«Bending Spoons è l’esempio di come la politica ignori gli unicorni italiani». Davide Taddoli (Talent Garden) parla a CEO: Next Gen
«Bending Spoons è l’esempio di come la politica ignori gli unicorni italiani». Davide Taddoli (Talent Garden) parla a CEO: Next Gen
Il founder di Talent Garden intervistato da Elisa Piazza e Pasquale Ancona nel nuovo format video di Milano Finanza e Class CNBC disponibile su tutte le piattaforme

di Elisa Piazza e Pasquale Ancona 05/07/2026 09:57

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Gli investimenti di venture capital in intelligenza artificiale in Europa rappresentano oggi solo il 9% del totale globale, contro l'80% concentrato negli Stati Uniti. Eppure, per Davide Dattoli, founder di Talent Garden, il problema non è tanto la scarsità di capitale quanto la qualità della domanda che le aziende italiane ed europee riescono a esprimere.

Con la sua Talent Garden ha raccolto circa 70 milioni di euro in 15 anni e nell'intervista a CEO: Next Gen di Elisa Piazza e Pasquale Ancona scatta una fotografia del sistema startup italiano oggi: «È vero che i dati complessivi di venture capital sono bassi, ma se lo guardiamo anche solo rispetto a cinque anni fa, cominciamo ad avere tanta eccellenza italiana che si costruisce e tanti fondi americani che vengono a investire in Italia».

Fondato nel 2011 a Brescia — quando il co-working era un concetto pressoché sconosciuto in Italia — Talent Garden è cresciuto fino a raccogliere oltre 70 milioni di euro in più round successivi, con investitori tra cui TIP di Giovanni Tamburi.

Dattoli ha costruito il progetto partendo da 30mila euro iniziali, seguendo una logica di finanziamento incrementale — 100mila, poi 800mila — che, a suo avviso, ha costretto il team a una disciplina che i round troppo grandi e troppo rapidi tendono a erodere. Nel mezzo, un pivot radicale: dal co-working all'education digitale, con un impatto strutturale sui costi. «Per aprire ogni campus investivamo tra i 2 e i 3 milioni. Oggi per lanciare un corso spendiamo qualche decina di migliaia.»

Nell'intervista a CEO: Next Gen, Dattoli ha affrontato il tema dell'intelligenza artificiale con una distinzione: non tutti i segmenti dell'AI sono ugualmente accessibili dall'Europa. I grandi modelli di linguaggio richiedono capitali e infrastrutture che il contesto europeo non è ancora in grado di sostenere in modo competitivo. L'opportunità reale, secondo Dattoli, sta altrove: nella trasformazione dell'azienda tradizionale, nel ridisegno dei workflow, nell'integrazione di agenti AI all'interno di organigrammi consolidati.

«Sequoia ha scritto che il software si è focalizzato per vent'anni nel dare strumenti al professionista. Oggi con l'AI puoi fare direttamente quel servizio. Il valore del software era uno, il valore del servizio era sei.» Un'arbitrage strutturale che Dattoli legge come la più concreta occasione industriale per chi opera dal continente.

L'intervista completa è disponibile su tutte le principali piattaforme podcast al link CEO: Next Gen.

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