Caro energia, Giorgetti apre a vie alternative e l’Ue rompe il silenzio: «Esaminiamo la richiesta italiana»
Caro energia, Giorgetti apre a vie alternative e l’Ue rompe il silenzio: «Esaminiamo la richiesta italiana»
Dialogo aperto tra Roma e Bruxelles sul caro energia. Mentre il Mef esplora «tante vie» oltre alla deroga ai patti, Dombrovskis apre al confronto ponendo condizioni sui consumi. Ma è corsa per trovare le coperture in vista del Cdm di venerdì 22 

di Anna Di Rocco 19/05/2026 16:17

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La trattativa continua. «In queste ore, qui, a Bruxelles e in ogni sede utile e necessaria per arrivare a una soluzione». La rassicurazione è del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che a margine del G7 in corso a Parigi appare cautamente possibilista sul fatto che, in un modo o nell’altro, l’Italia troverà un escamotage per ritagliarsi margini di bilancio e sostenere nuove misure contro il caro energia.

Ed effettivamente anche dalla capitale belga l’umore appare lo stesso. «In Commissione continuiamo a seguire attentamente la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà (la situazione straordinaria derivante dal conflitto nel Golfo, ndr). Con questo spirito stiamo esaminando anche la richiesta dell’Italia», ha dichiarato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, colmando il silenzio dopo la lettera della premier Giorgia Meloni indirizzata alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

L’apertura di Bruxelles: la Commissione esamina la richiesta italiana

Dombrovskis ha ribadito: «Il nostro orientamento politico è quello di adottare misure temporanee e mirate per sostenere l’economia, che però non spingano la domanda di combustibili fossili». E il motivo è semplice, l’Unione Europea sta affrontando un problema sul versante dell’offerta e «se la maggior parte dei Paesi continua a sostenere il versante della domanda, finiremo per mantenere alti i prezzi dell’energia e spendere molto denaro con risultati limitati». Da qui, ha spiegato, la cautela della Commissione sulle richieste di nuova flessibilità.

D’altronde anche il ministro Giorgetti è rimasto vago sul tipo di intervento che l’Italia ha intenzione di mettere in campo. «Ci sono varie forme, modalità, possibilità, le stiamo esplorando tutte. Non c’è soltanto la deroga, ci sono tante vie per arrivare al risultato», ha dichiarato il titolare del Mef.

Non c’è soltanto la deroga

Negli ultimi giorni le ipotesi sono state le più disparate: dallo scostamento di bilancio all’uso di parte dei fondi Safe – destinati al settore della difesa – per gestire il caro energia e il conseguente caro carburante. Ma la Commissione europea ha alzato un grande muro sulla richiesta del governo italiano di estendere la flessibilità di bilancio alle spese per fronteggiare il caro energia. «Il nostro focus ora», aveva detto un portavoce dell’esecutivo europeo, «è sull’utilizzo dei fondi del bilancio Ue e degli altri fondi europei disponibili, che ammontano a 95 miliardi di euro». 

Soldi che, tuttavia, non possono essere impiegati da Palazzo Chigi per rinnovare il taglio delle accise in scadenza venerdì 22. Rinnovo che, però, viene dato per scontato. Anche dal ministro Giorgetti: «Stiamo lavorando sulle coperture finanziarie, cosa che non è mai semplice in assenza di deroghe al patto, quindi ci prepariamo anche l’incontro con le categorie (autotrasporto e trasporto pubblico locale, ndr)». La partita, per ora, resta aperta e su un doppio binario: quello diplomatico con Bruxelles, per trovare una via d’uscita che non irriti la Commissione, e quello interno, per blindare il decreto benzina prima che scatti il countdown di venerdì. (riproduzione riservata)