Cdp mette a segno la vendita di 4.451.160 azioni proprie (pari all’1,3% del capitale) che aveva in portafoglio dal 2012 per 400 milioni di euro. L’operazione partita a fine aprile con una lettera al Mef (primo azionista con l’82,77%), all'Acri e, per conoscenza, alle singole fondazioni azioniste consente a Via Goito di far cassa, incrementare il patrimonio e di concorrere all’utile per la parte plusvalente del pacchetto azionario.
Allo stesso tempo permette al mondo delle fondazioni di origine bancaria racchiuse nell’Acri di conservare il ruolo di interlocutore privilegiato del colosso guidato da Dario Scannapieco a pochi mesi dalla firma dell'accordo sull'addendum che integra il protocollo Acri–Mef. In più sbarra la strada ad alcune casse previdenziali come l’Enpaia (agricoltori) che sul finire dello scorso anno hanno provato a entrare nella partita.
La procedura di vendita prevedeva infatti una sorta di prelazione (pro-quota) alle 61 fondazioni azioniste capitanate per peso nel capitale dal terzetto Fondazione Sardegna, Compagnia San Paolo e Cariplo, una seconda fase per piazzare l’eventuale inoptato agli enti soci che avrebbero acquistato nel primo giro, sempre in base alla quota e una terza fase riservata invece alle fondazioni non azioniste all’interno dell’Acri. L’ultima opzione (per garantire la cessione dell’intero pacchetto) avrebbe potuto aprire la porta ad investitori istituzionali come, appunto, le casse previdenziali.
Gran parte dell’1,3% è stato rilevato proporzionalmente dalla quasi totalità delle 61 fondazioni bancarie azioniste, con le prime 10 che per peso specifico hanno messo in portafoglio il grosso della quota. Fondazione di Sardegna, per esempio, è cresciuta dall’1,61% all’1,66%.
L’inoptato, in un processo coordinato dall’associazione presieduta dal numero uno della Cariplo Giovanni Azzone, è stato assorbito invece per piccole quantità da quattro enti non azionisti che fanno così il loro ingresso nel capitale di Cassa facendo salire a 65 il numero delle fondazioni iscritte nel libro soci di Via Goito. Si tratta di piccoli enti: Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, CariFoligno, Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e CariCesena.
Il peso delle fondazioni (alcune hanno quasi raddoppiato la propria presenza) sale dal 15,93% al 17,23%, ma non avrà effetti sulla governance di Cdp. Gli enti esprimono tre consiglieri, tra cui il presidente Giovanni Gorno Tempini e due sindaci, più la presidente del collegio Maria Pierro, nominata d'intesa con il Tesoro.
A giorni Cassa dovrebbe rendere note tutte le singole quote per ente. Considerata un buon investimento che consente alle fondazioni di diversificare il patrimonio, proprio come indica il Protocollo Acri-Mef del 2015, l’operazione è stata agevolata dai 89 euro ad azione, prezzo considerato congruo.
Il pacchetto di azioni proprie oggetto della vendita risale al 2012, quando Cdp lo rilevò in seguito alla conversione delle azioni privilegiate in ordinarie, operazione che innescò l’esercizio del diritto di recesso da parte di Cariverona, allora guidata da Paolo Biasi. L’ente scaligero (fra le prime 10 fondazioni per patrimonio) non condivise il rapporto di concambio fissato in 49 azioni ordinarie ogni 100 privilegiate, efficace dal primo aprile 2013. La conversione comportò una revisione dello statuto con l’eliminazione delle azioni privilegiate, sostituite integralmente da titoli ordinari.
Allora l’operazione non prevedeva un conguaglio monetario immediato, ma un meccanismo di compensazione sui dividendi futuri e la fondazione veronese avviò un contenzioso che si è protratto per anni, chiusosi solo nel 2020, con una transazione in base alla quale Cdp ha riconosciuto a Cariverona 260 milioni di euro.
La fondazione veronese presieduta ora da Bruno Giordano ha in agenda, come Fondazione Roma (altro grande ente per patrimonio) il ritorno nel capitale di Cassa, ma per il momento a Nordest l’azione si sta concentrando su alcune partite più urgenti come la gestione del patrimonio immobiliare. (riproduzione riservata)