze derivanti dalla globalizzazione e aprendo la strada a possibili rischi di sovraccapacità, avvertono gli analisti. Gli Stati Uniti hanno stanziato 52 miliardi di dollari con il Chips Act, la Cina punta al 40% di autosufficienza entro il 2030, concentrandosi sui nodi maturi, mentre l’Europa ha pianificato investimenti per oltre 43 miliardi di euro in capacità.
Dopo il recente rialzo, le valutazioni dei semiconduttori si sono riallineate tra i sotto-segmenti, riflettendo il diverso grado di esposizione all’AI e il posizionamento nel ciclo. Le large cap del settore scambiano ora in linea con la media degli ultimi cinque anni quanto a rapporto prezzo/utile rispetto ai picchi del 2024, quando i timori di una «bolla AI» avevano frenato l’espansione dei multipli.
I produttori di apparecchiature (sia nel segmento wafer fabrication equipment sia nel testing) risultano tra i sotto-settori dai multipli p/e più alti, sostenuti dalla forte visibilità degli investimenti legati all’AI. Anche i semiconduttori di potenza (componenti elettronici progettati per gestire correnti e tensioni elevate) trattano su multipli vicini ai massimi del ciclo, scontando nei prezzi una ripresa nel 2026-27 ancora da concretizzarsi veramente. Al contrario, i titoli dell’Eda (Electronic Design Automation) viaggiano sotto le medie storiche.
L’ottica di investimento che gli analisti esprimono nel report non si basa solo sulle valutazioni relative, ma sulla visibilità degli utili all’interno di un ciclo di crescita di più anni. I broker avviano la copertura con rating buy su Asml (target price 1.400 euro), il titolo preferito per esporsi al ciclo di capex guidato dall’AI, rating buy anche su Infineon (target price di 50 euro), scelta come miglior scommessa sulla ripresa ciclica, grazie a una maggiore esposizione all’AI e a una governance «più lineare» rispetto a StM (giudizio neutral, target price 28 euro). I broker sono neutral su Arm (target 125 dollari) per le incertezze strategiche sui chiplet (piccoli blocchi di chip progettati per essere assemblati insieme in un unico package) e la crescente esposizione a SoftBank. Pur alzando il target price da 10 a 16 euro, il giudizio su Technoprobe rimane neutral, dopo il veloce rerating del titolo. (riproduzione riservata)