L’ultima volta avevano detto che il taglio generalizzato delle accise non sarebbe stato replicato. Ma ora l’orizzonte si è già spostato, dal 10 al 24 settembre. Il governo di Giorgia Meloni sembra pronto, ancora una volta, a prorogare il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise del diesel, durante il Consiglio dei ministri di giovedì 10 settembre. Questo nonostante il messaggio del Tesoro fosse stato chiaro: basta aiuti generalizzati, costati 2,6 miliardi alle casse dello Stato.
Il nuovo sistema di aiuti selettivi per famiglie e lavoratori non è però ancora pronto. E così la Ragioneria ha dovuto trovare circa 200 milioni per coprire altre due settimane di sconto alla pompa. L’intervento, finanziato attraverso il meccanismo delle accise mobili e l’extragettito Iva, avrebbe quindi ancora una volta una funzione di raccordo: evitare un nuovo aumento alla pompa mentre il governo prova a chiudere il nuovo schema di sostegni.
Giovedì 10 settembre, in base ai dati rilevati dall’Osservatorio sui carbruanti del Mimit, lungo la rete stradale nazionale il prezzo medio è di 2,077 euro al litro per la benzina e 2,184 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,163 €/l per la benzina e 2,258€/l per il gasolio.
La proroga, come sempre, servirà a guadagnare qualche altra settimana ma non risolve il problema che il governo ha davanti: come passare da uno sconto riconosciuto a tutti a un sostegno concentrato su chi ha davvero bisogno. Il nuovo meccanismo, secondo diversi quotidiani, dovrebbe partire a ottobre e prevedere contributi per le fasce di reddito più basse, ma la platea e i criteri per individuarla sono ancora da definire.
Tra le ipotesi allo studio c’è un contributo nell’ordine dei 100 euro per i lavoratori dipendenti maggiormente colpiti dal rincaro dei carburanti, con una possibile soglia Isee intorno ai 30 mila euro. È però proprio sulla platea che si concentra il confronto politico. La Lega chiede di includere anche partite Iva e lavoratori autonomi, soprattutto le categorie per cui l’auto è uno strumento indispensabile per svolgere l’attività.
Il problema riguarda anche le imprese. Sul tavolo c’è l’ipotesi di un bonus riconosciuto dai datori di lavoro in busta paga e poi compensato dallo Stato, oltre alla conferma del credito d’imposta per le aziende della logistica. Ma prima di trasformare queste ipotesi in una misura operativa bisogna ancora stabilire beneficiari, modalità di erogazione e soprattutto copertura finanziaria.
Ed è proprio qui che si incrociano il caro carburanti e la partita più ampia sui conti pubblici. Il 22 settembre è atteso il responso europeo sull’aggiornamento dei conti italiani e sulla possibile uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Un eventuale ritorno sotto il 3% potrebbe infatti ampliare i margini disponibili per la prossima legge di bilancio, anche per finanziare nuovi interventi su energia e carburanti.
«Se si dovesse uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo e quindi fossimo sotto il 3%, potremmo contare su una disponibilità maggiore da allocare su varie poste di spesa tra cui certamente l’energia, i carburanti e il sostegno alle famiglie», ha spiegato il sottosegretario all’Economia Federico Freni parlando all’evento della Lega. (riproduzione riservata)