Cassa di Ravenna propone dividendi di 0,97 centesimi per azione
Cassa di Ravenna propone dividendi di 0,97 centesimi per azione
La Cassa presieduta da Antonio Patuelli chiude il 2025 con un utile netto di 48,7 milioni di euro, in crescita del 31,6%

di Silvia Valente 10/02/2026 14:20

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Cassa di Ravenna ha chiuso il 2025 con un utile lordo in crescita del 22,83% a quota 64,5 milioni di euro, che dopo il pagamento di imposte di 17,2 milioni (e quindi l’utile netto) è sceso a 48,7 milioni (in rialzo del 31,6%).

Questo è solo uno dei risultati consolidati nel 2025 da Cassa di Ravenna Spa, capogruppo dell’omonimo Gruppo bancario privato ed indipendente dal 1840, approvati dal consiglio di amministrazione. Ne ha dato notizia con una lettera agli azionisti il presidente Antonio Patuelli.

Il cda ha inoltre deliberato la proposta di distribuzione di due dividendi, uno ordinario, in crescita ulteriore rispetto all’anno precedente, e uno straordinario derivante dall’affrancamento della riserva inizialmente indisponibile del bilancio 2023. La somma dei due dividendi ammonta a una azione ogni diciassette possedute (senza oneri fiscali per l’Azionista) o, a richiesta, in contanti, di 80 centesimi di euro per il dividendo ordinario e di 17 centesimi di euro per quello straordinario lordi per azione, per un totale di 97 centesimi.
 

Da notare inoltre che la Cassa nel corso del 2025 ha rafforzato ulteriormente la sua solidità patrimoniale: il CET 1 Ratio al 31 dicembre 2025 è del 25,44%, mentre il Total Capital Ratio è del 26,13%.


Il bilancio della Cassa del 2025 registra un margine di interesse di 79,4 milioni di euro (+3,69%) e il risultato della gestione finanziaria è di 146,7 milioni di euro (+10,99%).

La raccolta diretta da clientela è cresciuta a 4.684 milioni di euro (+1,10%) mentre i crediti deteriorati netti della Cassa (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) sono diminuiti del 65,37% e sono lo 0,79% del totale dei crediti netti.

Le erogazioni di mutui a famiglie sono cresciute del 36,8% sull’anno precedente. Per cospicue cessioni pro-soluto di crediti deteriorati e per minor domanda da parte delle imprese, gli impieghi sono diminuiti del 2,46%. (riproduzione riservata)