Che bufala da scopertisti, l’AI che sostituisce i consulenti finanziari
Che bufala da scopertisti, l’AI che sostituisce i consulenti finanziari
Il forte ribasso dei titoli dei gestori di patrimoni provocato dalla convinzione che l’AI possa automatizzare la consulenza finanziaria. Che la possa migliorare e velocizzare è certo, ma senza il tocco umano ci sarà sempre un rischio in più che non vale la pena di correre

di di Paolo Panerai 13/02/2026 19:30

Ftse Mib
45.430,62 17.40.00

-1,71%

Dax 30
24.914,88 18.00.00

+0,25%

Dow Jones
49.500,93 23.38.38

+0,10%

Nasdaq
22.546,06 23.30.00

-0,22%

Euro/Dollaro
1,1872 23.00.29

+0,14%

Spread
60,69 17.30.10

+0,38

«Tempesta AI sul risparmio gestito», ha titolato in prima pagina MF di giovedì 12 febbraio. E nel sommario: «Pesanti i titoli che operano come gestori: Fineco e Mediolanum hanno perso il 10%, Banca Generali il 7,6, Azimut il 4,5%».

Come dire che la AI potrebbe sostituire i gestori esseri umani e chi sa usare la AI potrebbe risparmiarsi le commissioni dei gestori?

L’innovazione di MGGpt

Come sapete, questa casa editrice è stata la prima (e tuttora l’unica) in Italia e contemporaneamente in Europa in contemporanea con il Financial Times a realizzare e lanciare un sistema di AI generativa autonoma che ha preso il nome di MFGpt. Lo schema di nome del servizio è simile a quello di OpenAI, il colosso più clamoroso dell’AI generativa autonoma, con cui non abbiamo nessun rapporto; il suo servizio lo ha chiamato semplicemente ChatGpt, non avendo OpenAI come noi una testata storica di informazione economico-finanziaria, del fashion e di altri settori per il target alto di chi si occupa di finanza e delle altre tematiche del quotidiano e in generale di tutte quelle seguite dalla nostra casa editrice, Class Editori spa. Non è quindi presunzione da parte nostra poter dire che quanto è accaduto recentemente in Borsa sui titoli delle gestioni finanziarie è pura speculazione. Per vari motivi:

Le aziende del risparmio? Tutt’ altro che superate

1) Non è né presunzione né arroganza poter affermare, per esperienza diretta, che l’AI generativa può essere (è) un formidabile sistema di informazione e di calcolo, ma chi lasciasse operare la AI senza una decisione finale umana, sarebbe un pazzo;

2) far credere il contrario, come i ribassisti hanno tentato di far credere agli investitori in titoli delle aziende che si occupano di risparmio e che quindi sarebbero superati, non è non solo scorretto ma è una vera e propria falsità. Sarebbe come dire che il mondo si è fermato ai tempi della scoperta della leva e che quindi tutte le realizzazioni che sono venute dopo potevano (dovevano) essere subordinate alla leva.

Anche alla scuola elementare i ragazzi capiscono che dai tempi della leva e della clava il mondo è arrivato non solo sulla luna, ma che arriverà presto a trarre solo vantaggio dalle AI, in particolare generativa, perché essa è lo strumento che, usato correttamente, eleva straordinariamente le capacità umane della conoscenza e dell’analisi, per uomini e donne che sanno usarla e che vogliono accrescere la propria personale capacità di analisi e quindi di decisione.

Il vero lavoro dei gestori di patrimoni

E quale mestiere fanno i gestori di patrimoni e investimenti relativi se non capire, in passato con la calcolatrice, poi con il computer e ora con la capacità di informazione che deriva dalla AI generativa, quali sono le migliori allocazione degli investimenti?

Tutto ciò dimostra quanto specialistica sia stata e sia la gestione di titoli da parte delle società specializzate del settore e come alla loro guida possano esserci solo persone capaci ora di sfruttare essi stessi lo strumento della AI per moltiplicare le proprie analisi e quindi scegliere i migliori investimenti, ma non certo far decidere tutto alla AI. E se per caso si volesse far credere ai risparmiatori che la AI possa fare da sola da consulente e da operatore vorrebbe dire tentare di buttare a mare l’esperienza e la competenza dei gestori, che rimane, anzi si accresce con la AI se usata in maniera professionale.

Una pura speculazione

Si è quindi di fronte, per quanto è accaduto, a una pura speculazione, anche perché è ovvio che tutti i gestori si siano già attrezzati o si stiano attrezzando per usare al massimo la AI, ma come strumento non come decisore. Naturalmente il loro lavoro con la AI sta cambiando, ma in meglio, e la diversa competenza fra loro e chi ha loro affidato (ed è conveniente che continui ad affidargli) il proprio denaro in gestione, rimarrà.

Può darsi che alcuni risparmiatori decidano di fare investimenti direttamente grazie alla AI ma a loro rischio e pericolo, essendo comunque certo che in nessuna professione e quindi anche in quella dei gestori, la professionalità specifica non sia la ragione stessa della loro esistenza.

Poi, naturalmente, ci possono essere e ci sono anche società professionali più o meno capaci, ma ciò accade in qualsiasi settore. Sarà quindi la capacità da parte delle società di gestione del denaro di continuare, grazie anche allo strumento di AI, a ottenere rendimenti del portafoglio più o meno brillanti e quindi determinare la loro maggiore o minore fortuna. Tutto ciò dimostra la strumentalità dell’azione di vendita di titoli delle società di gestioni patrimoniali da parte di chi pensa di poter allettare i risparmiatori con la loro offerta di AI generativa per fare investimenti in autonomia.

L’iniziativa dei Cavalieri del Lavoro

Queste considerazioni vengono da noi, cioè da chi, come Class Editori, ha realizzato la prima AI generativa in Italia e da 40 anni edita media in grado di accrescere la cultura economica e finanziaria dei lettori. Solo una crescita culturale contemporanea dei risparmiatori e dei gestori potrà determinare un mercato degli investimenti sempre più professionale, con l’effetto di far salire la cultura del settore e quindi una maggiore efficienza complessiva.

Delle problematiche e dei benefici della crescita prorompente della AI generativa si stanno facendo carico anche i Cavalieri del Lavoro italiani, cioè gli esponenti più impegnati del mondo economico-imprenditoriale ritenuti per questo dal Presidente della Repubblica più meritevoli verso l’economia del Paese e pertanto di una delle maggiori onorificenze del Paese. Per il prossimo marzo, la Federazione Cavalieri del lavoro ha organizzato un importante convegno a Firenze e in questo periodo si stanno svolgendo seminari di preparazione.

Il parere della professoressa Caputo

Uno si è svolto giovedì 12. E a introdurlo è stata la professoressa Barbara Caputo del Politecnico di Torino con una tesi molto interessante, assolutamente anticonformista nel momento in cui la AI viene quasi beatificata. In sostanza la brava professoressa ha sostenuto che per poter mettere a frutto la AI occorre avere in azienda una base tecnologica molto alta, cioè già dotata di strumenti e di sapere tecnologico, altrimenti è molto più semplice e meno oneroso proseguire con le strumentazioni tradizionali.

A parere della professoressa Caputo (saggia, giova ripeterlo, oltre che competente) non è detto che la AI sbaragli completamente il campo: chi ha produzioni di qualità continuerà ad avere mercato anche se non ha pronunciate utilizzazioni di AI. È appunto una saggia posizione, perché per raggiungere oggi una piena capacità di utilizzare i vantaggi strutturali dell’AI occorre avere apparati aziendali avanzati. Altrimenti si rischia di avere oneri pesanti senza averne i benefici.

E quello di Franco Bernabè

Una posizione non lontanissima quella del cavaliere del lavoro, Franco Bernabè, con un passato di top manager una lunga carriera iniziata all’Ocse di Parigi, poi all’Eni di cui è arrivato a fare l’ad, per poi trasferirsi con la stessa carica a Telecom Italia dove evidentemente ha maturato una ottima cultura tecnologica. Anche secondo Bernabè per chi non ha una sufficiente cultura tecnologica, cercare di utilizzare i vantaggi, con pochi svantaggi, della AI, può essere assai pericoloso. Per trarre beneficio dall’AI è quindi necessario avere cultura ma anche idee molto chiare sull’obbiettivo da perseguire.

Da parte mia, nominato cavaliere del lavoro dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, nonostante tutti e due conoscessimo la fulminante battuta di Indro Montanelli secondo cui «Giornalista? Sempre meglio che lavorare», ho descritto perché, come del resto i lettori di O&T sanno, abbiamo lanciato MFGpt: avevamo ricevuto la proposta di cedere a uno dei maggiori operatori dell’AI i nostri archivi dei nostri 40 anni di informazione e dei successivi aggiornamenti. Era una bella cifra quella offerta, ma abbiamo maturato il convincimento, come ho già scritto, che cedere tanti anni di informazione professionale in quasi tutti i settori dell’economia, della finanza, del lifestyle e fashion, era come spogliarsi del nostro patrimonio.

Una scelta di piena indipendenza

Del resto, avevamo visto che per editori puri come quello del New York Times e anche come noi impegnati a essere da sempre indipendenti, l’atto di vendere quanto è stato prodotto in tanti anni di informazione autonoma e quindi oggettiva e di costanti aggiornamenti, era come abdicare al principio di continuare a perseguire appunto l’indipendenza dell’informazione con le tecnologie più avanzate. Così abbiamo detto di no e da alcuni mesi offriamo analisi e ragionamenti capaci di essere realizzati solo dall’AI, ma in piena indipendenza.

In piena indipendenza perché (avviso ai naviganti, cioè a chi usa la nostra AI) solo l’indipendenza sommata alla competenza può permettere di offrire analisi, dati e informazioni oggettive.

Sappiamo, anzi ne siamo certi, che quanto è avvenuto mercoledì sul mercato borsistico nei confronti delle società di gestione di patrimoni, piccoli o grandi che siano, sia frutto solo di speculazioni da parte di chi, facendo scendere le quotazioni spera di ottenere guadagni al ribasso.

I pericoli di un cocktail di informazioni miste

Ma c’è qualcuno che pensa che anche in Borsa non sia decisiva la precisione dei dati, dei trend, e l’indipendenza di chi li comunica? Mi dispiace dire che prima della caduta di mercoledì 11, nessuno poteva pensare o affermare che la AI non fosse più che utile, se aiuta a scegliere. Ma solo a una condizione appunto: l’indipendenza di chi fornisce informazioni, dati e commenti perché, se nell’informare c’è chi ha interessi personali o di gruppo rispetto a quelli legittimi degli utenti, allora anche la AI generativa può colpire drammaticamente in negativo.

Ma c’è un altro pericolo: il cocktail di informazioni accumulate negli archivi digitali e provenienti da fonti diverse e per di più con orientamenti e autonomia diversa, non può che fornire un sapore alla fine non gradevole, perché frutto di risultati informativi non corretti.

La forza di una base informativa professionale

Nessuno, né tanto meno io, possiamo contestare il trend americano di investire centinaia e centinaia di miliardi di dollari nella AI. Ci mancherebbe. Ma i miliardi non sono necessari quando si hanno disponibili, come base di partenza dei rafforzamenti della AI, archivi pluridecennali, dati, informazioni oggettivi percepenti da fonti e da media indipendenti e oggettivi.

È come in molti altri settori, dove ci sono miliardari che usano i miliardi per vincere e contemporaneamente professionisti che fanno dell’indipendenza la ragione stessa di essere.

Talvolta vince chi ha il potere dei miliardi, ma talvolta vince anche chi senza miliardi può contare su una base informativa professionale, archivi zeppi di dati di origine certa, e la volontà di chi gestisce il tutto di metterli a disposizione di chi condivide i valori della democrazia e della trasparenza.

Non servono i miliardi a vincere sul campo

Senza infingimenti, come nel nostro caso. E infatti gli utenti di MFGpt sono in forte crescita. A dimostrazione che non serve e non basta avere centinaia di miliardi a disposizione per vincere su tutto il campo. L’informazione corretta e che serve più del pane per la vita delle democrazie e delle singole persone, può essere composta e diffusa anche senza investimenti a nove cifre. Serve prima di tutto professionalità e onestà intellettuale. Grazie a voi che ci avete scelti.

La nostra MFGpt non è altro che la conseguenza o, meglio, il risultato di 40 anni di informazione indipendente al servizio unicamente del lettore. Ed essa anticipa un nuovo trend del processo informativo: oggi chi vuole essere informato deve cercarsi le notizie, i fatti, i dati di maggiore suo interesse: con Google o altri sistemi. E la via è stata ed è quella di scegliere media affidabili nei quali, in primo luogo, vengono cercate le informazioni di interesse diretto, il resto, sia che siano notizie o commenti, sono un complemento fondamentale della propria cultura e del proprio aggiornamento. Nella sua straordinaria evoluzione tecnologica la AI impiegata come facciamo in MFGpt permette agli abbonati di richiedere e ricevere ogni mattina, in testa al servizio, le informazioni di primario e assoluto interesse di ciascuno. La AI fa in sostanza il lavoro di ricerca individuale nei media a disposizione per ciò che ci interessa in via primaria e professionale.

Un maggiordomo intelligente

Ecco, chi si abbona a MFGpt, basta che definisca i temi di suo interesse principale e ogni mattina riceve tutte le informazioni e i commenti maturati nelle ultime 24 ore. Poi, appreso in primo luogo le informazioni di primario interesse, potrà proseguire con tutte le interrogazioni a cui desidera avere risposta: che è la straordinaria potenzialità della AI generativa. Ma appunto in primo luogo si ricevono le informazioni e i dati su tutti i temi di interesse primario. Come se ci fosse un maggiordomo che ricerca per voi le informazioni nei campi di interesse primario e ve le offre su un vassoio d’argento.

In poche parole, se si considera la AI generativa un maggiordomo intelligente che conosce cosa si vuole ricevere ogni mattina come informazioni primarie ed egli, scandagliando i media, le rintraccia e le offre sul mitico vassoio d’argento, poi sarà l’utente-lettore che potrà condurre direttamente l’interrogazione sui temi che gli interessano per il suo lavoro o per pura curiosità, o ancora per fare calcoli e confronti che richiederebbero molto tempo e la consultazione di tutti quei documenti e informazioni che, nel nostro caso, hanno la profondità di 40 anni. Buona ricerca e buona lettura. (riproduzione riservata)