?????L’Italia è prima in Europa, ma non c’è niente per cui festeggiare. Con 116 euro al megawattora, il Paese è al primo posto in Europa per costo dell’elettricità. Ben 31 euro più alto della media europea. È quanto emerge dal report della Commissione Ue «REPowerEU - Four Years on» che analizza la situazione aggiornata al 2025.
Il costo dell’energia è in continua crescita. Nel primo semestre del 2025 il prezzo dell’elettricità per uso domestico è salito di 0,329 euro/kWh rispetto all’anno precedente. Si tratta del quarto aumento più alto tra i 27 Paesi membri. Allo stesso modo, il prezzo del gas è cresciuto di 0,124 euro/kWh e resta sopra la media comunitaria.
L’elettricità è uno dei tasselli fondamentali anche per la competitività delle imprese ma l’Italia è in difficoltà. Il prezzo di vendita per le industrie è aumentato e si tratta del terzo più alto in Europa (203 euro/MWh).
In media, nel resto dell’Ue si paga l’energia 39 euro in meno al megawattora. Una differenza che rischia, secondo Confindustria, di compromettere la competitività delle imprese nazionali.
Ma scomponiamo questa cifra per capire cosa pagano effettivamente le aziende: il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso rappresenta il 61% del costo della bolletta, il resto è rappresentato dai costi di rete (10%), dal carbon cost (11%) e dalle tasse (18%). Invece, il costo del gas a livello industriale, seppur in aumento, è in linea con i prezzi Ue.
Il prezzo dell’energia all’ingrosso più alto d’Europa (116 euro/MWh) è dovuto alla dipendenza nazionale «dal costoso gas naturale per la produzione d’energia e dalla sua limitata flessibilità non fossile e capacità di interconnessione», si legge nel report di Bruxelles e spiega come mai, a causa dell’aumento dei costi di approvvigionamento del gas naturale, i prezzi medi dell'elettricità sono cresciuti del 12% nel 2025. I combustibili fossili pesano per il 52,3% nel mix energetico italiano – si tratta della quinta percentuale più alta in tutta l’Ue - e determinano i prezzi dell’energia.
«Sebbene i prezzi diurni siano diminuiti negli ultimi anni grazie alla crescente integrazione dell’energia solare in Italia e nei mercati limitrofi, il Paese rimane vulnerabile a forti picchi di prezzo durante le ore di picco della domanda», è spiegato nel report. «Questo perché il calo della produzione solare la sera e al mattino presto, combinato con la limitata flessibilità non fossile, spesso significa che le centrali termiche devono aumentare la produzione per coprire il divario tra domanda e offerta».
Sul lato rinnovabili l’Italia è in media con l’Ue. Anzi, è leggermente migliore. Nel 2025, l’energia green copriva il 47,7% della produzione totale, circa lo 0,7% sopra la media comunitaria. Inoltre, la capacità totale installata nel 2025 ammontava a 78.277 MW, in aumento del 9% rispetto al 2024.
La quota maggiore di energia che compone il paniere delle rinnovabili è il sole: il fotovoltaico rappresenta il 16,6% del totale. A stretto giro si colloca l’idroelettrico (15,8%). Più staccati l’eolico (7,9%) e le biomasse (5,9%).
Oltre al prezzo alto dell’energia, l’Italia si posiziona tra gli ultimi posti in Europa per lo scarso livello di interconnessione elettrica: il 5,13%, mentre l’obiettivo comunitario dovrebbe essere almeno del 15% entro il 2030. Anche se il Paese è connesso attraverso 30 linee elettriche transfrontaliere, rimane un importante importatore netto di elettricità. Il 18% del consumo è coperto da Svizzera e Francia.
«Migliorare la trasparenza riguardo agli elementi di rete e risolvere i vincoli di allocazione che limitano le possibilità di importazione nella regione del Nord Italia sono essenziali per raggiungere l'obiettivo del 70% di capacità transfrontaliera tecnica», ha spiegato la Commissione.
Per affrontare la saturazione della rete l'Italia ha adottato a febbraio un decreto legge che semplifica le procedure di autorizzazione per i progetti di trasmissione strategici sotto i 12 mesi. Questa riforma è considerata fondamentale per il piano di Terna, ovvero quello di investire oltre 25 miliardi di euro entro il 2034 per integrare 70 GW di energie rinnovabili e ridurre le limitazioni alla produzione di energia.
Inoltre, secondo il report, la rete di distribuzione richiede circa 6 miliardi di euro di investimenti annuali per modernizzare le infrastrutture e supportare la crescente produzione decentralizzata.
Infine, lo studio europeo serve anche per analizzare la capacità degli Stati di abbandonare il gas russo. L’Italia nel 2025 ha utilizzato meno del 3% del gas proveniente da Mosca. La strategia italiana si è basata sull’aumentare le importazioni da altri Stati, in primis Algeria, Azerbaijan, Qatar e Stati Uniti. (riproduzione riservata)