Il governo valuta una nuova proroga al taglio delle accise sui carburanti, a meno di ventiquattr’ore dalla decisione di lasciarlo scadere. Perché dopo il rialzo dei prezzi alla pompa seguito alla fine dell’agevolazione, il dossier dell’accisa mobile torna ufficialmente sul tavolo dell’esecutivo. A confermarlo è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, durante il question time alla Camera rispondendo a un’interrogazione di Italia Viva sulle misure a sostegno del settore dell’autotrasporto. In contemporanea sono arrivate le parole della premier Giorgia Meloni al termine del vertice Med9 a Spalato, che ha quantificato in circa 170 milioni di euro le risorse disponibili per rifinanziare la misura.
«Anche se i dati degli ultimi giorni sembrano registrare una prima inversione di tendenza rispetto ai picchi registrati nelle settimane precedenti, resta comunque al vaglio la possibilità di prorogare» le misure di riduzione delle accise, ha spiegato Salvini. La proroga potrebbe essere adottata con un decreto del ministero dell’Economia di concerto con il ministero dell’Ambiente, utilizzando «l’extragettito Iva stimato per il mese di settembre 2026».
In realtà, la decisione del governo ha avuto un immediato effetto sui prezzi del diesel. Ciò nonostante il price cap fissato dalle compagnie petrolifere: questo perché il tetto sul gasolio, inizialmente fissato a 2,19 euro al litro, era infatti collegato all’agevolazione fiscale sulle accise. Venuto meno lo sconto, il limite è salito a 2,25 euro.
Intanto gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzo del Mimit riferiscono un prezzo di 2,04 euro per la benzina e 2,261 euro per il gasolio in modalità self. Ora il governo deve decidere se utilizzare l’extragettito Iva di settembre per riattivare il meccanismo dell’accisa mobile oppure destinarlo ad altre misure contro il caro-carburanti.
«Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili», ha detto Meloni a Spalato. La premier ha spiegato che «al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo». Ma la decisione non è ancora presa. Il punto, ha chiarito Meloni, è capire se sia «più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerli come provvista quando dovessero terminare quelle misure».
Una valutazione che dipende anche dalla tenuta del price cap. «Spero che nelle prossime ore si possa ripristinare pienamente il price cap, poi la valutazione andrà fatta a valle», ha aggiunto la presidente del Consiglio. Il governo si trova quindi davanti a due possibilità: usare subito i 170 milioni per attenuare il rialzo del diesel oppure conservarli come riserva per intervenire più avanti, se il contenimento dei prezzi dovesse venir meno.
La partita non riguarda però soltanto il prezzo alla pompa. Salvini ha collegato il possibile intervento sulle accise alle misure già messe in campo per l’autotrasporto. «Stiamo seguendo da mesi il tema del caro carburanti», ha detto il ministro, ricordando il contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta per le imprese del trasporto merci e passeggeri.
Attraverso la piattaforma dedicata sono state presentate circa 31 mila domande relative ai consumi da marzo ad agosto, a fronte di 434 milioni di euro di risorse messe a disposizione. Il Mit ha inoltre chiesto al Mef altri 50 milioni per le richieste aggiuntive relative alle fatture fino ad agosto e un adeguamento della normativa sui tempi di utilizzo del credito d’imposta per consentire la presentazione delle istanze relative ai mesi di settembre e ottobre.
Sul fronte del rinnovo dei mezzi, Salvini ha poi annunciato contributi per 590 milioni di euro fino al 2031 destinati al rinnovo dei veicoli per il trasporto merci. Il Mit è pronto a pubblicare il decreto e ad attivare la relativa piattaforma una volta conclusa l’istruttoria del Mef.
Durante il question time Salvini ha spostato anche il dossier anche sul terreno europeo. Per il ministro, il costo del gasolio «è la punta dell’iceberg di anni di politiche fallimentari portate avanti da Bruxelles». Da qui la richiesta di rivedere il Green Deal e «vincoli, regole, regolamenti e tasse europee come l’Ets», considerate da Salvini un fattore di pressione su industria e agricoltura.
E proprio a Bruxelles guarda anche Meloni per un’altra richiesta legata agli effetti dello shock energetico: maggiore flessibilità sui conti pubblici per fronteggiare l’impatto dell’inflazione. La premier ha spiegato che sulla proposta italiana «mi pare che ci sia interesse perché è una questione di buon senso», anche se il percorso è ancora lungo e richiede «una convergenza tra la Commissione, gli Stati membri, il Consiglio». Meloni ha riferito di averne parlato con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e ha sottolineato che non si tratta di una richiesta soltanto italiana: «L’ha fatto ad esempio anche la Grecia». (riproduzione riservata)