Chi saprà trasformare gli investimenti in valore ? Unicredit, Microsoft, Exor e  Leonardo sotto la lente degli analisti
Chi saprà trasformare gli investimenti in valore ? Unicredit, Microsoft, Exor e Leonardo sotto la lente degli analisti
Unicredit deve dimostrare che il risiko produce valore, le holding che lo sconto sul nav non è permanente e la Francia che il debito può tornare su una traiettoria sostenibile. La difesa deve trasformare gli annunci politici in ordini

di Francesca Gerosa 27/09/2026 02:00

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Gli investitori temono che il boom dell’intelligenza artificiale possa trasformarsi nel classico ciclo “boom and bust”, ma nessuno vuole essere quello che scende dal treno troppo presto. Negli incontri con i clienti, Bank of America ha rilevato che l’80% delle discussioni è stato dedicato al capex legato all’AI. Non sorprende: gli investimenti degli hyperscaler hanno ormai assunto dimensioni tali da essere diventati una variabile macroeconomica a tutti gli effetti.

È proprio qui che BofA invita alla prudenza. I grandi cicli tecnologici del passato hanno spesso seguito lo stesso copione: forte aumento degli investimenti, maggior concorrenza, pressione sui prezzi e, alla fine, rallentamento del capex. Per ora non ci sono segnali chiari che il ciclo AI stia per girare, ma le valutazioni sono elevate e i rendimenti obbligazionari più alti rappresentano un ostacolo. BofA continua a essere negativa sulle azioni europee, vede una correzione del 10% e punta su otto settori più difensivi.

Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle potrebbero spendere circa 820 miliardi di dollari nel solo 2026 e, secondo UBP, arrivare a 1.000-1.300 miliardi nel 2027. Il mercato obbligazionario, il private credit, il project finance e le cartolarizzazioni stanno contribuendo a finanziare una macchina sempre più costosa. Secondo UBP, dietro l’ecosistema AI ci sono quasi 3.000 miliardi di dollari di obbligazioni. Per ora i grandi protagonisti hanno spalle abbastanza larghe per sostenere il debito. Ma qualcuno più di altri rischia un taglio del rating.

Non tutti, però, vedono una bolla all’orizzonte. Cathie Wood, fondatrice di Ark Invest, interpreta la stessa dinamica in modo decisamente più ottimistico. A suo avviso, il crollo dei costi dell’inferenza AI e la crescita dell’utilizzo dei modelli potrebbero generare una nuova ondata di produttività e di deflazione “buona”. Nel suo scenario, l’AI potrebbe spingere la crescita reale globale ben oltre le attese.

In Italia il risiko bancario continua a tenere banco. Unicredit può superare i 90 euro e raggiungere i massimi dal 2009. Citi ha alzato il target price sull’azione, confermando il giudizio buy. La revisione incorpora anche l’ipotesi di consolidamento di Commerzbank nel modello e un costo del capitale leggermente più basso. Dall’integrazione Citi vede spazio per una valorizzazione elevata, ma segnala anche i rischi legati all’esecuzione, alla qualità del credito, alla volatilità dei titoli di Stato e a eventuali nuove acquisizioni.

Le holding europee giocano una partita completamente diversa: quella dello sconto. Secondo AlphaValue, il comparto scambia mediamente con uno sconto del 22% rispetto al net asset value, ma il rendimento medio è soltanto intorno al 2%. Non proprio il tipo di combinazione capace di far correre gli investitori alla cassa. Alcuni casi, però, sono interessanti proprio per l’ampiezza dello sconto. Exor viene indicata al 56% sotto il Nav e Wendel al 48%. La domanda, in questi casi, è sempre la stessa: lo sconto è un’opportunità oppure il mercato sta semplicemente chiedendo tempo per capire cosa valgano davvero gli asset?

Da qui passiamo a un altro grande tema europeo: la difesa. Citi ha costruito le proprie valutazioni assumendo una spesa militare europea al 3,5% del pil, ma ha provato anche a capire cosa succederebbe se l’obiettivo fosse soltanto il 3%. Il risultato è interessante: anche con una spesa inferiore alle ipotesi di base, cinque società, tra cui Leonardo, conserverebbero una sensibilità positiva significativa agli investimenti nel settore.

Lo stesso tema della trasformazione industriale si vede in un altro settore: lo spazio. L’Esa prevede di aumentare progressivamente il ritmo dei lanci di Ariane 6 fino a 12 all’anno entro la fine del 2029, con l’obiettivo successivo di arrivare a 15. Per Vega-C, invece, si punta ad arrivare a sei lanci annui, con la possibilità di salire ulteriormente se la domanda lo richiedesse. L’obiettivo complessivo è avvicinare il Centro Spaziale della Guyana a 30 lanci l’anno entro il 2030. Per Avio è musica per le orecchie. Intesa Sanpaolo stima che il raggiungimento degli obiettivi indicati dall’Esa potrebbe tradursi in 117-176 milioni di euro in più nelle stime sul gruppo.

Invece la Francia deve fare i conti con un debito pubblico al 119,3% del pil nel 2026 e al 121,7% nel 2027. Le elezioni presidenziali del 2027 aggiungono quindi un ulteriore elemento di incertezza. Gli ultimi sondaggi mostrano Marine Le Pen in testa e Barclays più che un aumento dello spread Francia/Germania teme una caduta libera dell’euro che ancora non sconta un’avanzata della destra.

È tutto per oggi. Per le prossime due settimane la newsletter va in vacanza. Mi prendo qualche giorno per staccare le batterie. Ci ritroviamo domenica 18 ottobre con tante nuove idee da raccontare. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.

Francesca