Caro energia, Bruxelles dice no a Meloni. Il governo verso il Cdm tra l’opzione scostamento e il rebus dei fondi Safe
Caro energia, Bruxelles dice no a Meloni. Il governo verso il Cdm tra l’opzione scostamento e il rebus dei fondi Safe
Meloni chiede l’estensione della clausola di salvaguardia, già prevista per le spese della difesa, ma Bruxelles fa muro. Senza i margini per rinnovare il taglio delle accise, Palazzo Chigi pensa al voto in Parlamento per l’indebitamento 

di di Anna Di Rocco 18/05/2026 02:00

Ftse Mib
48.360,79 16.27.48

-0,63%

Dax 30
24.393,05 16.27.52

+0,35%

Dow Jones
49.531,27 16.32.57

-0,31%

Nasdaq
25.760,75 16.27.39

-1,26%

Euro/Dollaro
1,1611 16.12.08

-0,33%

Spread
78,06 16.42.19

+2,18

La richiesta italiana è stata formalizzata, ma la risposta di Bruxelles resta negativa. La premier, Giorgia Meloni, ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere di estendere la National Escape Clause (la clausola di salvaguardia nazionale già prevista per le spese della difesa) anche agli interventi straordinari contro il caro energia.

Il tutto accompagnato da una velata forma di do ut des: senza flessibilità diventerebbe molto difficile «spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso italiano al programma Safe» per appalti congiunti in difesa.

Alla base c’è un ragionamento politico molto semplice: se Bruxelles considera la sicurezza militare una priorità tale da consentire maggiore deficit, allora dovrebbe riconoscere lo stesso principio anche alla sicurezza energetica. Specialmente in «una circostanza eccezionale» come quella attuale, in cui le tensioni nello Stretto di Hormuz spingono al rialzo petrolio, gas e inflazione. Ma l’ultimatum, per ora, si è rivelato poco efficace.

L’ipotesi scostamento di bilancio e il doppio uso dei fondi Safe

La linea ufficiale della Commissione europea è negativa: nessuna estensione della clausola; piuttosto, priorità all’utilizzo dei fondi europei già disponibili. ??????Questa mossa sta costringendo il governo a riaprire il dossier più delicato delle ultime settimane: il ricorso a uno scostamento di bilancio per finanziare nuove misure su carburanti e bollette. E sebbene per ottenerlo occorra la maggioranza assoluta in Parlamento, l’esecutivo si trova davanti ben poche alternative.

L’alternativa è invece quella di far leva sui fondi Safe. L’ipotesi circolata nei palazzi romani è infatti quella di poter utilizzare una parte delle risorse chieste dall’Italia – l’ammontare complessivo è di 14,9 miliardi – per gli investimenti in energia. Secondo quanto riporta Repubblica, la richiesta riguarda una porzione (lo 0,3%)  dell’1,5% di flessibilità del pil, corrispondente a circa 6,7 miliardi di euro

Mentre l’Italia negozia maggiore flessibilità, si scontra infatti con una scadenza concreta: il 22 maggio termina il taglio delle accise sui carburanti, una misura che oggi vale circa un miliardo di euro al mese. E il governo dovrà decidere se prorogarla, ridurla o lasciarla decadere, con effetti immediati sui prezzi alla pompa e sull’intera filiera dei trasporti - con gli autotrasportatori che hanno già annunciato una mobilitazione nazionale dal 25 al 29 maggio (con ripercussioni sul ponte del 2 giugno) chiedendo il ripristino del vecchio sistema di rimborso sulle accise del gasolio professionale.

Interventi mirati contro il caro carburanti ma le risorse sono limitate

Di fronte a ciò, Palazzo Chigi ha già convocato sia le associazioni, sia un Consiglio dei ministri per venerdì 22. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha già anticipato che l’esecutivo sta lavorando «a interventi particolarmente mirati», precisando tuttavia che tutte le ipotesi devono fare i conti «con il fatto che le risorse» per finanziarle «saranno estremamente limitate». Il problema è che il tempo della trattativa rischia di essere incompatibile con quello dell’economia reale. Se il blocco nello Stretto di Hormuz persistesse sarebbe impossibile per il governo allo stesso tempo proseguire lo sgravio, rispettare le regole europee e rassicurare i mercati.

Alcuni esponenti della Bce hanno iniziato a segnalare la possibilità di una nuova stretta monetaria nei prossimi mesi. Per l’Italia significherebbe un aumento del costo del debito proprio nel momento in cui il governo può essere costretto a finanziare nuove misure emergenziali. Un paradosso che preoccupa la Ragioneria dello Stato e la presidenza del Consiglio, ma anche il motivo per cui Roma guarda con attenzione e fiducia alle previsioni economiche di primavera della Commissione europea attese giovedì 21. Se Bruxelles dovesse certificare un peggioramento significativo dello scenario macroeconomico a causa della crisi energetica, allora forse potrebbe aprirsi uno spazio tecnico e politico per una reinterpretazione delle regole fiscali. (riproduzione riservata)