Cathie Wood, la correzione tech è un’opportunità d’oro
Cathie Wood, la correzione tech è un’opportunità d’oro
La correzione nel settore tech non deve spaventare, siamo in una rivoluzione che è appena iniziata. Le innovazioni stanno convergendo e ci sono ancora grandi opportunità, innanzitutto nel ramo dell’healthcare. Parla Cathie Wood, fondatrice e ceo di Ark Invest

di di Andrea Cabrini 26/06/2026 23:00

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«La paura della bolla sui tecnologici è sana. Il mercato è diventato prudente e io ne sono felice. Anzi, ho comprato SpaceX sui ribassi».

Cathie Wood, 70 anni, fondatrice e ceo di Ark Invest, non si spaventa davanti alla prima crisi dei tecnologici degli ultimi mesi. «Una correzione può far male, ma siamo in una rivoluzione che è appena iniziata. Le innovazioni stanno convergendo e ci sono ancora grandi opportunità, innanzitutto nell’healthcare». ClassCNBC l’ha incontrata a Roma durante il suo road show europeo.

Domanda. Cathie Wood, per la prima volta da mesi la tecnologia frena in borsa. Chip stock e Magnifici 7 hanno perso slancio. Cosa succede?

Risposta. C’è paura di un eccesso di euforia sull’intelligenza artificiale. E, da gestore di portafoglio, sono contenta di vederla. Ho vissuto la bolla del 2000, e allora non c’era molta ansia nel mercato. Solo i gestori value erano rimasti fuori. Oggi invece le preoccupazioni ci sono. Sono legittime, soprattutto per la dimensione degli investimenti sulle infrastrutture per l’AI. Ma la nostra ricerca dice che quegli investimenti sono necessari. Questa rivoluzione è molto più grande dello sviluppo della ferrovia, che preparò il terreno alla rivoluzione industriale.

D. Questa è la tesi che alimenta il boom dei titoli tech da quattro anni. Siamo vicini al picco?

R. In alcune aree del mercato ci sono eccessi. Abbiamo visto Micron e SK Hynix triplicare tra marzo e giugno: quei prezzi scontano moltissime buone notizie e margini che non sono sostenibili. Anche perché i “memory chip” restano il segmento più “commodity” dei semiconduttori. Ma questa è solo una parte del mercato. Se guardiamo all’AI fisica, alla robotica, alla mobilità autonoma, le valutazioni sono molto più razionali. E il settore dove è più evidente che i prezzi non riflettono i valori reali è quello dell’healthcare. L’AI avrà un enorme impatto sulle scienze della vita. Il costo e il tempo necessario per scoprire e sviluppare nuovi farmaci crolleranno. Diagnostica avanzata e sequenziamento aiuteranno i medici a individuare le malattie anche prima che siano evidenti. Ma il mercato non l’ha ancora compreso.

D. Cosa avete fatto nei giorni di ribasso?

R. Siamo entrati in modalità “buy the dip” (comprare sui cali, ndr). Quello che vedo mi ricorda gli anni Ottanta e Novanta. Ero molto giovane, ma anche ai tempi della Reaganomics c’erano inflazione, tassi alti, rischi geopolitici e crisi finanziarie. Eppure il mercato dimostrò la sua forza proprio scalando questo “Wall of Worries” (muro di preoccupazioni) e fu una lunga età dell’oro per le azioni.

D. Uno dei simboli dell’euforia è stata la maxi-Ipo di SpaceX. Lei ha comprato quando il titolo è sceso dopo il debutto. Per molti resta una azienda impossibile da valutare.

R. SpaceX era già profittevole con il business della connettività (Starlink). Poi, quando ha acquisito xAI, molti hanno detto: eccoci, così si torna a perdere soldi. Ma in pochi mesi Elon Musk ha affittato i mega data center in Tennessee per un costo superiore a quello necessario per realizzarli. Per noi SpaceX con xAI sarà una neo-cloud company, ovvero la prima a portare data center orbitali nello spazio. Nei prossimi anni il costo di un data center orbitale sarà inferiore a quello di uno terrestre. E nello spazio non devi affrontare burocrazia o comitati locali che si oppongono perché sale la bolletta dell’energia. Così SpaceX potrà disporre di più potenza di calcolo di ogni altra compagnia al mondo. E quindi sviluppare i modelli AI più avanzati. Il suo vantaggio competitivo è enorme. È dieci anni avanti a tutti nella capacità di riutilizzare i razzi. Questo le darà l’opportunità unica di far lavorare insieme broadband globale, neo-cloud e AI di frontiera.

D. Non è l’unica azienda di Musk che le piace. Da sempre Tesla è uno di vostri titoli principali in portafoglio. Oggi i produttori di auto elettriche cinesi, però, la stanno superando. E continua a trattare a 340 volte gli utili e 14 volte il fatturato. Da inizio anno cala del 14%.

R. Esatto. Se definissimo Tesla come un produttore di veicoli elettrici sarebbe sopravvalutato. Ma non è così. Tesla è tre cose insieme. Innanzitutto, robotica, perché i robotaxi sono robot e poi arriveranno gli umanoidi. Poi accumulo di energia, perché tutto sarà elettrico o a batteria. E intelligenza artificiale. È la convergenza di tre grandi piattaforme di innovazione.

D. Qualche giorno fa si è fatta riprendere ad Austin su un taxi Tesla senza conducente.

R. Il robotaxi può trasformare Tesla da azienda automobilistica a basso margine, intorno al 15%, in un business con margini molto più elevati. Il robotaxi, da solo, può avere margini lordi dell’80%. E soprattutto cambia il modello: non più una vendita una tantum, ma ricavi ricorrenti, come in un “subscription model”, un abbonamento.

D. È una promessa su cui si ragiona da tanti anni, ma non si è ancora realizzata.

R. Crediamo che Elon Musk e il team stiano preparando nuovi robotaxi e cybercab nella gigafactory e che entro la fine dell’anno ci sarà un rollout molto più ampio di quanto il mercato si aspetti.

D. Dopo SpaceX, a meno di ulteriori turbolenze di mercato, sono in arrivo le maxi ipo di OpenAI e Anthropic. Che impatto avranno?

R. Siamo stati i primi negli Stati Uniti a inserire OpenAI nei nostri Etf, perché la società vuole farsi conoscere meglio da una base di azionisti pubblici. È una parte importante di quello che facciamo: educare gli investitori. Oggi OpenAI è probabilmente davanti, anche se Anthropic può essere vicina in termini di performance dei modelli. Ma se guardiamo al numero di token necessari per svolgere un compito, OpenAI è molto più efficiente. Ha fatto la scommessa strategica giusta sulla capacità di calcolo (compute), riservandone molta, quando Anthropic non lo ha fatto.

D. Per questo avete messo 240 mln di dollari nell’ultimo round di finanziamento di OpenAI. Ma quanto potrà valere in borsa?

R. Dipenderà dai ricavi. E parto da Anthropic per dare l’idea di quello che sta succedendo. Il suo ARR, cioè il tasso annualizzato dei ricavi, era di 9 miliardi di dollari a dicembre. Dopo il lancio del suo assistente Claude CoWork, è passato a 47 miliardi in sei mesi. In sei mesi Anthropic ha costruito, in termini di ricavi, qualcosa che a Salesforce ha richiesto 25 anni. OpenAI era già su una base di ricavi di circa 30 miliardi di dollari. Con Codex, rilasciato di recente, pensiamo che possa crescere con una curva simile a quella vista da Anthropic, una crescita ripida come il profilo di una mazza da hockey.

D. Intanto queste ipo assorbiranno molta liquidità dal mercato. E molti temono il contraccolpo.

R. Sì, tanti sono preoccupati, ma ci sono forze che vanno nella direzione opposta. Solo negli Stati Uniti ci sono circa 8 mila miliardi di dollari nei fondi monetari: è molta liquidità in attesa. In più c’è un grande trasferimento di ricchezza intergenerazionale. I baby boomer hanno più liquidità e reddito fisso; i giovani che ereditano quei portafogli vogliono partecipare al nuovo mondo. Non dico che sarà una transizione lineare e senza correzioni. Una correzione la stiamo già vivendo. Ma per noi è salutare.

D. Meno salutare è il rialzo dei tassi. Che fa male al tech e alla vostra strategia.

R. Molti lo pensano, ma non è sempre così. Nel 2017 e 2018, quando la Fed alzava i tassi, abbiamo avuto due dei migliori anni della nostra storia. È diverso se i tassi salgono gradualmente rispetto a quanto accaduto nel 2022, quando furono alzati 22 volte in 16 mesi. La cosa più importante è la produttività. Kevin Warsh, il nuovo presidente Fed, che conosciamo bene, considera la produttività una forza antinflazionistica. Con il petrolio in calo, il quadro è meno inflazionistico di quanto molti temano.

D. Quali sono le tecnologie del futuro su cui investirà di più?

R. Le piattaforme sono cinque: robotica, accumulo di energia, intelligenza artificiale, blockchain e sequenziamento multi-genomico nelle scienze della vita. Dentro queste piattaforme ci sono 15 tecnologie diverse che stanno convergendo. (riproduzione riservata)