Che cosa insegnano le due opa bancarie mai decollate nel 1999
Che cosa insegnano le due opa bancarie mai decollate nel 1999
San Paolo e Unicredit tentarono operazioni di aggregazione bancaria che furono bloccate dalla Banca d’Italia. Un intervento istituzionale che segnò un’epoca di rigore normativo e autonomia bancaria

di Angelo De Mattia 21/08/2026 02:00

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Al tempo delle ops può essere utile ricordare, per un riferimento storico, ma anche perché si tratta di un de te fabula narratur, l’altra, significativa operazione tentata ai vertici del settore bancario circa 27 anni fa.

Le offerte del ‘99 di San Paolo e Unicredit

Si tratta delle Offerte pubbliche progettate, rispettivamente, dal San Paolo di Torino su Capitalia e dall’Unicredit sulla Comit. Allora vigeva la disposizione formalizzata dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio secondo la quale, prima di sottoporre alla delibera degli organi statutari competenti progetti di rilevante innovazione quale quello di un’aggregazione, bisognava informarne sette giorni prima l’organo di vigilanza per evitare che fossero definitivamente deliberate decisioni che poi avrebbero potuto non essere autorizzate dalla Vigilanza.

Le banche rimanevano comunque libere di decidere anche nel caso di perplessità o contrarietà della Banca d'Italia. Era la cosiddetta informativa preventiva che tante reazioni avverse ebbe fino a quando la sua abrogazione fu considerata smodatamente, da una testa d' uovo, come addirittura una riforma costituzionale. Eppure è ciò che nell’informalità non può non continuare ad accadere.

L’archiviazione delle opa

Crede alla befana chi pensa che Bankitalia e Bce nulla sappiano dei progetti di aggregazione e li conoscano solo dopo le delibere degli organi aziendali competenti. Sono i compiti istituzionali di controllo e la tutela del risparmio che non potrebbero legittimare questa sorta di velo.

Le due operazioni menzionate, che non avevano rispettato l'informativa preventiva, venivano presentate dagli offerenti come consensuali, ma le banche target dissentivano e sostenevano che si trattava di operazioni ostili. In queste condizioni, la Banca d’Italia non poteva rilasciare alcuna autorizzazione, ma doveva invitare, come avvenne, gli istituti che volevano l’integrazione a sottoporre ai rispettivi organi i progetti precisando che si trattava di operazioni non consensuali, a differenza di quanto era stato informalmente detto prima. A questo punto, gli organi in questione preferirono soprassedere e di fatto le opa furono archiviate.

L’intervento di Giovanni Agnelli

Ma un fatto importante dal punto di vista istituzionale si era nel frattempo verificato: poiché la Fiat, con le sue finanziarie, aveva una partecipazione nel San Paolo, Giovanni Agnelli contattò Palazzo Chigi nel sabato in cui si era saputo delle tentate operazioni - si disse allora fosse stato contattato direttamente il presidente del Consiglio Massimo D’Alema - con un intervento ad adiuvandum, in favore dell'istituto potenzialmente aggregante.

La risposta fu che il governo non aveva poteri al riguardo e che rispettava l'autonomia e il ruolo della Banca d’Italia. La cosa non ebbe alcun seguito. I due presidenti, rispettivamente del San Paolo e dell’Unicredit, Luigi Arcuti e Lucio Rondelli mostrarono, nei colloqui con il governatore Antonio Fazio, di aver ben capito le ragioni della posizione di via Nazionale.

I tempi sono cambiati

Distanza dalle istituzioni della politica, precisione e vigenza della specifica normativa, puntualità delle risposte della Vigilanza fecero la loro parte nella descritta vicenda. E fu una parte così incisiva che indusse le due banche a revocare le rispettive offerte. Ora tempi, norme, comportamenti sono cambiati.

Accanto ad alcuni cardini che restano immutati, a partire dal rapporto tra politica e banche, i criteri, le finalità, i passaggi procedurali indicati dal governatore Fabio Panetta all’assemblea dell’Abi del 15 luglio - una summa icastica del dover essere delle banche che progettano concentrazioni - richiedono una puntuale osservanza.

Su di essi bisognerebbe riflettere, anche per la loro applicazione ai casi di questi giorni nei quali di tutto si parla meno che del rispetto di questo insieme di disposizioni, criteri, indirizzi di sana e prudente gestione. (riproduzione riservata)