Casse previdenziali, s’incrina il fronte degli enti dopo il risiko bancario. Ecco cosa c’è dietro l’uscita dall’Adepp dell’Enasarco
Casse previdenziali, s’incrina il fronte degli enti dopo il risiko bancario. Ecco cosa c’è dietro l’uscita dall’Adepp dell’Enasarco
Risiko Spaccatura clamorosa fra gli enti previdenziali protagonisti del risiko bancario: l’Enasarco esce dall’Adepp, la storica Confindustria di categoria. Tra tanti litigi, in gioco ci sono poltrone, potere e salotti...  

di di Andrea Deugeni 06/02/2026 23:00

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Sì è incrinato qualcosa in quel blocco di attori istituzionali delle casse previdenziali che, con il 5,5% complessivo di Mediobanca, nella prima fase del risiko bancario ha marciato all’unisono risultando determinante nel successo della scalata di Mps a Piazzetta Cuccia. Un’operazione che ha ribaltato gli assetti di potere nell’ex galassia finanziaria del Nord che arriva fino alle Generali e su cui anche la procura di Milano ha acceso un faro.

Fondazione Enasarco, l’ente che cura la previdenza per 200 mila commercianti e che gestisce circa 10 miliardi di euro di patrimonio, ha avviato l’iter per uscire dall’Adepp, la potente confindustria degli enti pensionistici dei professionisti presieduta dal numero uno dell’Enpam Alberto Oliveti e seduta su un attivo di oltre 125 miliardi (erano 75 i miliardi 10 anni fa), con quasi 1,7 milioni di iscritti. Un attore finanziario poderoso.

Due terzi dei 125 miliardi complessivi da gestire, che servono per erogare gli assegni pensionistici ed assicurare la stabilità del sistema previdenziale non-Inps, fa capo alle prime cinque casse di questo colosso: l’Enpam dei medici (29,5 miliardi), la Cassa Forense (23,1 miliardi), Inarcassa (16,9 miliardi), Cnpadc (14,7 miliardi) e l’Enasarco. Il motivo della rottura è legato ad equilibri di potere, fondamentali in giganti della previdenza ma anche del patrimonio immobiliare.

Gli investimenti strategici delle casse previdenziali

Gli enti previdenziali investono infatti nei fondi, nel real estate, nelle blue chip e in Banca d’Italia, partecipando con le fondazioni bancarie anche ad alcuni veicoli di sistema come F2i. Non hanno fatto mancare il loro sostegno in alcune partite importanti per il Paese come l’aumento di capitale di Mps del 2022 o l’adesione al capitale di Fibercop. Anche se la neo presidente dell’Enasarco Patrizia De Luise ha spiegato che si è trattata di una decisione maturata prima del suo arrivo (nel giugno scorso) al vertice della fondazione, l’abbandono dell’ente degli agenti di commercio della corazzata Adepp è inaspettato cambio di rotta.


C’è da dire che, anche per vicende interne, l’Enasarco è sempre rimasta ai margini dei lavori in Adepp a cui aveva aderito nel 2013 e delle operazioni di sistema nel mondo casse. Durante l’ultimo anno però i contatti con i principali enti previdenziali si sono infittiti anche per il progetto Miria Group, portato avanti dalla cassa dei commercianti. È la sgr in house (ex Gwm) acquisita per circa 44 milioni a fine 2023, che la fondazione intende trasformare in piattaforma di asset management unica per il mondo delle casse previdenziali.

È quel veicolo i cui fondi, grazie a partite strategiche come l’investimento in Banco Bpm (1,4% dal 3% del 2022) o l’uscita da Mps con contestuale ingresso in Mediobanca (2,52%) e conseguente scambio dei titoli in opas di Rocca Salimbeni (all’1,6%), pare abbiano generato per l’Enasarco circa 260 milioni di rendimenti in due anni. Un bel bottino.

Come rivelato da MF-Milano Finanza, lo stesso Banco potrebbe a breve entrare nel capitale della sgr. In vista del rinnovo di aprile della governance di Piazza Meda si è pure ragionato su un ingresso dell’Enasarco nel patto di consultazione (al 5,9%) della banca guidata da Giuseppe Castagna che dal 2020 raggruppa nel capitale casse come Enpam (1,99%), Cassa Forense (1,66%) e Inarcassa (1,03%) e le fondazioni di origine bancaria.

Le tensioni interne e il progetto Miria

Ma ora che il rafforzamento in funzione anti-francese dell’accordo parasociale è archiviato, per l’Enasarco quella nel Banco sarebbe solo una partecipazione finanziaria (già ampiamente plusvalente) senza velleità di governance. E gli smottamenti di un contrasto carsico si sono manifestati in superficie nell’associazione comune di categoria, l’Adepp.

Difficile poi che nei prossimi mesi le casse presenti anche nel capitale di Banca Profilo aderiscano alla fine anche al patto di consultazione che Sator sta cercando di costruire in vista della liquidazione del fondo, con la consegna ai vecchi sottoscrittori del 62% del private bank milanese. Le casse quotiste hanno il 29% fondo.
 

Che cosa sta succedendo? Dall’ente previdenziale degli agenti di commercio hanno ufficialmente spiegato che sono venute meno le condizioni di dialogo e di confronto necessarie per assumere decisioni a tutela degli iscritti.
 

Più fonti nel mondo delle casse ipotizzano invece che dietro all’improvviso sfilacciamento dei rapporti ci sia il mancato decollo del progetto Miria con le relative adesioni dei componenti dell’Adepp che nutrono perplessità su una sgr con poco curriculum e poche masse. Aver annunciato a febbraio l’uscita dall’associazione potrebbe anche avere motivi negoziali: lo statuto Adepp prevede che il recesso avrà «effetto solamente il primo gennaio dell’anno successivo» alla richiesta.

Fonti Enasarco non concordano e ribattono invece che le ragioni dell’addio sono da ricercarsi unicamente in un’associazione di categoria di secondo livello nata con il solo compito di rappresentanza in sede negoziale del contratto collettivo ma che nel tempo si è trasformata in rappresentanza di interessi più estesa.

L’Adepp per i detrattori si sarebbe ampliata a dismisura senza dibattito e con adozioni di strutture in house come l’Emapi, l’Ente di Mutua Assistenza per i Professionisti Italiani. Insomma, una perdita dell’identità originaria. Ma soprattutto una questione di potere. (riproduzione riservata)