Ceuta affronta quella che potrebbe essere la più grave crisi migratoria della sua storia. Secondo stime di fonti del ministero dell’Interno spagnolo, circa 60 mila migranti sarebbero entrati nell’enclave spagnola dal Marocco nelle ultime 24 ore. La «situazione è insostenibile», ha detto il presidente dell’exclave spagnola in Marocco, Juan Jesus Vivas ai media dopo una riunione con il premier Pedro Sanchez, il ministro dell’Interno e i vertici delle forze di sicurezza. «È come se in Spagna in 24 ore entrassero 34 milioni di persone. Una cifra che indica che è assolutamente impossibile assimilare questa pressione», ha segnalato.
Intanto il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez ha aperto alla possibilità di studiare una possibile riforma della legge sull’immigrazione per garantire che i rimpatri transfrontalieri vengano effettuati «nel modo più efficiente possibile». In una conferenza stampa a Ceuta, Sanchez ha assicurato che le autorità del Marocco sono disposte a collaborare per accelerare il rimpatrio dei propri cittadini.
Per il premier spagnolo i responsabili dell’entrata in massa di migranti sono «le mafie». Quella in corso, ha detto, è «una delle maggiori crisi» vissute nel Paese, provocata da «una lettura interessata che fa chi traffica con gli esseri umani di una sentenza della Corte Suprema, mediante la quale si dice che non è possibile il rimpatrio delle persone che entrano nel nostro spazio a nuoto».
La maggior parte degli ingressi si è concentrata nell’area del Tarajal, il principale valico tra Ceuta e il Marocco. Migliaia di persone hanno raggiunto l’enclave a nuoto, utilizzando salvagenti e camere d’aria per aggirare le barriere che si estendono in mare, mentre altri hanno attraversato i varchi terrestri approfittando della pressione esercitata contemporaneamente lungo diversi punti della frontiera. Le autorità spagnole hanno recuperato almeno 34 corpi lungo la costa e nelle acque prospicienti il confine, mentre proseguono le operazioni di ricerca.
«Le immagini che arrivano da Ceuta sono inaccettabili. Non possiamo consentire a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole». È quanto dichiara in un messaggio su X la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, sottolineando che «gli attraversamenti pericolosi devono cessare immediatamente, le reti di trafficanti devono essere smantellate e i rimpatri devono essere rapidi, come consentono le nostre regole». Von der Leyen ha incaricato due commissari di contribuire al controllo della situazione. Il commissario agli affari interni Magnus Brunner sta lavorando con la Spagna ed è pronto a recarsi nelle aree critiche per valutare ulteriore sostegno operativo, anche attraverso Frontex. La commissaria Dubravka Suica è invece in contatto con la controparte marocchina. «Sono fiduciosa che la nostra stretta partnership con il Marocco contribuirà a produrre risultati concreti», conclude Von der Leyen.
Elon Musk ha paragonato su X i migranti di Ceuta a una invasione di zombi. Il capo di Tesla e Space X ha pubblicato sul suo profilo uno spezzone del film horror 'World War Z' con Brad Pitt, in cui si vedono torme di zombi superare un’alta muraglia e invadere le strade di una città travolgendo ogni cosa. «Wow, la situazione in Spagna sembra folle», scrive il magnate, per poi aggiungere nei commenti un vero video di cronaca che arriva da Ceuta, con i migranti che affollano la costa. «Scherzavo, questo è il vero video...», scrive. In un ulteriore commento al post, Musk pubblica un video di una folla di migranti al muro della frontiera Usa: «Questi erano gli Stati Uniti sotto Biden» il commento.
Per contenere l’emergenza il governo di Pedro Sánchez ha inviato rinforzi della Guardia Civil, della Polizia nazionale e dell’esercito, dispiegando mezzi militari nelle aree di accesso alla città. Il presidente del governo e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska sono attesi a Ceuta per coordinare la risposta all’emergenza insieme alle autorità locali, alla Croce Rossa e ai responsabili del centro di permanenza temporanea per immigrati.
La crisi ha rapidamente assunto una dimensione europea. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto favorevole alla reintroduzione di controlli nei confronti della Spagna nell’ambito delle regole di Schengen, collegando l’emergenza migratoria alle politiche adottate da Madrid.
La reazione del governo spagnolo non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano, definendo le dichiarazioni provenienti da Roma «demagogiche» e sostenendo che la Spagna si sarebbe aspettata solidarietà da parte di un partner europeo.
Dal punto di vista giuridico, uno Stato membro può reintrodurre temporaneamente controlli alle frontiere interne per motivi di sicurezza, ma non può sospendere unilateralmente la partecipazione di un altro Paese all'area Schengen, decisione che richiede una procedura europea.
L’emergenza riporta al centro anche il delicato dossier di Ceuta e Melilla, le due città autonome spagnole in territorio nordafricano che rappresentano l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e il continente africano.
Madrid considera entrambe parte integrante del territorio nazionale. Ceuta è sotto sovranità spagnola dal XVII secolo, mentre Melilla fu occupata dalla Corona di Castiglia nel 1497. Dopo l’indipendenza del Marocco nel 1956, le due città non furono incluse nel processo di decolonizzazione e oggi godono dello status di città autonome.
Rabat, tuttavia, continua a rivendicarne la sovranità, sostenendo che le enclavi rappresentino un retaggio coloniale. La Spagna respinge questa interpretazione, sottolineando che né Ceuta né Melilla figurano nell’elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi da decolonizzare, a differenza del Sahara Occidentale.
Il ministero dell’Interno spagnolo ha, intanto, attribuito l’ondata migratoria alle reti di trafficanti e ha parlato di una «collaborazione esemplare» con le autorità marocchine, annunciando un rafforzamento del coordinamento per accelerare i rimpatri.
Resta però aperto il dibattito sul ruolo di Rabat. In passato il Marocco ha già utilizzato il controllo dei flussi migratori come leva nei rapporti con Madrid, come avvenuto durante la crisi del maggio 2021. Alcuni osservatori ritengono che anche l’attuale emergenza possa inserirsi in un contesto di tensioni bilaterali, alimentate sia dal dossier del Sahara Occidentale sia dai recenti sviluppi nei rapporti tra Spagna, Algeria e Marocco. Al momento, tuttavia, il governo spagnolo esclude un collegamento diretto tra la crisi migratoria e il contenzioso sulla sovranità delle due enclavi. (riproduzione riservata)