Il nuovo intervento per riportare i prezzi dei carburanti sotto i 2 euro al litro è atteso in settimana. Dopo l’ennesima fiammata innescata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il governo Meloni ha dato mandato ai suoi di accelerare per mettere un argine alla corsa dei listini. L’obiettivo è varare entro fine luglio un decreto ponte da coprire con risorse immediate, in attesa di un secondo intervento, più robusto, già previsto per agosto. Per l’operazione complessiva, tra primo stop e proroga, servirebbero però 140 milioni di euro.
Il nodo resta sempre lo stesso: trovare le coperture senza ricorrere a nuovo deficit. L’idea più accreditata è quella di un decreto interministeriale, firmato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e dal ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, necessario a sbloccare i fondi dell’extragettito Iva. Ma il gruzzoletto disponibile oggi è limitato: meno di 30 milioni di euro, troppi pochi per finanziare il nuovo taglio delle accise.
Anche questa volta lo sconto dovrebbe essere differenziato tra benzina e gasolio, come nel decreto del 30 aprile. Allora il diesel beneficiò di un taglio di 20 centesimi al litro, contro i 5 centesimi per la benzina. Lo scenario è simile anche oggi: dal primo luglio il diesel è rincarato di quasi 30 centesimi al litro, contro circa 17 centesimi della verde.
Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, aggiornati a lunedì 27 luglio, il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale è di 1,982 euro al litro per la benzina e 2,185 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, i prezzi medi salgono rispettivamente a 2,071 euro e 2,255 euro al litro. Valori che confermano la pressione sul governo affinché intervenga rapidamente per contenere i rincari prima dell’esodo estivo.
Il modello è quello già sperimentato a fine aprile. Il primo taglio delle accise, dal 2 al 10 maggio, fu finanziato con 146 milioni provenienti dalle sanzioni Antitrust. La proroga fino al 22 maggio venne invece coperta con 191,2 milioni di extragettito Iva. Stavolta il margine potrebbe essere più ampio: con i rincari registrati di luglio, l’extragettito dovrebbe arrivare a circa 250 milioni, sufficienti a finanziare lo sconto per almeno due settimane.
C’è però un ostacolo: quelle risorse saranno disponibili solo nella prima settimana di agosto, quando sarà calcolato l’extragettito Iva di luglio. Per questo il governo punta a muoversi in due tempi con un primo decreto subito, per coprire gli ultimi giorni di luglio e l’inizio di agosto, e un secondo intervento all’inizio del mese per prorogare lo sconto fino alla fine delle vacanze.
Per far partire il primo decreto servono però risorse immediate. Il fabbisogno è di circa 120 milioni, che salgono a quasi 140 milioni considerando l’intera operazione. Il Tesoro dovrà quindi trovare i fondi nel bilancio dello Stato oppure utilizzare eventuali risorse residue delle sanzioni Antitrust. A giugno, infatti, i prezzi dei carburanti erano rimasti sostanzialmente stabili e non si è formato alcun extragettito Iva da utilizzare.
Resta però sul tavolo anche un’altra ipotesi, che sarebbe maggiormente in linea con le direttive di Bruxelles. Una parte della maggioranza ritiene infatti che il taglio delle accise favorisca soprattutto chi consuma più carburante e propone invece un aiuto mirato alle famiglie con redditi più bassi. L’idea è riconoscere un contributo da 80 a 100 euro ai beneficiari della carta «Dedicata a te», destinata a circa 1,2 milioni di famiglie con Isee fino a 15 mila euro. Anche questa misura, però, richiederebbe una copertura compresa tra 100 e 120 milioni. (riproduzione riservata)