Le banche producono utili, ma anche gettito fiscale. E se il bilancio pubblico richiede nuovi sacrifici, il conto non può essere presentato sempre allo stesso settore. Carlo Messina ha riportato il confronto sul contributo degli istituti di credito sul terreno dell’equità e della stabilità degli impegni.
Intervenendo al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti, il ceo di Intesa Sanpaolo ha ricordato che, a fronte dei 50 miliardi di euro di utili bancari di cui si discute, lo Stato incasserà, secondo le sue indicazioni, 25 miliardi di imposte. Un richiamo accompagnato dal sostegno alla prudenza del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e dalla richiesta di evitare divisioni in una fase delicata per l’economia.
Il punto di partenza è l’intesa raggiunta l’anno scorso sul contributo delle banche. «È stato siglato un accordo in cui il contributo era triennale. Io ci ho creduto», afferma Messina, ricordando che gli istituti avevano aderito su base volontaria. «Avevamo proposto di farlo solo annuale ma ci è stato chiesto di farlo triennale per dare stabilità al bilancio pubblico e anche alle banche».
La prevedibilità degli impegni diventa quindi centrale nel confronto su eventuali nuovi interventi. Anche perché, sottolinea il banchiere, banche e assicurazioni «oggi sono il principale sostenitore del debito pubblico di questo Paese e hanno aumentato i titoli sottoscritti».
Messina contesta soprattutto l’ipotesi di concentrare nuovamente il prelievo su un unico comparto. Nel confronto proposto dal ceo, ci sono altre aziende con tassi di crescita anche del 70%, mentre quelli delle banche si collocano al 5-10%. «Se si volessero fare delle cose eque ci sono tantissime aziende che hanno utili ed è giusto considerare anche quelle. Se siamo in una situazione di difficoltà non c’è un solo settore che deve pagare».
A sostegno della sua posizione cita il rapporto tra risultati e fiscalità: «Si parla moltissimo degli utili delle banche, di questi 50 miliardi di euro», ma «quello che non si dice è che a fronte dei 50 miliardi delle banche lo Stato incasserà 25 miliardi di imposte». L’obiettivo comune, insiste, resta la crescita del Paese: «L’interesse del Governo è l’interesse delle banche».
Sul consolidamento bancario, Messina attribuisce all’operazione di Intesa Sanpaolo su Mps anche «un elemento di sicurezza nazionale». Il ragionamento parte dalla governance del Monte, descritta come frammentata, con «un cda diviso». Per il manager, la coesione del consiglio è un presupposto della buona gestione: «Quando si crea una vulnerabilità della governance tutto il sistema a catena ne risente».
Il perimetro della riflessione comprende Mediobanca, entrata nel gruppo senese e definita «un’entità prestigiosissima», oltre che «l’architrave della finanza nel nostro Paese». Metterla in sicurezza rappresenta, nelle parole del ceo, «un punto strategico per il Paese».
Al centro c’è anche il 13,5% di Generali detenuto da Piazzetta Cuccia. Secondo Messina, l’ingresso di quella partecipazione nel gruppo Intesa garantirebbe il mantenimento dell’«indipendenza assoluta» della compagnia. Una funzione di presidio che il banchiere distingue dall’intervento nella conduzione del Leone, escludendo «nessuna volontà di interferire sulla governance e la gestione».
Per Siena, il ceo ribadisce l’impegno a mantenere marchio e sedi e a realizzare investimenti. «Garantiremo il massimo rispetto al territorio», assicura, indicando nella creazione di valore per i territori e per gli stakeholder l’obiettivo dell’operazione.
Alla richiesta di equità fiscale si affianca il giudizio positivo sulla gestione del bilancio pubblico. «La manovra è complessa, siamo di fronte a un momento complicato del Paese e dell’economia mondiale», osserva Messina. In questo quadro, l’approccio di Giorgetti, volto a tenere i conti il più possibile in sicurezza, viene definito «vincente».
La cautela è necessaria anche per i rischi provenienti dall’estero. Il ceo richiama l’indebitamento di Francia e Stati Uniti e avverte che «l’effetto contagio rispetto al nostro debito pubblico può essere significativo».
L’Italia, sottolinea, viene percepita come un Paese solido e la stabilità politica è valutata positivamente. Questa condizione, tuttavia, non esclude ripercussioni delle tensioni sui debiti altrui. Da qui l’invito rivolto a politica e imprese: è «necessario fare squadra, non dividersi e fare polemica». (riproduzione riservata)