La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a chiedere all’Europa maggiore flessibilità sui conti pubblici per affrontare l’emergenza energia. E lo fa, ancora una volta, legando la richiesta alla più ampia discussione sulle spese per la difesa e l’autonomia strategica europea. A pochi giorni dalla data (il 31 maggio) entro cui l’esecutivo dovrà decidere se aderire o meno ai fondi Safe.
«Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa», ha dichiarato la premier intervenendo a Mattino Cinque su Canale 5, giovedì 28 maggio, ribadendo tuttavia di sostenere «con forza la necessità che Italia ed Europa facciano di più per difendersi da sole». Puntualizzazione che segue il confronto tra Meloni e i ministri Guido Crosetto (Difesa), Antonio Tajani (Esteri), Matteo Salvini (Infrastrutture) e Giancarlo Giorgetti (Economia), avvenuto mercoledì 27 a Palazzo Chigi.
Il quadro di riferimento è meno complesso di quanto sembri. La tesi dell’esecutivo è che la sicurezza europea non è soltanto militare ma passa anche dalle bollette, dai margini delle imprese, dalle famiglie, dalla tenuta sociale dell’economia. Ed è questo il motivo per cui Meloni continua a chiedere margini di flessibilità aggiuntivi per contrastare il caro energia, aggravati dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente.
«C’è un’interlocuzione in corso con l’Europa», ha spiegato Meloni su Canale 5, sottolineando che l’esecutivo lavora «perché si trovi un accordo il prima possibile e si possa tornare alla normalità». La presidente del Consiglio ha evidenziato l’impegno diplomatico dell’Italia per evitare un aggravarsi della crisi internazionale, ma ha anche avvertito che «di fronte a una crisi globale come quella generata dall’Iran e dalla possibile chiusura dello stretto di Hormuz non possiamo pensare che i singoli governi siano in grado di rispondere con gli strumenti ordinari».
Da qui la richiesta avanzata da Roma a Bruxelles: estendere agli investimenti per famiglie e imprese colpite dal caro energia la stessa flessibilità già prevista per le spese legate a sicurezza e difesa. «Se di fronte alle crisi non siamo in grado di dare risposte ai cittadini e alle imprese rischiamo che non ci sia più niente da difendere in questa nazione», ha osservato Meloni, indicando la necessità di affiancare agli investimenti militari misure economiche e sociali capaci di sostenere il tessuto produttivo.
Richieste che continuano nonostante il richiamo del Fondo Monetario Internazionale proprio all’Italia. «La recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina, attuata per attutire l’impatto dello shock, dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili», si legge nell’Article IV del Fmi dedicato all’Italia. (riproduzione riservata)